Ha senso oggi l’antifascismo? Ce lo spiega il vicesindaco (??)

Il 25 Aprile è passato. La Festa della Liberazione ha dovuto ancora scontrarsi con la Guerra di Liberazione. Come sempre gli appelli al buon senso a ricomporre un’identità dell’Italia che abbia un senso, basata sui valori storici (antecedenti al fascismo), sono stati sopraffatti dai rumorosi paladini che solo in questo giorno trovano la loro ragion d’essere: l’anti fascismo fondamento dello stato che tuttora ha il dovere di garantire la separazione fra chi c’è e chi c’è fuori. Italiani “veri” e italiani indegni d’esserlo (?)

Stupidaggini, verrebbe da dire: come si fa a fondare la ragion d’essere di un paese sulla perenne identificazione, in casa, di un nemico, che continuamente si rinnova adeguandosi ai tempi, una sorta di virus coacervo dei mali di cui si compone l’umanità? Che sia operazione fasulla lo dimostra lo scritto di Arboit (prudentemente sul sito del PD: VEDI).

Per dare sugo all’argomento in un articoletto da sfoggio di 11 rimandi fra storici, giornalisti e Papa Francesco. I presupposti sono due o tre: UNO il fascismo non ha ragione d’essere e oggi è più che improbabile una sua ricomparsa. DUE le manifestazioni e la crescita in essere di movimenti centralisti (statalismo accentratore) fanno temere una ricomparsa. TRE il fascismo è mutato e oggi può riconoscersi nella globalizzazione, nel darwinismo con la vittoria del più forte, i deboli schiacciati, ecc.

Diciamo che l’antifascismo nel pensiero Arboit è robetta. Una crescente attrazione di movimenti statalisti che si richiamano alla storia è conseguenza della crisi che sta attraversando gran parte del mondo. Minore è la protezione sociale, il welfare, la sicurezza del lavoro, maggiore è la domanda di centralizzazione e autorevolezza. Si mettano tutti il cuore in pace, gli Arboit dell’antifascismo: o la politica democratica risponde ai problemi, oppure si affermano i movimenti che si impegnano a dare una risposta semplice a problemi non risolti. Nazismo e fascismo, non se lo dimentichi nessuno, sono andati al potere con elezioni regolari, ottenendo la maggioranza dei voti.

Questo è il problema: l’incapacità della politica tradizionale nel ricomporre un tessuto sociale e nel dare prospettive di sicurezza alle classi  più colpite dalla crisi. Se i Cittadini tornassero a votare dei rinnovati  Mussolini o Hitler, diano la colpa a se stessi, i partiti. La partitocrazia (che non si è ancora ripresa dalla sorpresa del mondo che cambia).

Quanto alla globalizzazione, il fenomeno enorme che sta generando nella Terra, ormai nostro giardino di casa, comporta problemi e correttivi. Che non basta evocarli: occorre prenderne atto e prima si riesce a ridisegnare un modello di sviluppo globale che controlli e attenui le punte più estreme, meglio sarà. Ma sarà un altro mondo, un altro far politica. Le consorterie partitocratiche, appropriatesi della delega dei Cittadini, oggi devono trovare vie d’uscita: altre soluzioni, altre strade.

Quindi con buona pace degli anti-fascisti del terzo millennio, si rimbocchino le maniche coloro che invocano una società più libera, più giusta, più sicura, composta di estremi meno abissali, che sono da ricondurre a un equilibrio socialmente sostenibile. Se si limitano invece a gridare al lupo al lupo andando avanti come prima, sono loro i responsabili che provocheranno il disastro.

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