Euro, Italexit e svalutazione: ecco la realtà che ci descrive Andrea

Il sistema Europa è ancora oggi un cantiere in piena fase di costruzione, molti piani ancora si devono realizzare per giungere a un sistema equilibrato. Del resto le complessità delle organizzazioni statuali e i livelli di diversa applicazione che ciascuno dei 28 stati ha, rendono delicato il procedere. Bisogna muoversi con attenzione per non fare danni. Non doversi poi correggere, su fattori che devono essere unificanti: un’Europa coesa e condivisa è ancora da fare.

In questo contesto, avendo in corso un processo difficile di Brexit, che riguarda un Regno Unito che si trova a metà del guado, con un occhio a Bruxelles e Francoforte e l’altro a Washington, la situazione si presenta ancor più delicata. In queste condizioni sparare obici contro l’euro e l’Europa come sta facendo il Governo del Cambiamento è per lo meno avventato.

Se però avviene in modo sistematico, da oltre un anno, estraendo un argomento dopo l’altro, non lasciando tregua, neppure profilando un discorso sugli obiettivi che l’Europa deve avere e condividere fra tutti gli stati, siamo a un livello diverso. Così si vuole un’Europa debole. Con essa l’euro. Si riduce credibilità e solidità all’Europa (con danno certo anche per l’Italia).

Domandiamoci perché e intanto cerchiamo di capire quali sono le spinte interne e i meccanismi che possono mettersi in moto in direzione di un’Italia che torna alla moneta propria. Le osservazioni di Andrea Dalseno sono chiare e molto utili. Bene tornarci su e farlo ancora: ne parlano poco i media mentre dobbiamo esserne preparati.

(Andrea Dalseno 19 Giugno 2019) Articolo molto interessante con diversi spunti di riflessione (vedi 18 06 Governo del Cambiamento, ndr).  In primo luogo cominciamo col dire che la classe politica italiana, tutta senza eccezioni o quasi, è affezionata all’acquisto del consenso a mezzo spesa pubblica, possibilmente a debito perché le nuove tasse non sono gradite (come se il debito altro non fosse che tasse future!).

Ecco quindi che i vincoli imposti dagli impegni europei, la richiesta di rigore o per lo meno di non dissolutezza, ai politici vanno stretti e scalpitano per liberarsene. L’uscita dall’euro e la monetizzazione del debito darebbe loro, nel brevissimo periodo, le risorse per sognare, fosse anche solo per una notte (anche se è probabile che non ci arrivino mai e che invece del grazioso sogno di una notte di mezza estate si ritrovino con incubi tremendi).

L’euro è una valuta che media tra economie forti ed economie deboli per cui è innegabile che la Germania si ritrovi con una valuta più debole di quella che avrebbe se avesse ancora il Marco, mentre l’Italia deve fare i conti con una valuta più forte di quella che sarebbe stata la Lira. E’ anche vero che grazie all’euro i tassi di interesse sul mastodontico debito italiano restano contenuti: attualmente, nonostante lo spread che sfiora quota 300, il tasso complessivo sul debito italiano è intorno al 3%! Quanto sarebbe se ci fosse la Lira? Qualcuno dirà: ma che importa, costi quel che costi, i soldi che servono li si stampa! Certo, solo che la moneta, come ogni bene, quando c’è un eccesso di offerta perde di valore, si inflaziona! Per inciso per evitare emorragie letali, il ritorno alla Lira dovrà necessariamente essere accompagnato da misure restrittive sulla circolazione dei capitali e sul controllo della valuta estera (con la gente che si troverà a scambiare gli euro sul mercato nero, come succede in Argentina con i dollari). Non una bella prospettiva.

La svalutazione e l’inflazione sono due strumenti che permettono di recuperare produttività, di fatto diminuendo i salari (magari lasciandoli fermi o con crescite controllate sul versante nominale che però si traducono in una perdita di potere d’acquisto reale e quindi in un aumento della produttività: il fattore lavoro, in concreto, costa meno a parità di resa). Parimenti, per gli stessi identici meccanismi, potrebbero aiutare a mettere sotto controllo la spesa pensionistica riducendo il valore reale delle pensioni. Se è questo ciò che gli italiani vogliono …auguri!

Per inciso, è vero che la svalutazione potrebbe favorire i beni nazionali, agevolare le esportazioni e penalizzare le importazioni (in che misura dipende molto dagli interscambi commerciali e dalla catena del valore, ammesso e non concesso che gli altri restino a guardare e non decidano di prendere provvedimenti come dazi e simili, che oggi, nel mercato unico sono esclusi, ma una volta fuori è tutto da verificare), mentre il risultato certo è un netto peggioramento del paniere di beni a disposizione dei consumatori con una minor soddisfazione complessiva. Attenti a non desiderare troppo “l’autarchia”, potreste ottenerla e scoprire che si stava meglio quando si stava peggio!

Per cortesia, evitate paragoni azzardati con gli USA o il Giappone. Sono due economie completamente diverse con due valute, per motivi diversi, avidamente scambiate (per ora)! Non sarebbe il caso della Lira come non lo è del Peso argentino, del Bolivar venezuelano o della Lira turca tanto per citarne qualcuna.

PS Governo del cambiamento? Ma quale cambiamento? Questa è la solita vecchia politica della spesa pubblica in deficit che va avanti da oltre cinquant’anni, altro che Democrazia cristiana e socialisti!  A meno che il cambiamento non sia quello del Gattopardo, cambiare tutto affinché tutto rimanga com’è!

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