Welfare, crisi dell’Italia, crisi dell’Occidente. Una soluzione è possibile?

Se vi fosse un sondaggio, in Italia, in Europa, in Occidente (NordAmerica compresa), nel quale venga espresso il tasso di fiducia dei Cittadini sul futuro loro e della famiglia nei prossimi anni, gli esiti possiamo immaginarli. Abbiamo provato a cercare, senza esiti soddisfacenti, purtroppo. Non che questi sondaggi non vengano fatti. Più probabile che non sia ritenuto utile renderli noti.

L’Occidente è fatto di continenti e paesi dalle situazioni diverse: piuttosto basse in generale, con una crescita del mercato USA che rimane invece buona. Grazie a aspetti unici che hanno permesso agli USA di  crescere nel PIL con un debito commerciale fatto d’importazioni rispetto alla produzione del PIL proprio. Situazione complessa che mette in gioco una serie di fattori: il dollaro moneta mondiale  di riferimento; la difesa globale con una presenza robusta; il gioco dei cambi sulle valute, ecc.

Questa è già una conseguenza della globalizzazione che,  nell’Occidente,  si porta dietro: riduzione della produzione manifatturiera; riduzione della durata del lavoro e incertezza della serenità e dignità dell’occupazione; sviluppo di occupazioni più corte, perfino brevi Oltre che più deboli, dal minore o minimo contenuto professionale. Situazione accusata in tutto l’Occidente (anche negli USA, nonostante gli aspetti che finora consentono di attenuare).

La crisi cui si assiste sembra avere caratteristiche strutturali. Non di tendenza o transitorietà. Il fenomeno, che colpisce  al cuore il patto sociale che ha retto per un secolo (continuità del lavoro, dello sviluppo, serenità sull’avvenire personale e familiare), mostra crepe e non si vedono tendenze di recupero.

Se ne accorge la Politica nell’Occidente? Che ne abbia la sensazione è da presumere. Che vi siano studi in atto pure (in assenza di un dibattito politico aperto). Più impegnata nella difesa dello statu quo e nel contrasto ai movimenti popolari che di questa incertezza sul futuro, per ora prossimo, temono e subiscono le conseguenze e chiedono risposta.

In una condizione del genere a giudizio di chiunque, sono evidenti le condizioni della crisi dell’Occidente: i partiti storici del secolo scorso finora non danno risposte, mentre la crisi sociale (la gente che non sta bene e vede oscuro il futuro)  tende  a ingrossare. Con l’inevitabile conseguenza di proposte politiche nuove, fuori dal sistema, che aumentano consensi.

Welfare che bisogna reinventare e far crescere. Una crescita che non può essere solo di spesa perché nessuno stato nazionale (o confederale) può alla lunga reggere e i default di stati seguirebbero. Salvo un’ipotesi,  sempre possibile, di un retromarcia verso il mondo chiuso in scomparti, con un rilevante sensibile calo generale del PIL mondiale.

Perché la globalizzazione prosegua l’espansione del benessere globale l’Occidente,  che per anni è destinato a esserne guida, deve riuscire a governare il suo cambiamento. Il welfare dovrebbe prevedere meccanismi, erogazioni di servizi, generando efficienza (risparmi) e nuove ricchezze. Un contenitore che oggi appare drammaticamente vuoto. Deve portarsi dietro anche un aggiornamento del sistema.

Welfare come potere esterno o collaterale allo Stato ma che sia autonomo dalla politica. Una sorta di quarto  potere oltre la giustizia, l’esecutivo e il Parlamento. Che deve rispondere solo alla Presidenza dello Stato, con proprie strutture e regole giuridiche.

Qualcosa di simile alla sussidiarietà ma totalmente rinnovata, da utente finanziato dallo Stato a gestore autonomo con bilancio finanziario e sociale che ha l’obiettivo di organizzare la società del terzo millennio garantendo ciò che ora non può più assicurare: lavoro e sua continuità, dignità alle persone, alle famiglie, ai Cittadini. Una cosa tutta da reinventare: sarà possibile? Che almeno se ne parli! Un sasso nello stagno, un primo piccolo cerchio d’acqua lo abbiamo lanciato, che si allarghi.

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