Democrazia del terzo millennio, partitocrazia e social web: novità e problemi

I lettori ricorderanno le primavere dei gelsomini nei paesi arabi e Nord africani. Una richiesta di partecipazione, democrazia e apertura che dal 2010 (suicidio di un dimostrante a Tunisi, che si è dato fuoco), durata per due tre anni. Tutte “democrazie” arabe di tipo presidenziale, non proprio rispondenti alla democrazia intesa in senso occidentale.

Un sintomo serio, comunque, di uno stato di crisi della democrazia delegata, emerso qualche anno prima rispetto ai paesi occidentali, che man mano stanno venendo fuori. Anche da noi. Questioni globali: la globalizzazione con i problemi che si sta portando dietro; la fine della società affluente dalla crescita economica continua durata un secolo.

Problemi che hanno la loro prima manifestazione a livello locale, in forma di macchia di leopardo: un po’’ qui un po’’ là; che man mano si allarga e fa sistema. Questioni che in passato erano già presenti, come il limite del suffragio universale: tutti sono eleggibili. Gli eletti non è necessario che abbiano competenze gestionali. Alla gestione ci pensa l’apparato della P.A.  o per lo meno questo è ciò che ci  aspetterebbe.

Il tempo ha portato gli eletti (i politici) ad appropriarsi della gestione (dei soldi pubblici),nel senso di essere loro a deciderne l’impiego. La P.A. è rimasta formalmente responsabile, ma sempre più condizionata in vario modo. In Italia era rimasto il Segretario comunale a rappresentare lo stato e le leggi, con il compito di garantire la legittimità degli atti e delle decisioni. Sistemato anche questo, consentendo al Sindaco di scegliersi il suo Segretario. Il controllato che nomina il suo controllore….

La gestione partitocratica entra in crisi con i social web. Strumento nuovo di comunicazione del tipo uno/tutti, in tempo reale. Un contenitore ancora ricco di bufale ma pure pieno di notizie che azzerano la privacy dei politici (non solo personale, ma sugli affari pubblici). Pesa ancora la comunicazione dei media, ma tutto gira sui social e tutto si conosce (bene o male). La politica se ne sta rendendo conto ma non ha ancora metabolizzato la novità; non cambia.

Riflessione che viene a punto dalla lettura dell’Albo Pretorio di Buccinasco. Di gran lunga il numero maggiore di atti di spesa riguarda forme di sostegno a soggetti deboli, che a sensazione  fa rilevare un incremento importante.  Il che fa pensare a scelte programmatiche dell’amministrazione. Attività che trova facile consenso oltre a generale attrazione evidente per  le persone beneficate.

Sostenere chi si trova in condizioni di difficoltà è azione meritoria, non c’è dubbio. Senza dimenticare l’equilibrio di gestione (che negli ultimi due anni appare pesantemente sbilanciato, coperto dalle riserve accantonate); senza tralasciare le manutenzioni  sul patrimonio dell’ente (scuole, immobili diversi, strade, marciapiedi e quanto altro). Gli aiuti sono importanti quando, sistemati tutti i compiti, vi sono le risorse che ne consentono l’erogazione.

Si aggiungno ancora i contratti pluriennali di sostegno a varie forme di criticità più o meno personali o di categorie di residenti (e non). Le cifre complessive sono rilevanti e la loro descrizione in bilancio meriterebbe un trattamento specifico che identifichi le quantità economiche, il numero e la tipologia dei soggetti che ne beneficiano direttamente, a ciò si aggiungano le iniziative terziarizzate, cioè passate all’esterno a coop o asociazioni più o meno sociali.

Mischiarle in tante singole decisioni, non consente di avere la percezione economica corretta, indispensabile. Ricordano infine che gli aiuti sociali alle situazioni critiche sono solo la parte finale, ultima, di una politica di supporto e di indirizzo verso un superamento che sia dignitoso e riporti in un alveo di normalità coloro che si trovano in stato di necessità.

Essere corrivi, troppo disponibili come oggi appare, rischia di essere controproducente, di inserire la gestione comunale in un percorso in discesa, nel quale aumentano i beneficati perché ottenerlo è agevole, e le personalità deboli o devianti ne approfittano.

  1. #1 scritto da Andrea D. il 1 marzo 2019 23:10

    Ricordo, una ventina d’anni fa, un discorso con un ragazzo egiziano – ragazzo sveglio, intelligente, istruito, che parlava perfettamente l’italiano con un accento veneto spettacolare – in cui gli chiesi se in Egitto ci fosse la democrazia. Mi rispose “beh, una vera democrazia no, ma abbiamo la miglior democrazia che possiamo permetterci!”.

    Perché la democrazia non è una commodity che si esporta come i kiwi o le barbabietole! E’ un percorso di maturazione e di apprendimento tutt’altro che irreversibile: l’antica Roma è rimasta, pur con i limiti dell’epoca, una repubblica per oltre 500 anni prima di tornare ad essere un impero. E da allora sono passati quasi duemila anni prima che di tornasse a parlare di repubblica e democrazia.

    Sarebbe bene ricordare che la prima grande democrazia del mondo moderno, gli USA, hanno mantenuto per quasi un secolo la schiavitù, superata solo al prezzo di una sanguinosa guerra civile, e che per oltre un altro secolo hanno preservato la segregazione razziale che ancora oggi produce strascichi.

    Vogliamo parlare dell’Europa? Di come nel XX secolo si sono “democraticamente” affermate delle dittature come il nazionalsocialismo o il fascismo?
    Di quei fantastici esempi di libertà e democrazia, spero sia chiara l’ironia, dei governi socialisti del “popolo” in Russia o in Cina, con il libretto rosso di Mao che tanta presa ha avuto sugli imbecilli intellettuali sessantottini? E Cuba, dove la mettiamo? La Cambogia? Il Vietnam del Nord? Gli esempi sono innumerevoli.

    I limiti del sistema partitocratico, con l’acquisto del consenso grazie ai soldi della collettività, sono evidenti, la democrazia diretta, il coinvolgimento in prima persona del “popolo bue”, lo stesso popolo bue della rivoluzione francese, quella russa, del nazionalsocialismo, del fascismo, non è la soluzione!

    La soluzione, tutt’altro che facile da implementare, è uno stato liberale minimo che riduca all’osso le inevitabili distorsioni del sistema democratico, ad oggi il miglior sistema che abbiamo, nel quale una testa, dall’ultimo degli imbecilli al più illuminato dei geni, un voto, con uguale peso e valore.

    RE Q
  2. #2 scritto da socrate lusacca il 1 marzo 2019 23:23

    Concetti condivisibili, ma …

    Fra la democrazia Svizzera,
    con lo stato leggero, che pesa poco,
    le spese decise da piccoli stati/cantoni,
    approvate da referendum locali,
    cui partecipano in generale i pochi che davvero sono interessati per andarci,
    senza quorum… vince chi ha un voto in più.

    e la democrazia … diciamo italiana per semplificare,

    io non ho dubbi di sorta.
    Con le modifiche opportune
    date le dimensioni e le diverse storie locali,

    buona serata

    RE Q
  3. #3 scritto da Andrea D. il 2 marzo 2019 17:23

    La Svizzera, pur essendo a pochi chilometri da Milano, dista anni luce dall’Italia da un punto di vista politico e amministrativo!

    RE Q
  4. #4 scritto da socrate lusacca il 2 marzo 2019 22:56

    La distanza non dovrebbe essere solo un ostacolo per lasciare le cose come stanno,
    non dovrebbe impedire di impegnare i cittadini per il cambiamento.

    buona serata

    RE Q
 
 

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