IL LAVORO DI DOMANI: CI SARÀ ANCORA ?

Il nostro articolo, sulle domande che ci pone il nostro sodale informatico (VEDI), ha generato osservazioni sul tema da parte di Andra Dalseno.  Come sempre le sue considerazioni sono stimolanti e meritano attenzione, cominciamo con la lettura.

(Andrea Dalseno 15 Marzo 2019) Sul tema del LAVORO nel futuro, non sono così pessimista.  Si dicevano le stesse cose con la prima rivoluzione informatica: i computer avrebbero distrutto i posti di lavoro esistenti e le macchine si sarebbero sostituite all’uomo. Non è stato così!  Molti dei lavori esistenti sono spariti per effetto dell’automazione, ma tanti altri se ne sono creati con un saldo finale positivo. Lo stesso si può dire per la seconda rivoluzione informatica con l’avvento preponderante di Internet.

Dall’inizio del millennio ad oggi il numero degli occupati negli USA, tra i paesi più progrediti, se non il più avanzato, in quest’ambito, è aumentato e non diminuito. E se vogliamo andare indietro nel tempo, lo si diceva, lo dicevano i luddisti, nel XVIII secolo e poi ancora per le catene di montaggio, l’automazione e i robots nelle fabbriche.

Non vedo perché debba essere diverso oggi. Amazon, tra le società più avanzate nell’applicazione delle nuove tecnologie, l’automazione, la robotica, l’intelligenza artificiale etc. etc., ha oltre 600.000 dipendenti (in continua crescita non in diminuzione)!

E’ indubbio che in futuro sarà sempre più richiesta elasticità, dinamicità e una formazione continua, ma la soluzione è che gli individui siano disposti a impegnarsi e rinnovarsi (cosa che se non viene insegnata fin da piccoli è molto difficile da apprendere in età adulta) non che siano pagati per stare sul divano a guardare la TV!

Per inciso, la cosa (seduti sul divano…), benché nel breve porti voti, a lungo andare non funziona, la piramide di Maslow (la scala dei bisogni, ndr) lo dice chiaramente! Non a caso gli scenari fantascientifici che vanno in una tale direzione, con un’élite impegnata e una massa nullafacente, si immaginano una popolazione sì mantenuta, ma “drogata”, altrimenti il “giochino” non sta in piedi!

Va da sé che in un simile scenario la democrazia e la libertà sono inapplicabili e regna un sistema di caste, di fatto impermeabili, di tipo feudale. Non credo si realizzerà mai o almeno lo spero. Questo non vuol dire che il futuro non ci riservi sfide impegnative che l’Occidente è largamente impreparato ad affrontare e che, per ora, salvo un drastico cambio di mentalità che non è nemmeno all’orizzonte, vede i paesi progrediti nettamente perdenti.

Ci sarà, al più, uno spostamento del baricentro. In Occidente si viveva bene mentre in altre parti del mondo la gente moriva di fame, nella peggiore delle ipotesi in futuro in altre parti del mondo si vivrà bene, mentre in Occidente la gente morirà di fame. Nella media il mondo sarà più ricco.

Sia pure da basi di partenza diverse, poi sembra che si giunga al medesimo punto d’arrivo. La questione di questo periodo porta a un salto qualitativo, questo è il rischio. La crescita globale incrementa di miliardi la “forza lavoro” basic. L’Occidente può trovarsi a scoprire il LAVORO (e la sua dignità) come temporaneo, parziale, quantitativamente ridotto. La “dignità” in queste condizioni dove va a finire?

Su questo tema non c’è elaborazione sociale e politica, eppure ci si deve attrezzare, dibattere, prepararsi al vivere sociale di domani (domani.. non in futuro). Devono cambiare i parametri, cominciando dalla famiglia, dalle persone che ci stanno intorno; ma anche l’elaborazione politica e sociale deve ridefinire come e cosa, suquali supporti, la vita delle nostre Comunità può salvaguardare  i suoi equilibri.

FINORA IL SILENZIO È ASSORDANTE!

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