Italexit segue Brexit? aiuta gli inglesi. L’Europa piccola è un danno gravissimo!

Italexit e Cambiamento. Più ci si riflette, più la questione affascina, la si sente quasi come un percorso studiato. L’Italia è paese fondatore dell’Europa: nel suo interesse dovrebbe agire perché l’Europa compia alacremente il suo percorso verso la normalizzazione di leggi e regole, per la maggiore efficienza e sviluppo.  Quali sono stati i contributi dell’Italia alla costruzione dell’Europa? Proposte, progetti, sollecitazioni, percorsi per la normalizzazione europea,  unificare e agevolare la vita europea? Non ne sappiamo nulla. Probabilmente: nulla è la verità.

Non che degli altri paesi vi sia qualcuno che spicchi per l’animus europeo, la spinta a innovare, migliorare, completare. Una possibile ragione, la più probabile, è la difesa della condizione attuale di precario equilibrio fra interesse del singolo paese rispetto agli altri e all’Europa. Introdurre cambiamenti, anche modesti, genera modifiche che in qualche modo limitano la capacità d’agire in chiave nazionale, favorendo, aumentando la funzione Europa. La capacità d’agire in chiave centrale tende a diventare potere sovrastante. Meglio stare fermi, avranno pensato? Nella sostanza è così.

In questo gioco poi intervengono coloro che l’Europa vedono come entità esterna. Con la quale ci si deve misurare. L’Europa attuale cuba quasi 20 mila miliardi di PIL (5 la Germania da 2 a 3: Regno Unito, Francia, Italia, 1 Paesi Bassi, ecc.): ha la dimensione di un livello primario globale. Poco sotto gli USA, all’incirca come la Cina. Insomma, da protagonisti nell’economia globale, potenzialmente alla pari. In grado di realizzare piani che riguardano reti globali, strutture strategiche proprie, presidi e strutture militari e aerospaziali: prospettive di sviluppo nel PIL finora poco immaginabili, ancora monopolio esclusivo d’altri (l’Europa ne è più un cliente che un fornitore).

Ecco: gli altri. Che nel loro club entri un operatore Europa non è che li renda contenti, che gradiscano. Un nuovo posto a tavola non è solo la sedia, ma la ripartizione del business globale, con cui confrontarsi. Russia, Cina e USA sono gli altri. Il PIL globale sulla terra supera 80 miliardi; USA, Cina e Europa fanno 60! Il resto del mondo i 25 rimanenti.   Certamente gli “altri” i due o tre che fanno parte del club globale, preferiscono un’Europa che resti cliente. Più frastagliata, meno attrattiva e possibilmente con una quota importante di dis-unità. Magari all’interno in competizione fra loro.

Lo scenario macroeconomico, globale, in cui si colloca l’Europa è questo. Lo è oggettivamente: la guerra fredda non c’è più ma la competizione globale la fanno queste tre o quattro macro economie internamente integrate: possono giocare in proprio su reti globali, centri di ricerca e sviluppo di tipo USA o Cina. Se l’Europa resta com’è ora è mercato ricco e grandissimo; spingere perché questo percorso rallenti o si fermi a loro conviene. Con la fame di lavoro e dignità che gira nel mondo, per l’Italia lasciar andare questo percorso sembra quasi un suicidio. Del resto i sondaggi per l’Italia danno un’adesione pro Europa del 70%.

Così si capisce l’approccio USA verso Regno Unito e, oggi, col Governo del Cambiamento, anche l’Italia. Promesse e amicizie, profferte per il sostegno alla politica di distinguo, di distanza: aiuti, affari, ecc. L’Europa si troverebbe con un peso ridotto del 25% (da 20 a 15 miliardi di PIL). Cui si può aggiungere l’emergere di analoghe insofferenze da parte di qualche altro stato. L’Europa globale si troverebbe una salita ancora più complicata. Una dimensione minore, una più flebile voce in capitolo, tempi più lunghi per i suoi obiettivi naturali.  .

In questo contesto proviamo a dare un senso alla politica antieuropea in corso dai nostri governanti. Sparare bordate contro Bruxelles, l’Europa. Ipotizzare distacchi, rifiuto delle regole sottoscritte (per quanto sbagliate), farà certamente male all’Europa complessiva, ma molto, molto peggio all’Italia. Noi abbiamo bisogno di rendere concreto e accelerare l’ingresso nel club globale:  fattivo, economico e politico, del nostro Vecchio Continente. Dallo sviluppo economico atteso l’Italia sarebbe certamente fra i beneficiari importanti. Ce lo garantiscono le capacità e dimensioni produttive e economiche del nostro paese.

Valutiamo la situazione nella quale siamo messi, in cui ci troviamo; quando sentiamo le quotidiane litanie di Salvini e soci, che promettono, ancora a debito, spese da miliardi. Per dare un giudizio dobbiamo partire, dalla valutazione globale. E’ su questo terreno che dobbiamo ragionare. Cerchiamo di non farci male da soli. Con il debito che abbiamo oltretutto non è che abbiamo alternative…

  1. #1 scritto da socrate lusacca il 23 giugno 2019 17:51

    Ecco che dagli Italexit, consci che le carte del loro gioco si stanno scoprendo, adesso si tenta un imbarazzato mezzo passo indietro.
    Paolo Savona, oggi Presidente Consob ma ex ministro per i rapporti con l’Europa (nomina che fu un’altra provocazione nei confronti dell’Europa),
    Poi dimissionario perché nominato alla Consob, appunto.

    Con l’UE adesso è l’ora del dialogo… (scrive oggi Savona)
    per discutere cosa?
    Naturalmente non lo dice ma…

    distribuisce Lui (!) patenti di europeismo per tutti i suoi sodali di governo
    (senza fare un nome, perché sarebbe ridicolizzato da Bruxelles, crediamo nessuno escluso dei nostri 28 partners)

    Finché si resta così, è solo un cambiar discorso: ci vuole ben altro che una dichiarazione generica di disponibilità a sedersi a un tavolo….

    Sono gli europei da prima, gli italiani in stragrande maggioranza adesso che ci si sta avvicinando a una possibile resa dei conti,

    Devono fare outing gli Italexit! e dire che hanno sbagliato:
    Qui si rischia un grave passaggio nel cammino dell’Europa verso la Globalizzazione.
    Gravità che loro in ogni modo, da un anno e mezzo, stanno remando contro sull’UE

    O sono conseguenti e vanno alle prossime elezioni d’autunno proponendo l’Italexit, come stanno pervicacemente facendo, chiedendo su queste basi la fiducia degli italiani;
    Oppure facciano la loro Bad Godesberg, cambiando programma e personaggi….

    Mica hanno a che fare con dei fessi….

    RE Q
  2. #2 scritto da socrate lusacca il 23 giugno 2019 20:06

    Ed ecco adesso che, dopo almeno 5 anni che Borghi sostiene l’uscita dall’euro,
    si sveglia Giorgetti (numero due della Lega) per sostenere che i mini-bot “non sono verosimili”.
    sembra che da metà maggio sia stato in ferie….

    RE Q
 
 

sottoscrivi il feed dei commenti

SetPageWidth