La posizione di Città Ideale è dai lettori conosciuta (VEDI). Un referendum con slogan imbrogliati, il governo pro tempore che temendo di perdere non ha sostenuto il ministro ed è fatta: l’acqua in Italia è gestita da una miriade di società pubbliche, spese moltiplicate per 6 o 10 cariche di nomina pubblica nei consigli di amministrazione, con una rete inefficiente e sprecona per mancati investimenti e manutenzione.
Il governo dovrà decidere se stanziare un miliardo per l’ammodernamento della rete idrica, dandolo da gestire a società pubbliche la cui efficienza è almeno dubbia, che manterranno il prezzo dell’acqua ai minimi in Europa, oppure liberalizzare il settore. Vorrà dire anche un aumento del costo unitario ma migliaia di posti pubblici in meno occupati (pagati dai contribuenti), minori tasse.
Se non è liberalizzazione questa (e di altre decine di migliaia di aziende para pubbliche in regime di monopolio locale) , e ci si limita a tassisti e ragionieri, non si andrà lontano. L’ex ministro Andrea Ronchi si toglie qualche sassolino dalla scarpa e ricorda la faccenda in una intervista su il Corriere del 8 Gennaio, a firma Virginia Piccolillo. Eccolo: interamente da condividere.
L’ex ministro Ronchi al governo: “bisogna colpire i potentati locali. Come noi sull’acqua” “Sfido il governo Monti. Ha tassato i Cittadini e le case, ritardato le pensioni. Sulle liberalizzazioni non può fare solo fumo. Le liberalizzazioni vere non sono solo taxi e farmaci ma la gestione dei servizi pubblici. Inclusi quelli idrici”. Da ministro pdl Andrea Ronchi firmò il decreto poi bocciato dal referendum sulla privatizzazione dell’acqua. Ora che il premier Mario Monti annuncia di voler far “saltare i colli di bottiglia”, si toglie qualche sassolino e si accinge a riproporre la sua norma.
Onorevole Ronchi è davvero così? Certo.sto scrivendo una lettera al ministro Passera e gli dico che il governo sta perdendo tempo. Prendersela solo con i tassisti e farmacisti diventa punitivo. Bisogna tagliare le gambe ai potentati locali che gestiscono i servizi locali, come faceva la mia legge.
Ma venne bocciata dal referendum. “Per una bugia, ben riuscita.Ci accusarono di voler privatizzare l’acqua, invece di voler introdurre la concorrenza nella gestione. E dietro quella bugia si nasconde chi vuole mantenere lo scandalo delle municipalizzate ove siedono politici bocciati e amici dei potenti. Il presidente Mon i non può non capirlo”.
Capire cosa? “Che non può chiedere ai Cittadini sacrifici così pesanti e non colpire altrettanto duramente il privilegio e l’assenza di trasparenza che caratterizzano la vera sacca del potere locale. Il trasporto, l’energia, i rifiuti. E anche i servizi idrici.
Allora hanno ragione Idv e Lega che temono sia vanificato il referendum? “Lega e Idv difendono poteri locali e logiche clientelari. Sono i veri conservatori. Come si può difendere chi dietro la pratica “in house” affida appalti privi di trasparenza. E dico al presidente Monti perché almeno non disincentiva questo?.”
Anche il Pdl non difese granché le sue liberalizzazioni. “è vero. Venni lasciato solo. Si lasciò libertà di voto. Ma come? Il governo fa una legge e poi non la difende? Io però mi chiedo: Pierluigi Bersani come la pensava e come la pensa al riguardo? Il progetto di liberalizzazioni dei servizi pubblici lo firmò nel ’97 il presidente Napolitano. Passera deve avere la capacità di spazzare via questi potentati.”
#1 scritto da Rinaldo Sorgenti il 9 gennaio 2012 11:18
Ora la verità potrebbe venire a galla e sarebbe quantomeno utile che tutti coloro che sono stati ingannati con il facile slogan che si voleva privatizzare la proprietà dell’ACQUA pubblica, invece che consentire la possibilità per gli Enti Pubblici che normalmente gestiscono gli acquedotti di decidere l’eventuale affidamento del SERVIZIO di DISTRIBUZIONE anche a Privati, previo bando di gara ad evidenza pubblica a cui tutti – società private ed Enti Pubblici – possono partecipare, per razionalizzare il servizio e provvedere agli investimenti necessari per ridurre gli sprechi dovuti ad una rete malconcia e fatiscente, causa cattiva gestione del passato.
Chissà se costoro avranno la bontà di riconoscere l’inganno nel quale sono stati indotti ed hanno avallato.
Non dovrebbe essere difficile ricordare chi ha cavalcato speculativamente quelle posizioni.
Quanto meno per evitare di ricadere nell’inganno in casi futuri.
#2 scritto da Maddalena Ferraioli il 9 gennaio 2012 17:36
Continuo a essere contraria alla privatizzazione di questo servizio che tratta un bene ESSENZIALE per la vita.
Se è vero che sin ad ora è stato gestito male continuo a sperare in una inversione di rotta con regole e persone nuove.
Non posso pensare che in Italia non possano esistere amministratori onesti che lavorino nell’interesse esclusivo della collettività.
Sarò un illusa ma lasciatemi sognare.
La privatizzazione non sempre è la soluzione di tutti i mali.
In Francia dopo anni in cui il servizio è stato dato a gestione privata stanno tornando a quella pubblica.
Un privato non investe milioni di euro senza trarne un profitto e sull’acqua NESSUNO dovrebbe lucrare ne pubblico ne privato.
Maddalena Ferraioli
#3 scritto da Rinaldo Sorgenti il 10 gennaio 2012 09:44
Gentile Sig.ra Maddalena Ferraioli,
è comprensibile il suo punto di vista, ma non va dimenticato che la legge non prevedeva affatto l’obbligo della privatizzazione del servizio di gestione rete e distribuzione ma la facoltà, per quegli Enti che non sono in grado di provvedervi in maniera opportuna con propri mezzi e capacità, di bandire una Gara ad evidenza pubblica (alla quale potrebbero partecipare anche altri Enti Pubblici), nella quale fissare termini e condizioni vincolanti.
D’altra parte, fare i lavori di manutenzione ed adeguamento è indispensabile e se l’Ente Pubblico ha dimostrato nei decenni di non essere in grado di provvedervi, a che ed a chi serve che l’Acquedotto rimanga – magari in condizioni pietose – in mani loro? Giusto per nominarvi i dirigenti e consulenti sulla base delle appartenenze politiche?
Non credo sia la soluzione migliore ne quella opportuna.
Se poi il servizio appaltato non funzionasse, l’Ente Pubblico – che rimarrebbe proprietario della struttura – potrebbe sempre revocare l’appalto e riprenderne la gestione od affidarla ad altri idonei.
Quello che conta è l’opportuna e migliore gestione possibile di un bene importante come l’ACQUA, non certo che rimanga forzosamente in mani inadeguate a gestirne il servizio come serve ai cittadini.
La proprietà della risorsa ACQUA non potrebbe essere ceduta a terzi, tantomeno privati.
#4 scritto da Andrea D. il 12 gennaio 2012 10:58
Gent.ma Sig.ra Ferraioli, è vero l’acqua è un bene essenziale, come il cibo, che però è privatizzato, o sbaglio?
La realtà è che nessuno, in ogni caso, ha mai pensato di privatizzare l’acqua, ma, come ha già ben spiegato Sorgenti, di aprire la gestione delle reti di distribuzione (che sono monopoli naturali), cosa, tra l’altro imposta da una direttiva europea.
Purtroppo i monopoli, mancando dello stimolo concorrenziale, sono inefficienti per definizione.
Anche una gestione privata potrebbe non rivelarsi ottimale, ma in questo caso si può intervenire sostituendo il gestore.
#5 scritto da ANTIPRIVATISTA il 12 gennaio 2012 21:38
Chi crede che PRIVATIZZARE i SERVIZI ESSENZIALI li renda più EFFICIENTI e MENO COSTOSI è un POVERO INEGNUO che non capisce NULLA di ECONOMIA oppure è più semplicemente in MALAFEDE.
L’esperienza in tutto il mondo ha sempre dimostrato il CONTRARIO.
C’è una parola che i FILOPRIVATIZZATORI non conoscono: si chiama CAPTIVE DEMAND, cioè RICHIESTA PRIGIONIERA.
I servizi ESSENZIALI sono per l’appunto ESSENZIALI e ciò significa che chi ne USUFRUISCE NON PUO’ FARNE A MENO.
Ora immaginatevi un PRIVATO che acquisisce in mano la distribuzione di un SERVIZIO o BENE ESSENZIALE.
Avrà INTERESSE a renderlo più EFFICIENTE o più ECONOMICO ( il che significa INVESTIRCI dei SOLDI ) se avrà comunque una CLIENTELA OBBLIGATA che sarà COSTRETTA a USARLO?
A meno che non sia un MECENATE con SPIRITO DI GENEROSITA’ e ALTRUISMO non credo proprio!
Ci vuole tanto a capirlo? Come fate ad essere così ottusi?
Secondo me siete in assoluta MALAFEDE.
#6 scritto da saccavini il 12 gennaio 2012 22:47
Non capirò mai perché chi possiede certezze così solide e definitive abbia poi paura di firmarsi e rendersi identificabile.
Evidentemente qualcosa nel suo inconscio lo deve avvertire che la sicurezza così sicura non è poi giusta e per prudenza, per paura di fare una brutta figura, si nasconde.
Utile però, commentare. Perché i concetti qui espressi sono in qualche modo trasversalmente diffusi: sentenze semplici e definitive. Facile seguirle e non ci si pensa più.
Nel caso, a parte gli aggettivi e gli avverbi che squalificano chi la pensa diversamente, sfugge qualche concetto forte:
UNO: l’acqua non è un bene privato ma un minerale che non può essere negato a nessuno e deve costare il meno possibile.
DUE: il costo della raccolta, della manutenzione, dei controlli, della diffusione può essere erogato in regime di monopolio o in regime competitivo (pubblico e privato: nessuna demonizzazione pubblico). E’ la condizione competitiva che rende questi servizi complessivamente meno costosi per l’utente, che spinge ad aggiornarsi a ottimizzare i costi, ad essere appunto competitivi
TRE: il costo può anche farsi in modo traslato: si mantiene basso il costo al mq dell’acqua. Poi i costi per il rinnovo della distribuzione li si fa fare ad una azienda diversa con fondi che sono raccolti dalle tasse. Anche queste tasse rappresentano i lcosto dell’acqua, ma il Cittadino non lo vede.
QUATTRO: il sistema dei controlli sulla gestione pubblica in particolare, in Italia sono migliorabili. Qui l’anonimo ha ragione, ma la responsabilità di questa carenza è della politica che tresca con gli appaltatori di servizi pubblici: a loro conviene, ad entrambi, che i controlli non funzionino.
Ci rifletta il nostro antiprivatista (neologismo curioso), poi potrà individuare meglio dove sta la nostra presunta malafede.
#7 scritto da Andrea D. il 13 gennaio 2012 09:25
Il nostro amico antiprivatista non mi pare abbia centrato il cuore del problema: ha poca importanza che i servizi (o i beni) siano o meno essenziali, ma che l’offerta di tali beni avvenga in un sistema concorrenziale o monopolistico.
I monopoli sono inefficienti per loro natura e, infatti, abbiamo tutta una serie di leggi e Authority a tutela della concorrenza. Purtroppo ci sono situazioni nelle quali il monopolio è inevitabile (o quasi) e il massimo che si può fare è regolamentarlo.
Il vantaggio della gestione privata sta proprio nella separazione tra chi gestisce e chi regola oltre che nella possibilità di cambiare il gestore quando non funziona (e può succedere).
#8 scritto da Rinaldo Sorgenti il 13 gennaio 2012 15:57
Fare altri commenti, oltre a quelli offerti da Saccavini ed Andrea D., potrebbe essere inutile, soprattutto per chi non si alimenta di preconcetti e luoghi comuni che sono evidentemente il “brodo di coltura” di molti.
Certo è singolare che qualcuno difenda la gestione di questi servizi da parte – ESCLUSIVAMENTE – del pubblico, in un Paese come il nostro, dove le evidenze e la realtà della assoluta cattiva gestione di tali servizi è SOLARE.
Evidentemente la malafede e l’ottusità consiste nel non accettare sempre e comunque una funzione/servizio comunque svolta dal pubblico, qualunque sia la sua efficacia e costo.
Mi domando perchè non collettivizzare tutto, così c’è la sicurezza di giungere alla soddisfazione e felicità collettiva, come abbiamo avuto qualche esempio nell’ultimo secolo in giro per il mondo.
Forse si potrebbe chiedere qualche suggerimento al nuovo “imperatore” N.Koreano!
#9 scritto da ANTIPRIVATISTA il 11 maggio 2012 01:31
“ha poca importanza che i servizi (o i beni) siano o meno essenziali, ma che l’offerta di tali beni avvenga in un sistema concorrenziale o monopolistico.” ma che razza di discorso è?
L’ESSENZIALITA’ di un bene conta eccome.
La concorrenzialità si fa sui beni NON ESSENZIALI.
Un bene essenziale DEVE essere sempre GARANTITO a TUTTI.
Si chiama INTERESSE PUBBLICO e lo può fare solo un SOGGETTO PUBBLICO, non certo un PRIVATO.
Il PRIVATO persegue un INTERESSE PRIVATO di PROFITTO ( surplus di ENTRATE rispetto alle USCITE ) e se il garantire a tutti alle stesse condizioni l’accesso alla rete idrica non gli garantisce PROFITTI egli ha tutto l’interesse a NON FARLO.
E’ la base dell’economia.
Lo ripeto: o siete assolutamente IGNORANTI o in completa MALAFEDE.
#10 scritto da ANTIPRIVATISTA il 11 maggio 2012 01:32
“Forse si potrebbe chiedere qualche suggerimento al nuovo “imperatore” N.Koreano!” classica CODA DI PAGLIA LIBERISTA.
Tutto ciò che STATALE equivale a REGIME SOCIALISTA.
Assioma vecchio come il cucco.
#11 scritto da ANTIPRIVATISTA il 11 maggio 2012 01:38
Garantire a tutti i cittadini l’accesso ai servizi ESSENZIALI non è SOCIALISMO, si chiama DEMOCRAZIA che i LIBERISTI confondono erroneamente con LIBERO MERCATO ( che di LIBERO ha praticamente solo il nome ).
#12 scritto da ANTIPRIVATISTA il 11 maggio 2012 01:43
Vi dirò una cosa che vi sconvolgerà: il MERCATO può essere LIBERO e non MANIPOLATO solo se lo STATO interviene nell’economia e ne fissa delle regole ( tipo: ” i SERVIZI ESSENZIALI non sono MERCI ma DIRITTI e i DIRITTI non sono in VENDITA” ) . La COMPETIZIONE è LIBERA e REGOLARE se vengono fissate delle REGOLE e le REGOLE le fissa un soggetto ESTERNO al MERCATO, non INTERNO e l’unico è lo STATO.
#13 scritto da saccavini il 11 maggio 2012 10:56
L’assunto che un bene essenziale debba essere a disposizione di tutti è fuori discussione, signor ANTIPRIVATISTA.
Il suo rosario di principi assoluti parte da un presupposto sovrastante per cui la gestione PRIVATA sia antitesi di servizio PUBBLICO.
Il che, se appena ci riflette, non è.
Servizio da erogare a tutti i Cittadini, quindi PUBBLICO, può essere reso in condizioni monopoliste avulse dall’efficienza e quindi più costose, oppure in condizioni competitive, da soggetti diversi PUBBLICI e PRIVATI, che si misurano sull’efficienza.
Forse se fa uno sforzo per separare la natura del servizio PUBBLICO o PRIVATO, da i soggetti che questo servizio PUBBLICO possono gestire, si accorge che siamo alal presenza di due espressioni diverse.
Non c’è malafede o peggio, solo una analisi economica di una gestione efficiente.
Buona giornata.
#14 scritto da saccavini il 11 maggio 2012 11:01
No! tutto ciò che è statale può essere gestito con efficienza o senza il rispetto di parametri funzionali.
Dipende da quale è il regime con cui lo stato (o un monopolio privato) sta operando.
Il monopolista (che sia Stato o monopolista non statale o società parastatale, non confrontandosi con altri sul mercato, è portato ad essere inefficiente, acreare nicchie di sovraccosti e sprechi che non vengno visti.
La conseguenza è un maggior costo per gli utenti, per le imprese, per i cittadini.
Pillole di economia, fondamenti del processo che ha fatto crescere il nostro pianeta negli ultimi 200 anni come mai prima.
#15 scritto da saccavini il 11 maggio 2012 11:06
ANTIPRIVATISTA che si ricovera dietro un nick name, perché mai i servizi essenziali lo stato non li garantisce più se si regge su regole pluralistiche di mercato?
I telefoni oggi sono accessibili a tutti ed a costi certamente molto inferiori rispetto alla gestione statalista della vecchia SIP monopolitica.
La concorrenza obbliga a razionalizzare, ad aggiornarsi, ad investire nei prodotti e nei servizi.
Diventa un obbligo ineludibile, se non sei efficiente esci dal mercato.
Una regola semplice, difficile a farsi (in Italia).
#16 scritto da saccavini il 11 maggio 2012 11:10
Certo, lo Stato può decidere anche che un determinato bene o servizio sia reso disponibile a costo zero per i Cittadini.
Legittimo.
Il problema economico è quanto deve spendere lo Stato per garantire questa condizione.
Se fa tutto lo Stato costerà molto, sarà una pacchia per politici e partiti che occupano o collocano dipndenti a fini di consenso.
Se la gestione è affidata a un sistema di imprese in libera concorrenza, il servizio costerà allo stato molto meno.
Richiederà meno tasse ai cittadini.
Fine delle lezioni odierne di principi base di economia (che non tutti conoscono, a quanto pare).
#17 scritto da Rinaldo Sorgenti il 11 maggio 2012 12:14
Davvero sorprendenti ed anacronistiche le considerazioni dell’ANONIMO che evidentemente non ha neppure il coraggio di presentarsi con la propria faccia.
Ma chi ha mai ipotizzato che la GESTIONE DEI SERVIZI IDRICI, volesse dire VENDITA (Privatizzazione) dell’acqua, bene essenziale?
Un bella confusione di concetti che offusca la mente di chi pensa sempre di essere … l’oppresso dalla cattiveria del prossimo o degli imprenditori che magari sanno far funzionare meglio, appunto anche servizi ESSENZIALI, che NESSUNO ha mai ipotizzato potessero poi escludere la disponibilità dell’acqua per qualcuno.
Ma evidentemente ai “pro-con”, ultra-conservatori interessano i carrozzoni pubblici, costosissimi ed inefficienti che questi si fanno venir meno la disponibilità di beni essenziali come l’acqua, a causa del cattivo funzionamento e della gestione del servizio relativo, con acquedotti che arrivano a perdere il 50% del prodotto che emungono!!!
Povera Italia.
#18 scritto da saccavini il 11 maggio 2012 12:27
Che dire Sorgenti, ..
mi sto convincendo che diventa utile, anzi necessario, che concetti di economia basic, siano diffusi e se ne parli senza prendersela, facendo i maestrini, sostituendoci al sistema formativo pubblico che dei concetti base dell’economia nulla insegna.
Dobbiamo fare i missionari spiegando l’ABC: ciò che a noi sembra ovvio, per molti, troppi Cittadini non è.
Per assurdo mi viene alla mente Berthold Brecht che in chiave rivoluzionaria scrisse una poesia che si può ben rivolgere oggi ai Cittadini che dalle stanze dei bottoni sono tenuti fuori:
Cittadino, impara l’ABC!!
perchè tu devi prendere il potere (delega poco; non lasciarlo ai partiti, alla politica come oggi declinata nel nostro paese)
#19 scritto da saccavini il 11 maggio 2012 14:05
Ancora sul tema dell’economia non ideologica, nei suoi fondamentali (che non sono di destra o sinistra; semplicemente sono).
Certamente non fa gioco ai progressisti-conservatori che la cultura di una economia efficiente, di mercato, democratica e controllata da regole rigide, si diffonda troppo.
Perderebbero consensi e non potrebbero più far finta di difendere i deboli mentre li stanno indebolendo di più.
Sull’acqua che i Privati dai canini alla Dracula intendono appropriarsi per venderla solo ai ricchi e farci su guadagni alle spese dei poveretti, raccolgono consensi basati sull’equivoco, sulla non conoscenza, sulla diffusione di concetti fasulli che il nostro antiprivatista ci ha somministrato.
La crescita del paese passa anche dal superamento di questi limiti culturali…. sperando anche che, in un sussulto di onestà intellettuale, i progressisti che queste cose sanno bene (ce ne sono ma ne parlano solo nei convegni a Villa d’Este), comincino a spiegarle e diffonderle sull’Unità… non è mai troppo tardi.
#20 scritto da Andrea D. il 11 maggio 2012 17:13
Effettivamente questo è uno degli argomenti su cui è facile fare demagogia.
I monopoli, siano essi statali o privati, sono per loro natura inefficienti. Questa è la regola base dell’economia.
Sono inefficienti proprio perché il bisogno da soddisfare non ha alternative (altrimenti non sarebbe un monopolio) e quindi il monopolista ha la possibilità di scaricare i propri costi, anche quelli ingiustificati, sui consumatori: se ti piace è così, altrimenti è così lo stesso.
Non a caso le moderne economie hanno istituito le commissioni anti-trust affinché non si generino effetti distorsivi della concorrenza in ambiti che non sono per natura dei monopoli.
La domanda semplice semplice che un cittadino dovrebbe porsi dovrebbe essere: “E’ meglio avere un servizio che funziona e che costa 100, di cui 10 sono il profitto dell’operatore, oppure è meglio averne uno che non funziona, che costa 200, ma è statale?”
Visto che qualunque persona di buon senso sceglierebbe la prima alternativa lo sforzo va nella direzione, tutt’altro che semplice e sempre e comunque migliorabile, di creare un sistema di regole che avvicinino il regime di monopolio a un sistema concorrenziale.
Sarebbe ora che la gente comprendesse a fondo la differenza sostanziale tra il garantire un diritto o l’accesso a una prestazione e l’obbligo di fornirla direttamente.
Tra tutela degli individui e statalismo.
E’ solo una questione di mentalità.