Autonomia delle regioni disposizioni premianti per tutti o rendita assicurata per chi è inefficiente?

In questi giorni sta esplodendo la situazione incancrenita alla ASP (Azienda Sanitaria Provinciale) di Reggio Calabria. Una situazione fuori da ogni controllo: 200 milioni di debiti;  contabilità disordinata; fatture pagate due o tre volte; condannati per ‘ndrangheta assunti e retribuiti; concorsi di fornitura prorogati di continuo ecc.  600mila calabresi costretti a farsi curare in ospedali fuori regione (VEDI).

Finora non si ha notizia di indagati specifici. Nominato l’ennesimo commissario che dovrebbe rimettere ordine. Siamo in Italia ma nella regione Calabria. Che non è l’unica mal messa nel settore sanità del Sud. Sempre nei primi mesi del 2019 è stato nominato un nuovo commissario per l’ASL 1 di Napoli, mentre tutta la Campania versa in condizioni disorganizzate diffuse (VEDI).

Queste vicende si incrociano con la richiesta di autonomia amministrativa delle regioni del Nord, di cui molto di più si è parlato in questi mesi. Una cosa va ricordata circa i sistemi regionali: oltre l’80% dei contributi statali che vengono da Roma alle Regioni vengono impiegati nel settore sanità, nel sistema sanitario nazionale (SSN), che è gestito appunto attraverso le regioni.

La richiesta di autonomia delle regioni che lo hanno promosso (Lombardia, Veneto, Emilia, cui si sono recentemente aggiunte altre regioni fra cui la Campania e il Lazio), propone un meccanismo di efficienza: Stabilito un valore 100 concordato per le spese di un settore (poniamo appunto il sistema sanità), la Regione trattiene quanto risparmiato e può destinarlo a spese entro la Regione secondo criteri concordati. In questo modo si genera un meccanismo virtuoso: più la regione è efficiente, meglio sono gestite le risorse per i Cittadini, in servizi complementari o altri.

La questione diventa delicatissima perché si susseguono le elezioni regionali e nel Sud, un criterio che diventa meritocratico non trova molte adesioni, anzi. Molte regioni sono abituate a chiedere e continuare a chiedere di più. Essere indotti a risparmiare, a fare efficienza, non fa parte del modo di gestire le risorse. Per parecchi si tratta di una rivoluzione: sarà più difficile che dallo Stato arrivino più risorse facendo leva sulla mancanza di personale, di soldi, ecc.

Il sistema partitocratico utilizza la leva “romana” come meccanismo di condizionamento elettorale. Cose assurde, una normale assurdità che da decenni va avanti così. La resistenza rispetto al cambiamento che propongono le regioni del Nord è comprensibile, ma se la richiesta di autonomia (che poi altro non è che l‘applicazione  di quanto stabilito nella Costituzione) riuscisse  passare, la macchina dello stato comincerebbe a ridurre lo spreco. Gradualmente si avrebbe una gestione migliore generata dall’autonomia.

L’Italia è però un paese dal diritto strano, che diritto non sempre è. Ondivago, tirato come un pongo di qui o di là secondo convenienze. Le istituzioni e le figure che dovrebbero essere al di sopra delle parti, esterne dal far politica, come la Corte Costituzionale, dovrebbero star zitte e applicare le norme, non impegnarsi secondo le aspettative del politico di turno, perché tutto rimanga com’è.

Infatti, puntualmente, ecco che arriva un “appello” di trenta costituzionalisti (sostanzialmente giuristi esperti in diritto costituzionale)  che inviano un appello al Presidente della Repubblica, perché il rapporto Stato Regioni in materia di autonomia non sia definito dagli incontri fra gli interessati (Regione e Stato), ma coinvolga il Parlamento  nella formulazione delle normative autonome (VEDI, italiaoggi).

Portare la discussione in Parlamento significa semplicemente stoppare ogni autonomia perché la maggioranza dei parlamentari vedrebbe perdere le possibilità di manovra che vengono dalla distribuzione di fondi a pioggia: per loro è vitale perché si riduce la possibilità di incidere sui collegi elettorali non avendo la semplice erogazione in ogni bilancio annuale.

Questa relazione fra eventi coincidenti nel tempo, cercando di spiegare cosa può muovere le ragioni dei diversi comportamenti, non viene trattata sui media e neppure sui giornali. Un tema delicato? L’ennesima porta in faccia all’Italia che funziona, per salvare il sistema dell’Italia che spreca, che fa debito, che sta mandando il paese in rovina. Ci riflettano i lettori e gli elettori… ma anche i gruppi politici che si preparano a chiedere il nostro voto.

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