LAVORO, ISTRUZIONE, FORMAZIONE CHE CAMBIA: FACCIAMO TROPPO POCO….

Mancavano ancora pezzi del paese, quando il ministro Francesco De Sanctis nel 1848, presentò al Parlamento piemontese  il primo sistema d’istruzione italiano, dalla elementare su su fino ai licei (uno per regione),poi  l’università. Aveva 31 anni!  Paese che allora era composto per il 90% d’analfabeti. In cui era indispensabile  far crscere le conoscenze di base che permettessero all’Italia nascente di dotarsi delle strutture minime per crescere, fare impresa. Insomma diventare un paese manifatturiero moderno.

Da lì è venuto il sistema d’istruzione italiano: che nel tempo ha subito trasformazioni. Come spesso accade quasi sempe inadeguate al tempi a venire di cui si percepivano cambiamenti, esigenze di rinnovamento. Sempre presente, col freno a mano tirato, di quello divenuto il sistema d’istruzione. Una classe docente  conservativa che in qualche modo l’ha avuta vinta, ogni volta. Raccontare i passaggi essenziali richiederebbe un saggio e questo articoletto è sicuramente inadeguato.

Ci serve ancora l’Italia neonata, nuovo punto di partenza per affrontare le esigenze d’oggi. L’istruzione-formazione è oggi un insieme collegato che ha, o dovrebbe avere,  il lavoro quale finalità assoluta. Finita l’epoca delle grandi manifatture con milioni di occupati, catene di montaggio e quant’altro: oggi il lavoro professionalmente  richiesto richiede più angoli di competenze, magari piccole, ma indispensabili in un momento dato. Che poi in tempi inferiori a un ciclo di vita, diventano inutili, superate.

Oggi, per mantenere la dignità e la sicurezza del lavoro nel tempo, le competenze devono essere flessibili, partendo da basi specifiche, senza le quali si ricomincia da capo. Siccome è certo che il lavoro oggi non sarà “per sempre”,  chi si affaccia o rientra nel mondo del lavoro è bene che ci vada preparato, dotato delle basi adeguate ai cambiamenti attesi. Tanto più che, fino a oggi, i supporti esterni non ci sono.

Si deve recuperare tempo perso, scuola e imprese che non si parlano, formazione al lavoro poca e non adatta. La carenza di posizioni di lavoro richieste e inevase cresce.  Quanto pesa questo gap nello sviluppo, nella crescita del paese? Proprio non ce ne rendiamo conto… Abbiamo di fronte tutta l’area istruzione, formazione, aggiornamento che non fa da perno. Dovrebbe ricevere le richieste con un anno d’anticipio per poter farvi fronte.

Pensare a un sistema istruzione proattivo verso il lavoro sembra un’utopia tanto i due mondi sono distanti. Eppure sono queste le  condizioni che possono dare  concretamente lavoro, che attraggono le imprese a venire.  Un mondo che riguarda tutto il sistema istruzione ma anche il mondo sindacale, fermo come un secolo fa alle rivendicazioni, alla tutela passiva del lavoratore.

Il mondo  sta cambiando, sta girando in fretta. Oggi tutto il sistema deve dedicarsi al fine ultimo (e primo): il lavoro. Sono argomenti che la politica fatta di partiti ha il timore d’affrontare: spostare un ago in questo sistema pubblico-sindacale è argomento che genera reazioni impaurite e irritare (con perdite di voti). Per quanto ancora potremo tirare avanti così?

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