L’Italia moderata: stare al largo dalla politica di mestiere

Cominciamo con un puntino da mettere sulle “i”: tutti i cinquanta gestori d’impresa che in un modo o nell’altro sono parte del sistema ‘ndrangheta-rifiuti-movimento terra, sono tutto tranne che imprenditori. Secondo la scala che ne fa la mafia, sono tutti dei quaquaraqua. Sono dei nessuno incapaci di gestire in proprio un’attività confrontandosi sul mercato, riuscendo a crescere per efficacia, e organizzazione.

Agiscono assenzienti se non da prestanome. La loro capacità la misurano piegati a angolo retto alle volontà che stanno sopra. Venuta è l’ora che PM e magistrati la smettano di far uso del termine imprenditori quando  parlano di queste strutture vicarie. Che siano individuali, società di comodo, coop  fasulle, ecc. Aziende che non valgono un fico secco: che nessuno compra. Questi serventi generano difficoltà al mercato regolare, alle imprese pulite. Queste  rifiutano compensi  extra per favori extra. Gestioni di questo tipo crollano al primo soffio di vento (e vanno in default con debiti astronomici verso imposte e versamenti contributivi; lasciando impagati mesate di stipendi).

La diffusione di questi colletti bianchi dalle mani nere, (che vedono avvocati e commercialisti, ecc.) ci dimostra l‘inchiesta di questi giorni, è massiccia: forma il terreno di coltura entro cui il sovrastante sistema composto da anti-stato e politica di mestiere (quella che diventa professione) costruisce la base del potere effettivo. Cercando di contenere e ridurre, corrompere o condizionare la struttura dello Stato: utilità comune per professionisti della politica e anti-stato: indebolire lo Stato.

Gli imprenditori veri ci sono e non sono pochi, nonostante la sempre più pervasiva pratica che gestisce le varie attività da cui si generano dai soldi pubblici. Pratica che inevitabilmente tende  a ridurre le occasioni di reddito d’impresa sano. Non solo: dal fare impresa pulita si generano lavori ben fatti e duraturi mentre, nell’altra forma, una volta acquisito l’appalto dalla consorteria, ogni occasione di risparmio di spesa genera reddito a danni del paese, della collettività.

In pratica il sistema anti-stato e serventi che compartecipano, insieme a fette di P.A. che abbozzano non vedendo, o addirittura aiutano. Con l’aggiunta della politica che concambia lo scambio voti o soldi contro “agevolazioni” nei contratti e appalti. Tutto questo insieme potremmo chiamarlo cupola anti-stato  affari pubblici. Non si sostituisce per intero allo stato e all’economia (saremmo una qualsiasi repubblica delle banane del Centro America). Però, come un ragno, la cupola anti-stato tesse la tela e si diffonde man mano:  seguendo il territorio, spingendo nelle zone più morbide, ove il nero-business più si sviluppa; più da ritorni.

Questo è un tentativo di leggere la complessa macchina scoperchiata dalla Procura di Milano nei 20 giorni precedenti  le elezioni. Che queste coincidenze temporali siano sempre casuali diventa difficile crederlo in toto. L’eventuale prevenzione politica della magistratura naturalmente non assolve e non giustifica la “tranche de vie” che viene descritta. Un insieme marcio della società civile (non del fare impresa).

Hanno scritto altri chel’elemento di novità di questi giorni sta nelle pratiche di potere precedenti assunte da coloro che dovrebbero essere, raffigurare, la volontà di cambiamento, la nuova generazione della destra, dei moderati (ovunque si trovino). Pacifico che dall’altra parte della barricata i metodi, le collusioni, i legami trasversali e verticali sono i medesimi. Che spesso i “mediatori” sono le stesse persone, perché alla cupola dell’anti-stato interessa solo il risultato.

A noi Cittadini cosa resta? La forza del voto, la scelta individuale del cittadino che, unica, può determinare il cambiamento. Cambiamento che il governo in carica fatica a condurre: perché invischiato nelle promesse elettorali che hanno fatto vincere ma che sono incompatibili con il debito enorme che abbiamo. Il voto è libero, certo. La nostra difesa è però nella parte sana del paese i milioni di imprese e attività su cui è caricata la tenua del paese. Per questo già da tempo BucciRinasco è associata al Circolo delle Imprese: questi eventi  ci confermano nella. Partecipiamo alla costruzione del nuovo possibile.

Ciò di cui si avverte il bisogno è competenza e sicura autonomia rispetto alle varie cupole apparecchiate nel distrarre e fare propri i beni dello Stato, dividendoli con chi sia in grado di offrire concambi in termini di consenso.

Tocca a imprenditori e imprese davvero esterne al sistema corrotto(sono la stragrande maggioranza). Votiamo le persone che, all’interno del mondo moderato, possono dare sicurezza di autonomia. Che non metteranno mai in gioco la loro fortuna personale costruita in generazioni per fare un favore, per concedere qualcosa in cambio di altro. Sa benissimo l’imprenditore sano che, un volta “preso un caffè”, non potrà più  rifiutarsi: è incastrato. Scegliamo chi fa imresa, crea ricchezza e lavoro, impegnato a rendere migliore il paese, lo Stato, l’Italia.

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