Debito pubblico: come si possono ridurre gli effetti?

La situazione del nostro debito è drammatica. Da almeno dieci anni i governi del paese dovevano affrontarla. Vi fu la forzatura Monti, fortemente voluta dai tedeschi. Mandato a casa dai Cittadini e dal sistema dei partiti; l’operazione Monti venne fermata a metà dalle elezioni. Da allora il debito è ripreso a salire fin li attuali 2.378miliardi (2017).

Ne parlano su ilsole24ore due articoli stringati e densi di dati non facilmente reperibili (Davide Colombo 14 Marzo: VEDI)  che, fatta un’analisi delle posizioni su estero dell’Italia, la bilancia commerciale, totalizza 463 miliardi di export. Mentre dobbiamo emettere nel 2019 600miliardi fra nuove emissioni e rinnovi. Davide Colombo in sostanza sostiene:

Se i residenti esteri manterranno le loro posizioni, ovvero a scadenza reinvestiranno in Bot ma anche in Ctz e Btp, vorrà dire che il made in Italy più “comprato” in giro per il mondo resterà di gran lunga il debito pubblico.

Il debito pubblico italiano in mano a residenti  estero è il 34% del totale: 787 miliardi. Questo debito estero è la gran parte se non la totalità di quello che può essere manovrato sui mercati globali. Se per ipotesi questo debito fosse solo in Italia, sui mercati esteri finirebbero le ipotesi di scommesse al rialzo o al ribasso degli spread. Non solo, ma dei 65,8 miliardi di interessi che l’Italia deve sul debito pubblico, 24 miliardi, invece di andare all’estero, contribuirebbero a incrementare i il PIL!

I dati di questo sintetico e succoso articolo, insieme all’altro che tratta il medesimo argomento (Marco Lo Conte 11 Aprile 2019: VEDI), si sofferma su quanto del debito pubblico ricade sui Cittadini italiani (tutti, con neonati e centenari). Esprime poi il calcolo del peso individuale nei confronti dell’età d’oggi e qui emerge la sorpresa per niente favorevole. Mentre l’80enne di interessi paga un euro l’anno; il 56enne ne deve pagare 10; il 15enne 100 euro; ma chi è NATO nel 2017 ne deve pagare 1.000!

Due articoli su cui riflettere, che portano a speranze residuali che si possa rientrare del debito odierno in assenza di interventi “straordinari”(troika?).  Un’operazione aternativa da approfondire nei dettagli potrebbe essere: il ritiro programmato del debito dai mercati esteri. Sostituito con l’emissione di titoli validi solo per l’Italia e riservati a Cittadini italiani (magari a condizioni più favorevoli), titoli non soggetti a speculazioni internazionali (come succede in Giappone).

L’ipotesi a nostro parere meriterebbe un approfondimento: in una trentina danni (ma potrebbe anche più breve). La gestione finanziaria del  paese sarebbe soggetta solo al giudizio degli investitori italiani (una sorta di democrazia diretta che ogni anno approva o boccia le scelte di spesa di chi governa. Obbligando la gestione a lavorare per la credibilità delle sue scelte, pena la bocciatura di nuovo debito…  Non sarebbe male, vero? per ora sembra di sognare…

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  1. #1 scritto da Andrea D. il 12 aprile 2019 16:17

    Caro Luigi, permettimi qualche puntualizzazione:
    1) 463 miliardi è il totale dell’export non il surplus (che si limita, dato comunque positivo, a circa 39 mld).
    2) anche se il debito fosse al 100% italiano non ci sarebbero effetti tangibili sullo spread che non è altro che una misura del rischio; più un ‘attività finanziaria è rischiosa, maggiore sarà il tasso di interesse che deve riconoscere (rispetto al free risk, nello specifico il bund tedesco, da qui il termine spread, che vuol dire semplicemente differenziale) per riuscire a collocare il proprio debito.
    3) la crescita del PIL nel caso il debito fosse al 100% italiano è per lo più un’illusione! A meno di non monetizzare il debito, cosa che nell’Euro non si può fare, gli investimenti vengono fatti impiegando il risparmio disponibile il quale, investito in attività diverse dai BTP, produce comunque un rendimento che innalza il PIL. L’incremento, al più, sarebbe pari al differenziale di rendimento dovuto, però, all’aumento del rischio! La monetizzazione, invece, produrrebbe sì un aumento del PIL, ma sarebbe accompagnata dalla debolezza della valuta e dall’aumento dell’inflazione (cosa che aiuta il debitore ma penalizza il creditore). Non a caso prima del “divorzio” tra Banca d’Italia e Tesoro, avvenuto nel 1982, quindi ben prima di Maastricht e dell’Euro, l’inflazione era intorno al 20% (una vera e propria tassa sul risparmio e sul reddito fisso!).
    4) La questione è: i cittadini italiani si fiderebbero del debito “privilegiato e riservato” emesso dall’Italia? O piuttosto si pensa a un prestito forzoso, una sorta di patrimoniale in BTP a lunga scadenza (30 anni o più) a zero interessi (o quasi)? Va da sé che anche in quest’ultimo caso il costo ci sarebbe comunque, non a carico dello Stato ma fatto scivolare sui cittadini.
    5) L’elevata quota, in diminuzione (attenzione!!!), di debito in mano agli investitori esteri, anzi, permette all’Italia di avere un occhio di riguardo, perché un eventuale dissesto avrebbe conseguenze pesanti anche per gli altri. Se il debito fosse solo italiano, questo elemento, che costituisce un’importante leva negoziale, non ci sarebbe più!

    PS Lo Stato, il pubblico, NON ha soldi propri, ha solo i soldi che preleva dal settore privato! Comunque la si giri, a pagare sarà sempre e solo il settore privato (i cittadini); in funzione della modalità scelta cambiano le categorie che sosterranno il costo maggiore e la trasparenza con qui questo avviene, tutto qui.

    RE Q
  2. #2 scritto da socrate lusacca il 12 aprile 2019 16:43

    Il discorso è di grande complessità, condivido.
    Le variabili sono molte e non tutte prevedibili a tavolino: si richiede una task force in grado di virare per tempo, prima dell’impatto.

    Ciò detto:
    > la base di partenza è la grande liquidità del risparmio italiano. Istituire un meccanismo di sottoscrizione sostitutivo dei bond internazionali, anche con un premio, se adeguatamente preparato e impostato potrebbe avere successo, che si rafforzerebbe nel tempo.
    > l’assenza di nuove emissioni bond internazionali dovrebbe togliere le preoccupazioni e i condizionamenti dei mercati internazionali;
    > oggi purtroppo non esiste un governo in grado di proporre un credibile piano del genere;
    > l’alternativa di una tassa patrimoniale sarebbe davvero rischiosa, con conseguenze imprevedibili e non positive:

    naturalmente non sono neppure lontanamente in grado di sostenere questa ipotesi in un dibattito pubblico.
    Solo una ipotesi, che avrebbe il vantaggio di lasciare in Italia gli oneri finanziari del debito pubblico…. (lo stato paga interessi che distribuisce agli italiani)

    buona giornata

    RE Q
  3. #3 scritto da Andrea D. il 14 aprile 2019 12:06

    Luigi, quale che sia il meccanismo (volontario, perché se si istituisce un “prelievo” forzoso è altra cosa), il riconoscimento di un “premio” cioè di rendimento maggiorato, tale d rendere i BTP italiani interessanti per i risparmiatori, ammesso e non concesso che funzioni (per una logica di diversificazione ne dubito a meno di non offrire rendimenti stellari), avrebbe un impatto diretto sullo spread. Chiarisco: se il Bund tedesco a 10 anni pagasse l’1% (in realtà oggi è praticamente zero), e i BTP “privilegiati” offrissero il 5%, lo spread, cioè il differenziale di rendimento tra i due titoli, sarebbe 400. E tanto più i risparmiatori saranno restii ad acquistare i BTP “privilegiati” tanto più alto dovrà essere il rendimento offerto e quindi lo spread!
    Per il resto, come detto, il risparmio degli italiani è già investito in attività che generano un qualche rendimento, l’operazione, pertanto, lascerebbe in Italia solo il differenziale, al prezzo, però, di un’impennata del rischio di portafoglio. Discorso analogo per le banche italiane, eccessivamente esposte al rischio paese.

    RE Q
  4. #4 scritto da socrate lusacca il 14 aprile 2019 22:54

    L’ipotesi espressa ha carattere generale e resta un’ipotesi.
    Come cerco di spiegare,
    > sulla premessa che un rientro dal debito pubblico è nella sostanza impossibile in una fase prolungata di crescita piccola (per tutto l’Occidente,o quasi)
    > si tratta di graduare il trasferimento delle nuove emissioni in bond Italia, non negoziabili all’estero;
    > l’ipotesi, cerca di evitare soluzioni forzate come prestiti forzosi o patrimoniali;
    > si creano le condizioni di un mercato nazionale che ha una sua domanda e un suo assorbimento naturale;
    > tassi e condizioni le genera il mercato, che sarà opportunamente indirizzato;
    > l’operazione non può riguardare le banche italiane (lungo da spiegare)

    resta una ipotesi ragionevole di rientro graduale ma potenzialmente possibile e non forzato.
    Nella sostanza gli stati che hanno raccolto danaro internazionale per crescere a propria ricchezza, lavorano per coprire questi debiti trasferendoli ai cittadini propri.

    Una ipotesi, generale, che sembra forse praticabile.
    Altre soluioni sarebbero ben peggiori

    buona serata

    RE Q
 
 

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