Italia Paese senza futuro? Purtroppo oggi si deve ammettere

In questi giorni l’Italia ha davanti l’ennesimo passaggio stretto sulle regole dell’Europa. Regole che, va ricordato sempre, sono state dall’Italia tutte approvate e recepite, compreso il principio del pareggio di bilancio, introdotto in Costituzione nel 2012, con l’approvazione del parlamento all’unanimità. Può essere utile una riflessione allora, su un argomento di fondo che ci sembra tralasciato.

Il problema irrisolto di oggi si può far risalire al dopoguerra.  Dopo gli anni durissimi del dopoguerra, da fame diffusa ma ciononostante sopperita con la bilancia del farmacista, il welfare minimo rimasto fermo, tutto per mettere ordine alle casse dello stato, la politica cominciò a comprendere il meccanismo facile per uscire dal bilancio, andando in deficit. Il deficit ripetuto nel tempo, portava man mano a emissione di nuova moneta, con conseguente successiva svalutazione.

La svalutazione ripetuta, quella non straordinaria ma programmata, in macroeconomia viene considerata la più nefasta politica contro le categorie economiche meno abbienti: una tassa che fa pagare ai poveri i deficit di bilancio che si accumulano negli anni. Non è la stessa valutazione per i governi, per i politici; ma anche per i sindacati. Vediamo perché.

La svalutazione consente il deficit senza problemi. Gli effetti sono successivi: bankitalia stampa moneta; l’eccesso di moneta riduce i rapporti di cambio con gli altri paesi. Aumentano i costi delle merci importate ma in generale prezzi di merci e strutture aumentano. Ecco che i sindacati entrano in gioco con la “protezione” dei salari (che aumentano; meno dell’inflazione però).

In questo modo si riducono e diventano più gestibili i momenti di criticità sociale e soprattutto la leva della spesa pubblica è praticamente senza limiti. In caso di necessità, in particolare sotto elezioni, governi e partiti possono distribuire mancette alle diverse categorie rappresentate. Il meccanismo principe per creare nuovo consenso. Che diventa bi-partisan. Vale per governo e minoranze.

Per finire l’argomento, c’è poi il gioco della “svalutazione competitiva”. Si realizza manovrando i cambi internazionali in modo che la propria moneta sia meno apprezzata dei valori reali di cambio. Ciò permette di rendere più competitive le merci in export. Finché anche gli altri non seguono, o comunque intervengono perché si ritorni entro valori più accettabili.

L’Italia per sessant’anni ha vissuto così, fino all’introduzione dell’euro. Non solo l’Italia ma anche i paesi latino americani (Francia, Portogallo, Spagna, Grecia più altri piccolini), hanno praticato il ciclo della svalutazione monetaria.  Introdotto l’euro il sistema della gestione monetaria era destinato a cambiare.

Anzi l’Italia, volente o nolente, doveva cambiare. E nei vent’anni d’euro non ha ancora iniziato a farlo! Fine dei bilanci in deficit! Che significa per chi governa introdurre una politica di controllo dei costi, di razionalizzazione della spesa, efficienza della P.A.: insomma non c’era più la cassaforte disponibile alle più diverse categorie, per mantenere  il consenso . Per le quali si prospettava una lunga fase di normalizzazione al ribasso. Per tutti i partiti impossibile da considerare.

Non basta, il sistema imprese che sulla competitività svalutativa contava il principale valore per prosperare, è stata costretta velocemente a misurarsi col mercato, diventare competitiva sull’innovazione. Moltissime ce l’hanno fatta; altre in poco tempo sono scomparse. Altre ancora continuano a vivere grazie ai canali politici che le supportano. Come è possibile?

Semplice: il sistema del deficit non è mica finito! I nostri governi, dal 2000 in poi, per vent’anni hanno continuato a sforare, a fare deficit. Non potendo svalutare: una montagna di debito pubblico già robusto, è cresciuta come un vulcano Stromboli, che non smette mai d’eruttare. Fino all’oggi: questa è la storia: siamo arrivati prossimi al fallimento.

L’Italia da sola non potrà cavarsela: la montagna d’interessi da debito assorbe quasi interamente la capacità d’investimenti, di spese per lo sviluppo. La riduzione e razionalizzazione dello Stato riguarda ormai tutti i settori pubblici. Tecnicamente siamo falliti. L’unica soluzione sta in una forma di prelievo forzoso che va studiata nella misura (non piccola e forse progressiva nel tempo), nelle forme con cui applicarla e quant’altro che segua.

Ma dov’è oggi un partito, un’autorità che trovi il consenso sociale per poter reggere un programma del genere? Intanto deve accompagnarlo con un credibile piano di revisione della spesa e razionalizzazione integrale dello Stato e su questi aspetti deve avere un largo consenso dai Cittadini. Può farlo solo una coalizione larghissima, fatta da personalità di assoluta eccezionale credibilità, probità, serietà. Manca e finora non se ne vede neppure l’ombra.

  1. #1 scritto da socrate lusacca il 12 giugno 2019 08:42

    I rumori di “confrontation” Italia governo vs Commissione Europa, che i VIENI AVANTI CRETINI stanno ventilando avranno anche lo scopo di condizionare i premier Conte.

    Conte ha tutti i poteri per decidere lui ciò che vuole, consapevole che il giorno dopo può essere sfiduciato in parlamento;
    Il che non è detto che sia…
    anche se una sua decisione che sistema, per questo primo periodo, i conti formali, in queste condizioni, lascia l’Italia sui mercati finanziari carica di incertezze e dubbi.

    Siamo destinati a rimanere in mezzo al guado con tutto ciò che ci comporta:
    > blocco degli investimenti per la crescita;
    > sfiducia dei risparmiatori e delle famiglie verso il governo, che fa stare prudenti, tesaurizzare i risparmi, non spendere (e tenere fermo il PIL)
    > debito che non si riduce e ci costa uno sproposito di 65 miliardi (di euro, non di minibot), che regolarmente continueremo a pagare…

    Già ma questi stanno giocando per le elezioni prima di fare a settembre i tagli chiesti dallo squilibrio pesante del bilancio.
    Arma ventilata (come l’elmo – di cartone – sulla testa del prode Anselmo, che andando in guerra se lo mise, per non farsi troppo mal): i minibot/moneta di scambio italiana….

    Li abbiamo eletti noi italiani, e possono farlo:
    per farci male siamo sempre bravissimi, non solo a Buccinasco.

    RE Q
  2. #2 scritto da socrate lusacca il 12 giugno 2019 14:46

    Ma c’è anche l’italia eroica che lavora, cresce e regge questo baraccone di Paese che governo e politica fa di tutto per portare al crollo…
    I miracoli delle imprese del centro nord che riescono a mantenersi fra i motori dell’Europa.

    https://www.infodata.ilsole24ore.com/2019/06/12/fondi-ue-e-italia/

    da vedere l’interessante grafico: la fascia centrale dell’Europa è virtuosa dall’Italia a Svezia e Norvegia passando per Germania e Danimarca.
    le aree a Ovest (Francia compresa!) e sopratutto Est (anche in Germania, fanno parte delle regioni che soffrono.
    Come tutto il sud e isole per l’Italia.

    Merito dell’impresa, dell’impegno, dell’innovazione, della crescita export, delle sessanta e passa ore di chi ogni giorno si deve confrontare sui mercati,
    con pochi o nulli aiuti da chi governa,
    con un carico di tasse da far paura…

    Ogni giorno pensiamo a questo esercito silente di nostri cittadini e diciamo loro un GRAZIE ITALIANI veri…
    siete il nostro baluardo nel mare di un far politica che davvero non possiamo apprezzare, neanche un poco.

    RE Q

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