Maiorano: Marcora, Mauro, I cattolici e i moderati

Ci viene da Maiorano la riflessione che segue, direi una confessione per come affronta i temi che discendono dalla serata di riflessione sul messaggio papale al Reichstag, qui pubblicata e (VEDI), già commentata così come è uscita la relazione sulla serata (VEDI).

Sono passati alcuni giorni, si stanno avvicinando le primarie ed è comprensibile che un candidato si racconti e esprima le riflessioni che riguardano il suo pensare e il suo fare politica. Quanto ai temi affrontati, chi legge troverà cosa da condividere, altre meno: opportuno conoscerle comunque.

Io ritengo le sue posizioni da un lato ortodosse, dall’altro mi sembra che poco raccolgano della parte più stimolante verso la politica del discorso papale; posizioni intrise della polemica politica contingente. Forse temi così generali meriterebbero tempi meno condizionati dagli eventi prossimi.

La questione del fare politica avendo il “cuore docile” a me sembra mancare, così come la declinazione del termine “moderati” di cui si stanno appropriando tutti, spiegandoselo a proprio comodo.  Occasioni non mancheranno in futuro, anche prossimo. Ma ecco il Maiorano pensiero, come ricevuto.

 Interessante e molto seguito l’incontro di venerdì sera 13 gennaio presso la Cascina Robbiolo con a tema l’impegno dei cattolici alla luce del discorso del Papa al Parlamento tedesco. Notevoli e di spessore i contributi sia dell’europarlamentare Mario Mauro che del consigliere regionale Marcora.

Significativi in entrambi gli accenni all’Europa, alla sua storia recente, alle difficoltà ed alle incomprensioni attuali per la grave crisi economica che l’attanaglia, alle prospettive di salvezza del progetto europeo che esige una coraggiosa integrazione politica per non restare ancorati ad una realtà semplicemente economica in balia delle stranezze del mercato e della speculazione.

Ciò che maggiormente mi ha colpito è stato la domanda sull’intreccio e la discussione, filosofica forse per tanti ma per nulla indifferente ed insignificante, tra l’impostazione del pensiero cattolico e gli effetti e le ricadute del positivismo ed del relativismo imperante. E’ condivisibile ai più che il cristianesimo non è un’ideologia, ma una prassi ed una scelta di vita.

E’ la vita stessa, che punta a legare la sua credibilità coniugando insieme il dire ed il fare, l’affermare ed il comportarsi, il pensiero e l’azione. Non può esserci fede, come ci ammonisce S. Paolo, disgiunta dalle opere. E ciò nonostante la natura umana rende al credente molto faticoso il percorso. Spesso, infatti, si devia e spesso colpevolmente. Per nostra fortuna, la misericordia di Dio rende  possibile riprendere il cammino rimettendoci in tensione e in carreggiata.

E  non può che essere questa la direzione di marcia secondo il dettato evangelico della scelta dei “poveri” e del riconoscere nell’altro, nel diverso da sé, il volto del Cristo salvatore che esige di amare Dio e parimenti “il prossimo tuo come te stesso”. E’ proprio questa l’espressione essenziale che rende il cristianesimo diverso e lontano dalle ideologie e lo pone nella sua dimensione escatologica fuori dall’immanenza e dal rifiuto di una lettura dell’uomo come puro soggetto economico tanto che la sua essenza spirituale sopravvive a sé stesso.

Ed è anche questo il motivo per cui, nonostante fragilità e tradimenti, da 20 secoli il messaggio cristiano resta attuale e parla a tutti senza la pretesa di imporsi. Parla di pace, di equità, di distribuzione dei beni con naturalità e chiama tutti a concorrere a tali obiettivi non distinguendoli tra credenti e non, ma definendoli uomini di buona volontà invitandoli ad un costante, fecondo e sincero dialogo nel reciproco rispetto delle identità.

Vista da questa angolatura, resta tuttavia il carattere di incompatibilità della visione cristiana da quella del pensiero positivista e del relativismo di cui siamo abbondantemente circondati. E’ qui non è filosofia, ma l’antropologia che distanzia i due modelli e che rende per i non cristiani inspiegabili la dimensione del dolore, il significato del sacrificio, il senso della gratuità, il valore del vivere in funzione dell’altro e non solo con sentimento filantropico.

E’ frequente nel positivismo e relativismo e per loro stessa natura notare un capovolgimento della scala dei valori e l’applicazione di principi quali, ad esempio, l’importanza dell’avere sull’essere, della competitività sfrenata, del vivere senza regole dove l’individualismo si isola dalla comunità e si impone al con … vivere, dove il sesso sostituisce la sessualità trasformandola in pura genitalità senza più confini e ragione creando via via nuovi modelli ideologici di corto respiro, ma gravemente incidenti nel costume, nella mentalità, nell’educazione e nella cultura.

E pur tuttavia, come dicevo pocanzi, è una realtà con la quale conviviamo e dobbiamo fare i conti. Ci viviamo talmente in mezzo che l’evoluzione politica, dopo il superamento della Democrazia Cristiana, ha portato i cattolici a schierarsi a destra, a sinistra, al centro secondo le loro sensibilità e quella libertà di scelta che lo stesso Concilio Vaticano II° ha ad essi riconosciuta. Da quest’ultima considerazione traggo due, tre spunti non di polemica, ma di elementi assenti e quella sera lontanissimi dal contesto dell’attuale momento. Se si vuole, definiamoli pure, i limiti che ho riscontrato.

Se è vero ciò che ho appena affermato, la difesa di Mauro del personaggio Berlusconi è stata fuori luogo e molto di parte. Le motivazioni della sua caduta, dalle parole dell’europarlamentare, sono sembrate più il frutto di decisioni esterne e dei poteri forti che non l’esito di una visione volutamente goliardica propinataci per anni mentre il baratro era incombente.

Di più non l’esito della perdita di credibilità di un personaggio divenuto internazionalmente una macchietta, ma un atto di volontà di uno statista di primordine. Non l’esito di un soggetto eticamente discutibile ed ingombrante, ma il prodotto di un povero cristo sulle cui spalle ciascuno metteva la sua soma. E no, non ci siamo. Conosco troppo bene De Gasperi, la sua opera, la sua dirittura morale per poterne estinguere il ricordo affogandolo nelle sembianze di Berlusconi!

Solo Berlusconi poteva inventarsi una panzana del genere e solo chi non conosce De Gasperi può prendere l’abbaglio. Non aggiungo infine l’incidenza culturale ed il condizionamento del pensiero esercitato attraverso un ventennio di televisione e che televisione. L’esigenza educativa dovrebbe portarci ad analizzare criticamente questi anni la cui sregolatezza è sotto gli occhi di tutti ed il cui portato ha ingigantito l’esasperazione individualistica.

L’ultima considerazione è invece sulla chiusura di Marcora. Credo le sue speranze illusorie. Non vedo alcuna nuova DC alle porte. Come non vedo alcun concentramento dei “moderati”. Per la DC, l’esperienza è definitivamente chiusa. Diverso il contesto storico, molto diversa la situazione attuale, ancora più diversa la sensibilità dei cattolici.

Per i “moderati”, cerchiamo di intenderci. Non esiste né un luogo fisico né un ambito geografico dove concentrarli. L’essere moderati è uno stile, è la capacità di usare la moderazione come arma preferita nel confronto con chi è diverso da te, con chi ha opinioni lontane dalle tue. La moderazione non è né una filosofia e meno che mai un’ideologia. Fondamentale è distinguere la moderazione dal moderatismo: questo sì tossico per la vita politica.

Conclusione. Da cattolico ho fatto la mia scelta,   l’ho fatta con coscienza e ci sto bene. Da cattolico di quest’altra parte chiedo la possibilità di confrontarmi sui grandi temi della vita, della morte, sugli argomenti eticamente sensibili con tutti i cattolici che sono politicamente su posizioni diverse dalle mie in un ambito più propriamente ecclesiale.

Sino ad oggi ogni tentativo è naufragato per l’eccesso di autoreferenzialità dei singoli gruppi estremamente gelosi di un’autonomia inaccettabile di fronte a tematiche così alte: nessuno è portatore di verità esclusive, tutti siamo alla ricerca della verità e tutti dovremmo essere impegnati a ricercarla senza sosta.

Da moderato, ritengo di esserlo nonostante talune spigolosità, non ho difficoltà a dire che mi trovo a mio agio nella parte prescelta. Se dovessi pensare che tutto è liscio, piano, senza difficoltà mi sarei fermato. Il bello è la discussione e la capacità di reciproca contaminazione. Anche un moderato come me può stare bene ed ha spazio nel centrosinistra. Chi impedisce di essere sale e lievito?  Giambattista Maiorano.

 

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  1. #1 scritto da David Arboit il 28 gennaio 2012 09:11

    Aggiungo un a quanto riportato da Gianni due cose una negativa e una positiva.

    Negativo. La serata a mio giudizio, ha peccato di una grave omissione. Il papa all’inizio della sua prolusione pronuncia un richiamo molto forte verso chi fa politica citando San’Agostino: «“Togli il diritto – e allora che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?” ha sentenziato una volta sant’Agostino». Benedetto XVI continua citando il caso della Germania e del nazismo.
    Ma senza a guardare quell’infernale sistema di morte che era il nazismo (o lo stalinismo) è dare un’occhiata al sistema politico democratico italiano per osservare come effettivamente, a macchia di leopardo (proprio in Lombardia) ci siano situazioni che richiamano con immediatezza ed evidenza l’espressione “banda di briganti”.
    Su questo bisogna che la politica faccia un serio severissimo esame di coscienza, anche se la tentazione (la serata Martora-Mauro ne è il sintomo) è quella della omissione.
    Su questo aspetto soltanto Marcora ha detto due parole che non sono state raccolte da nessuno dei presenti sia chi era al tavolo della presidenza sia chi stava fra il pubblico.
    Ma non sempre stendere un velo pietoso è la politica giusta.
    Si è preferito filosofeggiare sul rapporto fra diritto naturale e diritto positivo.

    Positivo.
    Mi ha impressionato molto positivamente al limite dello stupore l’appassionato europeismo di Mauro.

    Avevo voglia di alzarmi in piedi e fare la seguente provocatoria domanda: ma visto che la pensi così sull’Unione Europea che cosa ci fai nel Centrodestra (italiano), che cosa ci fa nel Pdl?
    Essere europeisti in Italia è una posizione scomoda e minoritaria. L’ignoranza sul tema è vastissima e quindi esibire il proprio europeismo per un politico può essere addirittura controproducente.
    Nel Centrodestra gli europeisti sono mosche bianche (l’ambasciatore Sergio Romano per esempio).
    Personalmente ritengo che il rafforzamento politico ed economico della UE sia la questione più urgente e strategicamente più importante.
    Ai passi dei politici occorre però affiancare una battaglia culturale per fare capire a tutti il valore di queste scelte, a partire dalla difesa del valore della moneta unica, l’euro, fino al problema di un localismo che non ha ancora capito che un battito d’ali a Strasburgo può cambiare la cose a Buccinasco e perfino a Gudo.

    Vorrei durante la campagna elettorale delle amministrative fare una serata sull’Europa, cosa che può sembrare poco sensata, ma che in realtà non lo è.

    RE Q
  2. #2 scritto da saccavini il 28 gennaio 2012 14:00

    Credo che la analisi di Arboit veda il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno in dipendenza delle vicinanze o distanze della sua parte.
    In questo senso, ad una rilettura, si può cogliere entro ciò che dice, la sua risposta alle domande che si fa.

    Serate di riflessione del cristiano nella politica credo e spero che ve ne siano altre; non è proprio esaurito il tema affrontato dalla prolusione papale.

    Sono invece perplesso nel considerare iniziative su temi europei in corso di campagna elettorale amministrativa.
    Può leggersi come un tentativo di non approfondire tematiche molto importanti che Bucicnasco deve affrontare; quasi un tenersi le mani libere.
    I programmi finora letti e gli inteventi dei candidati alle imminenti primarie mostrano superficialità quasi ovvia e contenuti poveri. Quasi solo slogan (neppure nuovi).
    Ci si deve sforzare di più, non poco di più.

    RE Q
  3. #3 scritto da David Arboit il 28 gennaio 2012 20:10

    Perdonami i giochi di parole Luigi.
    Mi pare sia superficiale e ingeneroso accusare di superficialità soprattutto la proposta programmatica firmata da tutti i cinque candidati; io ci ho lavorato parecchio, non tutto il lavoro è stato pubblicato; è un proposta ai cittadini, entrare nel dettagli senza raccogliere delle sollecitazioni sarebbe stato scorretto e perfino scortese.

    A partire dal lavoro fatto con altri sul tema dello statuto, quello guidato da Alessandro La Spada, ho potuto verificare che entrare eccessivamente nei dettagli su progetti in fase di campagna elettorale induce necessariamente a sparate superficiali che poi si è costretti a rimangiarsi.
    È stato quello con Alessandro un lavoro molto positivo e non superficiale, ma che a mio giudizio richiede ancora parecchi approfondimenti e chiarimenti di ambiguità quindi figurati…

    Il tema dell’iniziativa (una sola non di più) potrebbe essere: che cosa c’entra l’UE con Buccinasco.
    E non ha certamente l’obiettivo di distrarre dai temi amministrativi locali, ma anzi di inquadrarli correttamente mostrano “relazioni esterne” poco note al cittadino.

    RE Q
  4. #4 scritto da saccavini il 28 gennaio 2012 21:05

    Il mio giudizio di genericità (parola forse più corretta di superficialità, ma non molto dissimile da essa) è una mia valutazione poiché la politica deve entrare nel merito ed avere una visione dinamica di Buccinasco.

    Come ho già scritto il senso che se ne ricava è di una continuazione sul quotidiano, quasi senza cambiamenti sui progetti (che non ce ne sono stati): in 10 anni l’unico progetto che è quagliato a Buccinasco è Buccinasco+ .
    In dieci anni o quasi. Forse bisogna rifletterci e indicare un cambiamento.

    Manca una visione del futuro che guarda avanti, che descrive cosa e come vuole che sia la Buccinasco di domani.

    Magari sto sbagliando?
    Si indichi dove e come, quali sono le novità proposte, lo sviluppo urbanistico, il sistema scolastico, il lavoro, ecc.

    Un programma che nella sua genericità lascia le mani libere su ogni decisione futura (salvo il principio: No al consumo del verde, ove però nulla si dice cosa si intende fare dell’area centrale ex Seme Fiorito).

    Le regole: molto ce da dire e da approfondire.
    Nel programma per quanto ricordo (non lo ho sottomano) c’è molto poco, anche qui le mani restano libere e l’enunciazione resta generica
    .

    Sulla politica europea ed i suoi riflessi su Buccinasco, in campagna elettorale per le amministrative lo considero un diversivo, e confermo.
    Non perché il problema non ci sia, ma il tema non è di questa urgenza e richiede approfondimenti di lungo respiro, che coinvolgano tutti.

    RE Q
 
 

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