Lega, Salvini, Russia: fare affari si può?

Sono diverse le questioni in evidenza sulla vicenda della trattativa a Mosca che combina affari e una “commissione” (percento) per il facilitatore della conclusione eventuale, che afferma essere per il partito. Diciamo che affari petroliferi (e altro) per cifre iperboliche, mettono inevitabilmente in gioco pezzi di Stato, mediatori che lo Stato fornitore ritiene di propria soddisfazione, quindi gli operatori veri: la società che vende e quella che compra. Tutto il resto sta in mezzo: mediatori; quasi sempre oscuro nelle motivazioni e obiettivi.

Obiettivi che possono essere anche la realizzazione di un “pacchetto” avvelenato, da estrarre a tempo debito; come arma di scambio, condizionamento, o addirittura come favore fra agenzia A e agenzia B, se al livello che sta sopra succede che lo scambio sia per i due opportuno. Insomma si entra in faccende complicatissime, dai livelli multiformi.

Cercare di riprendere il filo e dipanare il tutto è opera da servizi, o giornalisti specializzati nella materia. Mettendo in conto che i giornalisti sono spesso lo strumento utilizzato dagli spioni per distorcere, confondere, coprire. I giornalisti medesimi magari possono rendersene conto. Loro producono notizie e queste “fake news”, come notizie, presunte vere, si piazzano.

Nel caso in esame qualsiasi scenario può essere quello giusto. Quale che sia lo scenario, però, mai da lì potrà venire un’assoluzione. Perché la notizia non è l’affare, non è il percento-tangente, magari millantato, con l’obiettivo di metterli in tasca propria, i soldi che si dichiarano per il partito. La questione è altra e diversa e la spiega in modo esauriente un bell’articolo de ilsole24ore (firmato Alberto Magnani): VEDI.

Non da oggi, scambi o aiuti di sostegno pre-elettorali coinvolgono la Russia e stati europei (non parliamo degli USA): Le Pen ha ricevuto 14 milioni di euro in “prestito” da banche russe nel 2014. Nel 2016 un grosso banchiere inglese pro Brexit, lo ha finanziato con 8 milioni di sterline mentre su un altro tavolo mediava per investimenti in oro e diamanti con banche russe, sotto referendum. Nel 2018 è scoppiato il caso fotocopia Savoini: una proposta di mediazione d’affari fra un esponente del governo di Vienna e affaristi russi; anche qui sotto elezioni. Costretto a lasciare ogni incarico con dimissioni del governo e nuove lezioni.

Nei casi in esame ha avuto conseguenze politiche immediate e forti solo il caso austriaco. La vicenda Savoini potrà avere un esito o l’altro. L’esperienza italiana ci fa propendere per un accordo che eviti traumi, e tenga Salvini sotto la spada di Damocle, condizionandolo. I piani su cui esprimere una valutazione sono: UNO la conseguenza obbligata nell’interesse dello Stato: politicamente responsabile Salvini, non compatibile con la permanenza nel ruolo (ma come abbiamo visto in altri stati non avviene così); DUE il rapporto Italia-Russia e l’Europa: un’assurdità giocare agli spioni e servizi, trattando petrolio con un paese sotto sanzioni. Si perde ulteriore credibilità entro l’Unione Europea. TRE: la NATO e l’America. Qui è ancora peggio: le aperture di Trump a Salvini, di inizio Giugno, adesso sono sbarrate e la chiave buttata nell’oceano.

Per concludere: non sono accettabili apprendisti stregoni, incapaci di cogliere i comportamenti reiterati di Mosca in chiave anti Europa. Un gioco sulla divisione, sul ridimensionamento UE, con metodi da sostanziale guerra fredda. Mentre è possibile che vi siano alcune linee d’azione restino sotto traccia per opportunità contingenti, ciò può farsi credibilmente solo entro una complessiva linea d’azione netta e ufficiale che deve essere a assoluta prova di smentita. Così non si fa un Governo del Cambiamento. Sembra piuttosto un Governicchio da Cumpagnia del fil de fer, o se preferite, da Banda de l’Urtiga.

Tag: ,

  1. #1 scritto da socrate lusacca il 16 luglio 2019 22:14

    Una conseguenza matematica dalle dichiarazioni che effettua Savoini, con i presenti russi che trattano l’affare.
    Dice Savoini che lui, di quella partita, si accontenta dl 4%….
    4% di cosa?
    I giornali parlano di un ritorno pari a 65milioni….

    Basta un semplice rapporto:
    se il 4% vale 65 milioni, la fornitura (destinatario Eni) ha un valore di 1620 milioni.
    Un Miliardo e 600….
    .

    Non bastano, è evidente, le battutine sminuenti del vice premier.
    Giusto che si vada a fondo…

    RE Q
 
 

sottoscrivi il feed dei commenti

SetPageWidth