Sistema romano: è connaturato alla gestione pubblica, non solo a Roma

La vicenda che coinvolge il presidente dl Consiglio Comunale di Roma non è tragica. Si limita a fotografare un sistema romano che, promosso nella Roma da 150 anni capitale, ha avuto modo, generazione dopo generazione, di coltivare e far prosperare una classe collaterale alla politica ma formalmente “privata”, fatta d’imprese.

Già dallo scandalo della Banca Romana (Crispi e Giolitti a fine Ottocento), si manifestò l’esistenza di una “coppa olio motore” contenente tutto l’olio necessario a far muovere gli ingranaggi perché l’albero motore scorresse senza incepparti, con il minimo di rumore e visibilità. Vediamo di descrivere per grandi linee la sostanza di questo sistema romano (che solo romano non è ma qui è organico).

Prima affermazione: la politica è l’organismo che detiene il potere di decidere, anche operazioni che hanno dimensione stratosferica, oggi nell’ordine dei milioni e perfino dei miliardi di euro. Un potere enorme, del tutto svincolato da conseguenze personali nel caso di scelte non congrue, o dannose per l’ente pubblico. Dell’esito economicamente dannoso il politico pro tempore non paga, se non raramente. A meno di danni stratosferici, o giudici determinati che non demordono.

Proprietà e potere sono il meccanismo che genera l’autocontrollo. Un errore costa, se è grave, può essere disastroso per chi lo compie. La separazione fra proprietà e potere genera la debolezza potenziale in cui viviamo. Il compenso a questa debolezza richiede un sistema statale autorevole, dalle regole severe e inflessibili. Si deve coltivare e praticare coscienza pubblica forte, diffusissima, praticata dalla grande maggioranza dei Cittadini.

In Italia abbiamo avuto la bella pensata di abolire l’educazione civica, facendo della pubblica istruzione l’erogatore di conoscenze e sapere neutre, separate dalla formazione della coscienza civica, dai valori etici, dal rispetto, la considerazione, l’amore  per lo Stato.  Ecco che la separazione fra i pro tempore politici e il potere economico genera l’allentamento della tensione necessaria.

Premessa coltivata nei decenni, brodo di coltura entro cui si sono sviluppati i meccanismi patogeni, che rendono lo Stato gravemente malato e indifeso. I bacilli che vivono alle spalle dello Stato dirottando valori economici per farne uso “privato” nel sistema romano sono formati da un insieme eterogeneo ma interconnesso.

Perno di tutto è l’apparato burocratico del Comune. Non tutti, ma tutti coloro che sono posizionati nei nodi che articolano il processo delle decisioni di spesa (quale che sia il contenuto). Questo nocciolo duro è immerso in un pastone che comprende studi commerciali e legali specializzati nel produrre l’olio che fa scorrere l’iter. Terminali il sistema di imprese “specializzate” nel pubblico o in attività che del pubblico dipendono per licenze, autorizzazioni, metrature, ecc.

Imprese che sono sì di privati, ma non di mercato. Vivono in un mercato bloccato, ove le fortune si fanno in miura apprezzabile o anche prevalente attraverso il sistema romano: con le entrature e i passaggi necessari per ottenere i risultati. Apparentemente vi sono appalti a gara (quando richiesto dalla legge), ma il sistema romano che stiamo descrivendo aiuta nell’ottenere il risultato. Tanto che vi sono imprese di quest’area che, quasi per principio, evitano l’area pubblica in Italia, per evitare compromissioni che poi impedirebbero scelte autonome.

Torniamo alla vicenda di ieri che riguarda Roma Capitale.  Un funzionario molto alto, al centro di uno snodo che aiuta a decidere; che tratta questioni economiche pesanti, e può essere attratto e condizionato da cifrette… ecco la corda molla, il lassismo che consente al gatto e alla volpe di cubare milioni. Al costo tutto sommato ridicolo per tenere in piedi e “oliare” la catena di trasmissione che arriva fino al politico.

Se andiamo indietro, di anni e decenni, a Roma ma in tutte le città che cubano bilanci di centinaia di milioni o qualche miliardo, riflettendo su vicende del genere che si susseguono, oggi qui, domani là, si può raggiungere la visione del sistema romano. Dobbiamo farcene una ragione da Cittadini per capire, aver chiara una direzione che superi questa palta composta da migliaia e migliaia di profittatori che fanno fortuna con l’emorragia economica dello Stato, del nostro Paese.

  1. #1 scritto da socrate lusacca il 23 marzo 2019 12:57

    Lo conferma il prefetto di Roma: il sistema romano dilaga, è la norma. Siamo a Roma dove hanno sede tutti i ministeri…. (quanto fa 2+2?)

    “L’arresto del presidente del consiglio comunale, Marcello De Vito, dimostra che a Roma continua a esserci un marciume diffuso che purtroppo non salva nessun partito o movimento politico”. A dirlo è il prefetto di Roma, Paola Basilone, in un’intervista al Messaggero in cui descrive una “città sottoposta a piccoli ma continui stillicidi.
    Ma tutta questa vicenda giudiziaria – rileva – è riferita a un unico settore”.
    “Se i giudici accerteranno la colpevolezza degli arrestati è una storia davvero orrenda”, afferma Basilone. Dopo l’arresto di De Vito, la sindaca Virginia Raggi “mi ha chiamato: voleva sapere se provvedevamo noi a revocarlo, le ho risposto che spetta a lei”, racconta il prefetto, che spiega di non aver mai avuto un confronto con Raggi sugli atti amministrativi: “Loro sono molto chiusi e riservati su questo”, ma “sono a disposizione dell’amministrazione, qualora lo ritenesse, in qualsiasi momento”.
    L’inchiesta “riguarda episodi che finora sono stati tutti riferiti intorno alla questione dello stadio anche se si è allargata ad altri filoni. In questa vicenda mi sembra, fino a prova contraria, che altri settori pubblici non siano coinvolti”, osserva Basilone.
    All’epoca di Mafia capitale, “sciogliere il Comune di Roma per infiltrazioni mafiose sarebbe stato eccessivo, dunque concordo con la decisione presa a suo tempo dal governo. Purtroppo però – ribadisce – il marciume diffuso, la corruzione dilagante, il senso d’impunità che fa credere alla gente di poter fare quello che si vuole ci sono. Al di là del colore politico”.

    (Huffington post 23 03 19)

    RE Q
  2. #2 scritto da manolete il 23 marzo 2019 15:23

    Lusacca! Lo dica a voce alta…..anzi diciamolo all’unisono:

    LADRI!!!!

    Lo dica allo Schiavone, lo dica all’Inberti, che rappresentano questi de…partiti nazionali nella nostra Cittadina.
    Lo dica a Forza Italia, che d’un suo rappresentante sindaco (un certo Cereda) siamo stati aditi a Vergogna.
    Buccirinasco, non ancora pervenuta. (Sic!)

    Ma NULLA si può dire di questa, nostra odierna Amministrazione, che non che sia che:
    onesta, ialina, cristallina, senza macchia ne onta.
    Con un Sindaco galantuomo.

    Un fiore all’occhiello in un Paese, derubato, depredato, razziato, saccheggiato, spogliato da “Lanzichenecchi della politica

    conpermesso

    RE Q
  3. #3 scritto da socrate lusacca il 23 marzo 2019 16:37

    Il sindaco-manolete (dappoi che quest’ultimo altro non esprime se non le pulsioni estreme dei sentimenti che motivano il suo agire)…
    Il sindaco-manolete deve essere davvero fuori di testa per la semplice manifestazione dei Cittadini davanti al municipuo avenuta stamane.
    Non sa dove appgliarsi e va a prendere, come paragone, la politica nazionale
    Il far politica vecchia maniera dei partiti storici, che stamani c’erano…
    A debita distanza, rappresentanti locali del PD, per verificare come sarebbe andata;
    Invitati a partecipare hanno declinato.
    Eppure su questa ormai annosa questione: far sparire da strade e marciapiedi gli alberi, invece di curarne la manutenzione come sarebbe comito di chi amministra,

    Siccome i rappresentanti di stamani tutto sono nella politica locale, tranne rapresentanti dei partiti storici, del “sistema romano” come descritto da Socrate Lusacca in questi giorni,
    I nostri rappreentanti locali del PD, nonostante il loro reverente silenzio sulle scelte del manolete-sindaco che danneggiano Buccinasco,
    Si prendono del “ladro” dal binomio in questione, continuando nella loro servile e piatta adesione a ciò che l’amministrazione compie quotidianamente.
    Cittadini tutti, senza animosità, bevendo una tisana calmante, serenamente, con un sorriso sulle labbra,
    Tutti questi signori, alla prima tornata che viene,
    Mandiamo a casa, alle loro occupazioni private: di male a tutta Buccinasco ne stanno facendo troppo.

    Un sorriso pacato, quasi affettuoso e buonario, li seppellirà.

    RE Q
 
 

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