il G20 e l’Europa: perché da noi quasi nessuno ne parla?

La questione su cui gli stati europei sono impegnati in questo periodo è la sponda Sud e la prima accoglienza dei migranti dall’Africa.  Con tutto quello che c’è in ballo attorno alla globalizzazione, un G20 che ha componenti delicatissime e strategiche sugli ampliamenti futuri, stanno pensando ad altro come fossero in vacanza, a un gioco di società.

Due parole sul G20 e lo strisciante neo protezionismo di matrice USA (che ha fatto e fa tuttora da cassaforte commerciale per gli scambi globali e non può continuare all’infinito, se ciò comporta loro un deficit annuo di 400 miliardi). L’Europa (terza economia mondiale con i suoi 28 paesi, viene dopo USA e Cina per dimensioni economiche. Germania, Francia, Regno Unito e Italia sono nei primi sette (G7).

Al contrario dell’attuale spinta ai dazi di Trump, le riunioni del G20 hanno lo scopo di allargare, far cresce le zone di libero scambio: operazione che sempre, in ogni caso, si traduce in abbassamento dei costi, maggiori opportunità sul mercato globale, crescita economica, sviluppo delle imprese: la globalizzazione è questo.  A Osaka, i media poco dicono circa proposte e sviluppi presentati dall’Europa: riduzioni nei dazi. Nulla neanche se ha partecipato nel mediare fra le altre due realtà globali Cina e USA.

Eppure la tanto vituperata Europa (dal Governo del Cambiamento) l’ha fatta da protagonista, presentando la conclusione del libero mercato con l’area del SudAmerica (Mercosur). Come sempre un accordo più facilmente salutato con favore dalle imprese, mentre permane la iniziale diffidenza dubbiosa delle associazioni agricole (VEDI), che poi si trovano sorprese da risultati positivi come sta succedendo con l’accordo del Canada (fatto appena un anno fa, sempre dall’Europa).

Non è tutto perfetto anche nel Mercosur; una fase di rodaggio sarà indispensabile, soprattutto per produzioni agricole. Il mondo si muove, con una velocità di tartaruga, forse. Ma spesso è indispensabile perché i passi che man mano si compiono siano davvero positivi e il più possibile condivisi. L’agricoltura in particolare, aprendo le frontiere, si trova con adattamenti al mutare del mercato, scoprendo quasi sempre che il dopo è più vantaggioso, fa crescere tutti: operatori e commercianti.

Per non parlare dell’avvio di un’area di libero scambio con Il Vietnam, primo paese di una macroarea, l’Asean (il Sud Est asiatico), con cui sussistono già relazioni che si intensificano.  Accordo che si affianca a quello col Giappone appena partito, dal 2019. Insomma un dinamismo in direzione aperta per sostenere gli scambi nel globo, per far cresce le diverse economie dei numerosi paesi coinvolti. La linea spesso definita win-win. Vincono tutti, con lavoro e affari per l’Europa e i suoi paesi.

Gli argomenti di cui i media hanno trattato invece sono altri due: la questione del debito Italia (relativamente il più alto del mondo), ma in chiave burocratico europea (insomma, si è sfruttata l’occasione G20 per sistemare beghe di casa). L’altro argomento dominante sui media l’area Sud Europa e gli sbarchi dall’Africa; se ne sarà parlato anche a Osaka, di certo nei governi europei.

Viene da chiedersi, con i diffusi problemi che lamentiamo sull’Europa: la visione che emerge dall’Italia è proprio quella giusta? Davvero ci va bene il fascino di uscire sbattendo la porta, invece di partecipare attivamente allo sviluppo, contribuire all’apertura dei mercati? Perché non impegnarsi a fondo per il superamento dei limiti, anche seri, che l’attuale struttura ancora incompleta, ogni giorno denuncia? Incassiamo con piacere, da europei veri, questi successi dell’Europa. Che sono anche nostri, dell’Italia, perché senz’altro attivi e partecipi ai vari dossier approvati. Allora: Viva l’Europa che cresce e fa crescere l’economia del mondo.

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