Lavoro Interinale e “navigator”: soldi buttati per creare difficoltà alle aziende sane

Che il Governo del Cambiamento si distingua rispetto al passato per un atteggiamento di contrasto, ostativo, nei confronti elle aziende private, capita di coglierlo di tanto in tanto. Non è il caso di ripeterne gli elenchi. Ci soffermeremo su uno dei temi che vedono il Ministro per il Lavoro (che adesso si chiama dello Sviluppo) caratterizzarsi per il pregiudizio verso le imprese interinali: le Agenzie per il Lavoro.

Il ministro ne sa poco o nulla; il che non è una colpa. Semmai dimostra l’incapacità del settore specifico, l’associazione delle Agenzie per il Lavoro di compiere un’informazione adeguata ai referenti istituzionali e alle imprese. Resta però il fatto che il Ministro per lo Sviluppo ha sul tema specifico inanellato una serie di dichiarazioni e proposte incongrue, tutte con lo scopo di creare difficoltà alle imprese interinali, viste come la causa del lavoro a termine, mentre ne sono solo quelli ne registrano le tendenze.

Ovvio che le Agenzie per il Lavoro propongono contratti a termine a chi cerca il lavoro, in funzione delle richieste che ricevono dalle imprese. Alle Agenzie per il Lavoro  conviene proporre contratti lunghi, anche a tempo indeterminato: più è lungo il contratto minore il costo unitario per ora lavorata. Non si sa; certo perché l’associazione di categoria non informa, ma anche nei ministeri non si sa nulla o si segue l’onda del Ministro pro tempore.

Il quale ha introdotto meccanismi che rendono più difficile stipulare contratti interinali. Questione che si sta facendo sentire, con l’effetto di minori contratti interinali, minore lavoro per le imprese del settore,  minori contratti a termine per le imprese.. tendenziali rapporti di lavoro autenticamente precari. Le imprese della flessibilità hanno bisogno per stare in piedi. Se la legge non lo consente, devono trovare altre soluzioni.

Parliamo adesso dei “navigator”: una funzione senza precedenti. In Italia e, per quanto se ne sa, anche in Europa. i Centri per l’Impiego  (CPI, già uffici di collocamento) nel 1998 occupavano 85mila dipendenti, che si sono ridotti agli attuali 8.500. Di fatto la  loro funzione è stata assunta dalle Agenzie per ill Lavoro, senza nessun costo. Il Ministro è partito con 60mila nuove assunzioni, ridotte a 40mila, poi ridotte a 20mila infine trasformate da dipendenti in professionisti al costo di 30mila l’anno. Ancora ridotte a 8mila.

Ieri il Ministro ha ridotto ulteriormente il numero a 6.000. Continuando a sostenerne l’utilità. Proprio ieri (6 Marzo) viene anche pubblicata su ilcorrieredellasera una lettera dell’amministratore di un’Agenzia per il Lavoro  che descrive nella loro semplice drammaticità le conseguenze  di questa “politica” del Ministero che dovrebbe essere di contrasto alla precarietà. Riteniamo di doverla porre all’attenzione dei lettori, senz’altro aggiungere. Non vogliamo aggiungere altro… Solo che ai sindacati sembra che la questione non interessi

AGENZIE PER IL LAVORO, UN FUTURO PREOCCUPANTE

(Paolo Ferrario, Pres  e AD e-Work S.p.A. 06 Marzo 2019) Sono alla guida di un gruppo che fattura 140 milioni di euro, che ha fatto del proprio lavoro il lavoro della gente: un’agenzia per il lavoro una diquelle impree a tratti demonizzata da chi oggi guida il ministero (Luigi di Maio, ndr) che ci autorizza a lavorare. Una di quelle imprese che da quasi vent’anni svolge, tra l’altro, anche quelle attività di “navigator”, ma con un nome e una professionalità certi.

Certo siamo imprese private e come tutte le imprese private auspichiamo a un reddito per il lavoro che svolgiamo.  Ma non sono certo le persone a pagare i nostri servizi, bensì le imprese. Sì perché le imprese sono ben consapevoli che un servizio di qualità che riguarda il primo bene necessario, le risorse umane, ha un costo.

Da imprenditore, da padre e da Cittadino, ho il diritto e forse il dovere,di sperare per i miei figli, la mia azienda e i miei colleghi,un futuro roseo e florido. Eppure inizio a sorprendermi, ad avere paura di fare progetti. Ad avere paura di incoraggiare i miei figli a vedere il loro futuro  di studi e di lavoro in questo Paese.

Sono spaventato dalle scelte politiche in campo economico e sociale e dalle prese di distanza dai rapporti internazionali. Non giudico ma racoclgo segnali di rallentamento, timori, mancate opportunità. E aspetto. Ma per quanto potremo aspettare?

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