Milano Città Stato: una realtà possibile che può cambiare l’Italia

La questione viene ripresa da un interessante articolo de ilsole24ore (VEDI) che invitiamo a leggere per i contenuti di novità e il processo che sta crescendo, dal carattere politico ma trasversale, con adesioni che vanno dai moderati, ai radicali, anche a qualche esponente PD (in campagna elettorale 2016, Sala si è espresso positivamente (poi è rimasto zitto, probabilmente invitato dal PD, che non deve aver chiaro il futuro).

Un articolo su ilgiornale (VEDI) del Maggio 2016, informa e sostiene l’ipotesi, che fa risalire a una proposta dell’ex sindaco Moratti. Vi è poi il sito proprio (VEDI), che pure merita attenzione. Una proposta fondata da ASSOCIAZIONE VIVAIO, operante dal 2016; invitiamo i lettori a iscriversi, a diventare followers. Ma vediamo come si propone, quali le differenze con le 14 Città Metropolitane inventate su due piedi da Del Rio per superare le province.

Fare di Milano una città distinta dalla Regione Lombardia in grado di gestire fondi nazionali e internazionali (europei compresi: con la credibilità di una città fra le più dinamiche dell’Europa, con eccellenze in ogni campo, capacità di crescita ordinata, che può bene affiancarsi ad altre città europee ma non solo.)

“Inoltre il sito dell’associazione ha avuto un’impennata di visite negli ultimi tre mesi, fatto che spinge gli organizzatori ad avviare il percorso legislativo”.

La proposta referendaria prende come esempio le realtà di altri paesi, come Amburgo, Berlino, Vienna, Ginevra, Madrid, Basilea, Londra, San Pietroburgo, Mosca, Hong Kong o Tokyo. Tutte città che grazie all’autonomia rispetto al proprio territorio rivendicano ritmi più rapidi di crescita e migliore organizzazione.

I vantaggi pratici per Milano sarebbero soprattutto l’accesso diretto ai fondi europei e l’autonomia in tema di leggi su formazione, lavoro e ricerca. Il rapporto con il resto della Regione sarebbe, spiega ancora Zoppolato, come quello tra «Berlino e Brandeburgo: la città rimane il capoluogo del territorio ma riceve fondi direttamente dallo Stato». Milano avrebbe questa necessità perché «la competitività non avviene più tra territori, ma tra città, e le città esprimono comunità con un sentire più omogeneo rispetto alle regioni».

Se ne sta parlano sempre più nella rete, ma i media tendono ad evitare l‘argomento.  Una soluzione che farebbe bene all’Italia intera oltre che a Milano. Darebbe una ulteriore spinta alla crescita dell’area, grazie a molto maggiore attrattività e all’accesso di risorse internazionali. Non si propone separazioni o peggio secessioni, ma è anzi un invito perché le altre metropoli vere d’Italia (Roma, Torino, Napoli) siano spinte al medesimo indirizzo.

Oltre al fatto che, in un contesto del Paese Italia, oggi così precario e mal messo, un faro autonomo di eccellenza riconosciuta a livello internazionale,  può rappresentare un’autonoma e solida visione possibile, in grado di dare all’Italia un’immagine e una forza economica, organizzativa, culturale, di ricerca e sviluppo, oggi penalizzata e messa sotto tono da partiti (praticamente tutti) che, anziché il Cambiamento, danno la rappresentazione ben più modesta di un pollaio litigioso e inconcludente.

  1. Non vi è ancora nessun commento.
 
 

sottoscrivi il feed dei commenti

SetPageWidth