Festa della Liberazione: un esempio da ciò che siamo usciti

Una guerra civile. Come altre numerose che ci sono state, come quella americana, o quella messicana… ecc. In Italia la guerra civile è durata relativamente poco (8 Settembre  1943- 25 Aprile 1945, fanno  594 giorni) ma come tutte ha lacerato il paese, i Cittadini, i protagonisti dell’una dell’altra parte, costretti in una realtà propria di una guerra civile: trovarsi in guerra con un nemico che parla la stessa lingua, con cui si condividono ambiente,  storia, conoscenze, amicizie, relazioni. Sentimenti al massacro.

Città Ideale ha da sempre sostenuto che il termine Liberazione ha un solo possibile significato utile: chiudere la pagina del libro per aprirne una nuova, nella quale siano tutti a identificarsi, come protagonisti legittimi tutti, a parità di diritti, per realizzare e condividere un paese nuovo, figlio di quell’esperienza, che però è parte di un libro chiuso. Questa volta raccontiamo una microvicenda, raccolta da Sergio Tau, entrata a far parte di un libro di memorie. Ci sembra proprio esemplare per descrivere da quale realtà si sia usciti; tutti si sia usciti.

…Un episodio in particolare mi sembra descrivere perfettamente cosa volesse dire trovarsi in guerra contro un nemico che parlava la stessa lingua.
In un paese dove stavamo – io adesso non è che il paese me lo ricordo – siamo entrati dentro una trattoria dove si parlava con la gente, si scherzava anche, si parlava delle nostre famiglie che stavano lontano. A un tratto ho visto uno inquattato sotto il bigliardo l’ho fatto venir fuori a calci perché era un ribelle che cercavamo da tempo. E la dentro tutti lo sapevano.
In paese oltre alla trattoria c’era anche un cinema. Noi un giorno stavamo lì a vedere un film che era il Barone di Munchhausen. Quando è finito il film, prima di Ridolini, si sono accese le luci. Uno dei nostri s’è alzato, è andato a sparare a uno del pubblico. Ho detto: “ma che succede, sei matto?”. Dice: “Quello che ci abbiamo giocato insieme in trattoria”, dice: “è’ quello che ci ha sparato nella schiena”. E li è finito tutto perché non mi ricordo poi com’è andata.
La cosa era cominciata un mese prima, credo, non me ricordo, un mese, venti giorni poco più, poco meno. In tre stavamo a giocare a carte in trattoria, con quello morto al cinema che ci faceva da quarto. A un certo punto quello si alza e dice che deve andarsene.  Beh, siccome in tre non si può giocare, siamo stati un altro po’, poi siamo usciti anche noi. Ma appena ci siamo allontanati di dieci metri, venti metri, hanno cominciato a spararci dietro le spalle e uno di noi è morto.
È un episodio che a noi c’è rimasto in gola. Insomma: stai a parlà con la gente,  ce parli, ce magni insieme. Ce bevi insieme, esci fori e te sparano! Noi due abbiamo risposto. E c’è stato uno di loro che è rimasto ferito.
Non te l’avrei mai raccontato, perché è un episodio che non fa né onore a noi, né onore a loro. In quella guerra civile era giusto ammazzare, però non in quella maniera.

FESTA DI LIBERAZIONE
LIBERAZIONE DI TUTTI
PER TUTTI, NESSUNO ESCLUSO

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  1. #1 scritto da Valter Rossi il 9 maggio 2019 19:58

    mancano i nomi, i cognomi, é un non episodio. in quella guerra ci furono i buoni che hanno lottato contro i fascisti e i loro sodali di germania. dimenticarlo volutamente contribuisce alla melma in cui sguazziamo oggi.
    cordiali saluti

    RE Q
  2. #2 scritto da socrate lusacca il 9 maggio 2019 22:51

    Le lascio i riferimenti:La repubblica dei vinti – Sergio Tau – Marsilio editore.
    Postfazione dell’autore pag 336-7.
    Una presentazione di Pierangelo Buttafuoco (che spero conoscerà), aiuta a riflettere sul tema.

    Una guerra civile si conclude sempre con vincitori e vinti: i vincitori sono i “buoni”
    Nel caso specifico la guerra civile è conseguenza dello stato risorgimentale che si è suicidato, sparito.
    Ha lasciato milioni di militari in giro per il mondo, lasciati a se stessi.
    Ciascuno ha dovuto scegliere di suo, dalla sera alla mattina.
    Pensi a quanti di costoro, giovani, educati dal ventennio, sono stati distrutti da un cambiamento nello schieramento, nel nemico,
    compiuto senza aver riguardo al senso dello stato, della dignità personale, dell’onore alla bandiera.
    Meno nobili e chiare di coloro che hanno potuto scegliere la montagna?
    Questo sfascio è finito con la Liberazione, cui avrebbe dovuto seguire una pacificazione nazionale, una ricostruzione obiettiva delle mille situazioni,
    identificando un percorso per l’Italia nuova…
    Senza demeriti per chi la Resistenza l’ha condotta ma anche senza la condanna perenne,
    l’inferno, la geenna permanente, definitiva, ….
    Se non si rende conto che da questa situazione dobbiamo venirne fuori… non posso farci molto.
    Solo invitarla a riflettere
    buona serata

    RE Q
  3. #3 scritto da Valter Rossi il 9 maggio 2019 23:52

    guardi,
    sono sempre stato equidistante ma vedere file di camerati nel loro lugubre marciare per una ricorrenza e leggere di chiari ed espliciti episodi di violenza di costoro nei confronti dei più deboli mi ha scosso profondamente.

    In ambito personale di sicuro, in modo specifico nei confronti della vita che aspetta i miei figli. Non meritano che questi devastino nuovamente le esistenze della nostra gente con scelte totalitarie e suicide per la gloria di una bandiera che, nella concezione di quegli individui, tutto é tranne che un popolo.

    Quindi non mi interessa dei vinti di panziana memoria, quei repubblichini che ostinatamente hanno continuato ad ammazzare figli della stessa bandiera nonostante la resa.

    Con orgoglio ribadisco chi furono i buoni e chi furono i fascisti: per fortuna nostra e anche sua, i vinti.

    RE Q
  4. #4 scritto da socrate lusacca il 10 maggio 2019 11:16

    Questa che illustra è la verità “storica”…
    Che si ferma alla guerra civile
    (come tale amici, parenti, conoscenti, compaesani, diventati nemici dalla sera alla mattina,
    l’uno dell’altro)
    Cosa avviene entro la guerra civile dovrebbe far riflettere.
    Vede “Valter Rossi” io ho avuto uno zio ucciso con un colpo di pistola a pochi metri di distanza,
    da un giovanissimo soldato tedesco, in perlustrazione, ubriaco,
    perché in cantina aveva trovato un italiano (probabilmente rifiutatosi alla guerra civile).

    La guerra civile è questa… da una parte e dall’altra. E’ stata così.
    Se entro questo impasto di miserie inenarrabili, lei ama spostare, dividere, il grano dal loglio,
    per dare alla guerra civile una visione nobile di part,
    mentre è il risultato di un paese finito nella vergogna di tutta la classe che rappresentava lo stato,
    Che ha lasciato milioni di soldati allo sbando,
    (forse patto scellerato per consentire il trasferimento a Brindisi dei Savoia, rappresentanti di uno “stato rinato”, ….
    Lasci perdere…
    Non ne verrà mai fuori…

    Quanto agli schieramenti italiani:
    Chi rimase in quello che era il residuo di un regime autore di tantissimi danni e di una dichiarazione di guerra da Maramaldo,
    Lo fece non certo per quelle vergogne, consapevole del risultato che inevitabilmente sarebbe venuto.

    Cerchi di capire gli “altri”, prima di esprimere giudizi che non sono equanimi….

    buona giornata

    RE Q
  5. #5 scritto da Andrea D. il 12 maggio 2019 16:10

    La maggior parte degli italiani ignora, non per loro volontà ma per la retorica propagandistica post-bellica che li ha scientemente tenuti nell’ignoranza, che se l’Italia ha conservato la Valle d’Aosta che i francesi volevano conquistare (chissà se poi si sarebbero fermati lì?) è anche grazie ai repubblichini che hanno accettato di andare là a combattere (e morire), ottenendo la “patente” di partigiani!

    Per inciso, una larga fetta dei cosiddetti “buoni” combatteva sotto la bandiera rossa, che ha portato nel mondo molta più morte e disgrazie di quanto abbiano fatto nazisti e fascisti messi insieme, per cui definirli “buoni” appare alquanto originale.

    In Italia non c’è alcuna, se non del tutto minoritaria, nostalgia del ventennio e dell’assolutismo.
    Se si considera questa sparuta minoranza pericolosa bisognerebbe a mio avviso fare altrettanto con i “nostalgici” della rivoluzione d’ottobre,
    ben più numerosi e pericolosi per la libertà e la democrazia.

    RE Q
  6. #6 scritto da socrate lusacca il 12 maggio 2019 18:47

    Buona sera Andrea,
    Una pagina poco illustrata e ancor meno studiata, quella della Val d’Aosta a fine guerra.
    Interessante e documentata la ricostruzione di wikipedia.
    In Val d’Aosta andò meglio rispetto all’Istria e Dalmazia:
    mentre in questa area partigiani e RSI/esercito italiano, non collaborarono per salvaguardare i confini nazionali,
    di fatto agevolando Tito e l’occupazione (per altro tracciata a Yalta, compreso l’evacuazione degli italiani giuliani e istriani; questa è mia convinzione)

    In Val d’Aosta il sentimento nazionale delle due fazioni in guerra civile (RSI Partigiani), fu largamente prevalente e insieme, il ricostruito esercito italiano unico (il primo del dopoguerra) ebbe ragione sulle pretese francesi; l’esercito francese dovette rientrare entro i confini Francesi, anche per pressioni “fisiche” degli americani e di Truman in persona.

    Vero che questi episodi (furono diversi in luoghi diversi in Liguria e Val d’Aosta)….
    Non è una dimenticanza: Andrea ha ragionevolmente ipotizzato che la storiografia dei vincitori questa breve e efficace azione del neonato esercito italiano sia stata tenuta nascosta, sotto traccia.
    Non si accettò allora che vi fossero principi nazionali, italiani, a guidare le scelte e l’azione dell finita RSI

    RE Q
  7. #7 scritto da Andrea D. il 13 maggio 2019 14:44

    Anche perché troppo spesso si ignora che quasi la metà dei soldati italiani furono rastrellati dai tedeschi dopo l’8 settembre e in diversi casi fu offerta loro l’alternativa:
    tornare in Italia a militare per la RSI o essere deportati in Germania (VEDI).

    Chi decise di tornare non necessariamente lo fece per incrollabile fede fascista, ma perché lo ritenne preferibile all’essere deportati nei campi di prigionia tedeschi.

    RE Q
  8. #8 scritto da socrate lusacca il 13 maggio 2019 16:03

    Vero, come è vero che nessuno di coloro che scelse di arruolarsi, per una ragione o per l’altra, entro le fila della Repubblica Sociale Italiana,
    lo fece motivato dalla speranza, anche minima, di finire la guerra da vincitore…
    Fu una scelta motivata da concetti come onore e fedeltà, divenuti fortissimi dopo la vergognosa débacle della monarchia (cui l’esercito tutto aveva giurato!)
    In parecchi non se la sono sentita di rimanere col Re, divenuto nemico.

    I temi che erano in ballo erano altri, ma si deve riconoscere quanto fu pesante in queste scelte individuali (esercito lasciato solo) il rovesciamento di campo, senza preparazione, senza alcuna motivazione e indirizzo che avesse un benché minimo aspetto di dignità.
    Basta per giustificare una scelta suicida; consci di spaccare il paese?
    Forse non basta, ma a giustificare le scelte successive, c’è materia per la comprensione e l’unione (come d’istinto avvenne in Val d’Aosta…

    RE Q

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