Governo del Cambiamento? Siamo nelle mani di incapaci con gravi danni al Paese

Che M5S avesse un animus avverso all’economia di mercato si poteva desumere già da anni dalle sparate di Grillo e poi dei suoi, compatti. Le imprese sfruttano, rubano intrallazzano. Per converso la gestione pulita non può essere che quella pubblica, dello Stato. È la politica che deve controllare e dirigere il mercato, stabilire stipendi e prezzi, etero dirigere le imprese in base a “ciò che è giusto” (secondo i loro valori), non lasciar fare al mercato.

Si poteva pensare che, avvicinatisi ai problemi concreti di dossier che possono essere complessi, avrebbero poi corretto il tiro. Niente: finora vince il residuo, liquido, vagolante, principio ideologico basato sulla convinzione che il libero mercato è una porcheria che sfrutta e fa male. Fatto di multinazionali che (slogan dalle Brigate Rosse), partecipano al dominio dell’economia;  il vero potere assoluto. Insistono convinti e non guardando in faccia a nessuno.

Di suo la Lega è più impegnata a battagliare con il mulino a vento dell’Europa e di Bruxelles come se non sapesse che dell’Europa, l’Italia è componente primario. Che nell’era della globalizzazione far crescere  e sviluppare l’Europa è strategico per l’Italia. Grandi occasioni di sviluppo, diversamente impensabili; Lega che fa di tutto per mettere in difficoltà l’Europa favorendone i  competitor potenziali (USA, Cina e Russia), ricevendo da loro complimenti e carezze.

Nel cercare di aggravare l’economia italiana, M5S le ha provate tutte. Anche un iniziale confronto a muso duro con FIAT, rischiando la perdita di investimenti e occupazione. Ne siamo usciti per il rotto della cuffia. Poi è venuta ILVA in cui Di Maio ha persino, inizialmente, ventilato la chiusura di Taranto per realizzarvi una nuova attività “pulita”. Nel frattempo mettendo in cassa integrazione per chissà quanti anni 20mila dipendenti (pagati da noi e nostri figli, con nuovo debito pubblico).

Poi Alitalia: non salvabile ma bacino elettorale interessante. Anche qui ormai da anni, migliaia di cassintegrati a carico dell’INPS (di noi), una struttura di cui l’unica cosa valida resta il marchio. La Svizzera ha ceduto ormai da 10 anni a Luftansa, preservando il marchio e finendo di perdere. Alitalia è avventurata in un paniere di pasticci sul presupposto che il controllo deve rimanere allo Stato. Ricorrendo perfino a “imprenditori” italiani di attività para pubbliche, dalla insufficiente caratura imprenditoriale.

Sta adesso cercando di salvare l’impianto FIAT della Sicilia: 1500 operai daanni in cassa integrazione non ha iniziato a lavorare: andata in dissesto in poco tempo. Non sanno che quell’impianto è stato in perdita fin da quando è stato progettato. Un favore alla politica per un polo zoppo, senza un indotto locale (la componentistica deve essere prossima, se no, non reggi). Anche qui supporti, cassa integrazione, sostanziale controllo pubblico. Essere pagati senza lavorare, sembra il must di Di Maio.

Poi è capitata la tragedia del ponte Morandi a Genova. Atlantia è una delle più grandi strutture globali specializzata nelle concessioni su servizi autostradali e aeroporti. Non vede l’ora di nazionalizzare di nuovo conferendo tutto all’Anas. 15 mila dipendenti che tornano pubblici, bacino elettorale. Escono dichiarazioni avventate e autolesioniste (VEDI: dichiarazioni non commentabili).

Possibile che a nessuno dei governanti venga in mente che siamo in uno stato di diritto? Che farsi un team di esperti in casa da loro pagati, in base alle cui decisioni si toglie un appalto in essere e si esclude Atlantia da appalti, evoca un nome sinistro: “dittatura del proletariato” ? Dice loro nulla questa definizione, per quanto affine ai loro sentimenti? Le nostre strutture con gli autonomi istituti, per quanto mal messe (come si vede in questi giorni), pretenderanno il rispetto della Costituzione.

Non basta.  Sta tenendo da due mesi in ambasce Arcelor Mittal che deve investire 5 miliardi con l’obiettivo di realizzare una struttura di punta mondiale in un settore in profonda trasformazione, allo scopo di creare un complesso acciaieristico europeo di assoluto primato. Il governo si è inventato l’obbligo per l’impresa di far fronte a danni ambientali che emergessero, anche se antecedenti al loro acquisto. Con un rischio del genere, illogico, come è possibile che l’impresa rischi investimenti enormi? Intanto sta ferma, il tempo passa, la cassa integrazione aumenta, il debito pubblico pure.

Non si rendono conto che queste operazioni fantasiose, senza precedenti sui mercati mondiali, generano diffidenza a tutti, investitori e imprese. Chi mai verrà in Italia ad investire? Come incidono sul sistema italiano  queste sparate sui media, sulle imprese benedette che continuano a rischiare e investire, praticamente uniche a salvare un Paese barcollante. Una economia ferma da vent’anni! In che pasticcio siamo messi. C’è di che preoccuparsi, e non poco.

  1. #1 scritto da socrate lusacca il 29 giugno 2019 14:58

    Il Vice premier se n’è accorto di suo che stava sbroccando, o qualcuno andato a dirglielo?

    Da stamattina l’argomento Atlantia sembra scomparso!
    Eppure parliamo di una società italiana una delle poche, dal rilievo globale, con soci internazionali di rilievo primario…
    Il gruppo Benetton, socio principale, ha il 30%…
    Di Maio lo sa?
    E vuole decidere lui di rompere il contratto, invece di fare una denuncia alla magistratura?

    Mentre Paolo Savona,presidente Consob, se ne sta zitto?

    Un insieme molto al di sotto del minimo accettabile….
    tutti a casa…. per il bene dell’Italia

    RE Q

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