Scuola Materna Parrocchiale: le dichiarazioni di principio e la pratica che le smentiscono

La convenzione è stata rinnovata per altri quattro anni, con una novità: non è più presente il numero chiuso che prevedeva la riduzione del supporto finanziario alla Scuola Materna Parrocchiale se si superava il numero obbligato stabilito dal comune: stabilito fino a ieri in 234 bambini residenti, il contributo venira ridotto.

Un fatto positivo? Certo che sì, perché corregge un principio sicuramente anomalo, non vorremmo dire illecito, ma i dubbi sussistono. Se la scuola paritaria ha diritto alla parità di trattamento, quel numero chiuso non deve esserci. Quindi è stato cancellato un errore palese che ha penalizzato la Scuola Materna Parrocchiale (che è una cooperativa), ma in partcolare le famiglie, i genitori che, nel loro contributo alla retta mensile, hanno integrato ciò che il comune non ha versato per garantire il diritto all’asilo.

La scuola dell’infanzia (anche detta “scuola materna”) concorre all’educazione e allo sviluppo affettivo, psicomotorio, cognitivo, morale, religioso e sociale dei bambini, autonomia, …., e concorre, altresì, ad assicurare un’effettiva eguaglianza delle opportunità educative, nel rispetto della primaria responsabilità educativa dei genitori;  ecc. ecc. ………..

gli interventi finanziari pubblici devono tendere a conseguire la parità di trattamento degli utenti delle diverse scuole statali e non statali, funzionanti nel territorio; …………….

POSTO che l’Amministrazione Comunale di Buccinasco riconosce, in applicazione del principio di sussidiarietà orizzontale, la funzione di servizio pubblico svolta dalla suddetta Scuola Materna Parrocchiale di Romano Banco, che soddisfa oggettive esigenze della collettività locale rientranti nelle finalità perseguite dal Comune, rispondendo ad una domanda di servizi della popolazione che le scuole dell’infanzia statali non coprono totalmente e che ALTRIMENTI IL COMUNE AVREBBE DOVUTO COMUNQUE ASSICURARE CON NOTEVOLE AGGRAVIO DI COSTI PER LA FINANZA PUBBLICA;

Questo che riportiamo non è solo un principio di legge e democrazia. Si tratta delle parole scritte nella Convenzione appena sottoscritta. Quindi l’amministrazione, l’Assessore e vicesindaco, il sindaco, ciò che la legge impone, che loro dichiarano poi non lo fanno!  Per salvare capra e cavoli la definizione di diritto: “conseguire la parità di trattamento” la fanno precedere dal “devono tendere”… Che significa semplicemente, in altri termini: la legge mi obbliga ma io non lo faccio adesso.

Ma il sindaco, non contento del trucchetto che adotta la sua amministrazione, esagera. Dopo che nella Convenzione l’Assessore e di conseguenza il comune,  che le risorse messe a disposizione della Scuola materna sono indispensabili, perché diversamente dovrebbe spendere molto di più (scritto in maiuscolo più sopra), ecco cosa si permette di dire (ripetendo quanto altre volte sempre sostenuto<: (VEDI):

“…garantiremo il contributo di 430 mila tra i più alti in Italia che permetterà alla materna Don Stefano Bianchi di continuare la sua esperienza educativa”.

Quei soldi non sono un “contributo” signor sindaco, ma uno stanziamento obbligato, perché diversamente dovrebbe investire più del doppio per garantire a tutti il diritto alla scuola materna! Ma. come potrebbe attuarsi ciò che la legge stabilisce e il comune deve garantire? La benedetta “parità di trattamento”? Sarebbe semplice: garantire alle famiglie la parità di trattamento: stabilire un costo della scuola materna eguale per tutti, che frequentino scuole materne comunali o parificate.

Libera scelta così come è stato per trent’anni. In questo modo generando una condizione di mercato nelle scuole per l’infanzia: ciascuna impegnata a proporre il servizio nelle condizioni migliori, per ottenere più iscrizioni. Il benedetto confronto fra pari, da cui discende il virtuoso confronto che migliora la qualità di tutte le scuole… Basta dividere per il numero degli iscritti alle scuole per l’infanzia comunali il totale del costo comunale. Questo l’importo automatico che toccherebbe alla scuola parificata: la parità di trattamento.

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