Terzo settore, sistema coop, cadute e rinascite come l’araba fenice

Ogni anno il terzo settore (associazioni, coop sociali, fondazioni e altro) comprende oltre 20mila realtà, che danno lavoro a 812mila persone in Italia. Queste strutture costano allo Stato (ai Cittadini) circa 7 miliardi l’anno, oltre l’introito di 1,7 miliardi dal 5permille (dati Corrieredellasera anno 2016). Beninteso non è solo un costo, ma un supporto che può rivelarsi indispensabile per la tenuta sociale dl paese. Si deve tenerlo presente, pur considerando ciò che scriveremo dopo.

Oltre a questi introiti vi sono poi raccolte diverse compiute da ciascuna azienda; vi sono ancora tipi di servizi per i quali viene conseguito un introito più o meno parziale. Tutte attività senza fini di lucro (almeno ufficialmente). Un mondo che gira con cifre variabili; consistenti. Attività benemerite accanto a un numero crescente di iniziative para politiche che hanno come scopo complementare la raccolta di consenso locale (gli stra-benedetti o maledetti voti elettorali).

Un mondo particolare di cui si parla poco, che fa molto, che potrebbe fare di più. Ma come tutte le cose umane, in mano a persone e strutture interessate,  possono diventare strumenti di interesse che hanno finalità altre, che diventano prevalenti. Anche, perfino, interessi da malavita organizzata, ma pure diffuse costruzioni farlocche impostate per sfruttare, vivere sul nero, evadendo tasse.

Meccanismi basati su catene di coop o associazioni che si susseguono, che muoiono e rinascono. Basta cambiare il nome all’azienda e al responsabile; un mondo che non è marginale, anzi abbastanza diffuso. Attività che del terzo settore hanno poco, anzi quasi niente che vivono degli agganci presso imprese che danno lavoro o ambienti vicini alla politica, più o meno locale o non solo.

Il sistema coop è strumento importante che fa vivere il terzo settore; nel bene e nel male. Con un sistema che controlla, che si sostituisce al servizio pubblico (contro corrispettivi adeguati). Entro parametri di gestione dalla larga autonomia e con minori costi rispetto alle imprese normali, anche con monopolio dei controlli… Guardate sul controllo di gestione delle coop cosa dice il Mise (come si chiama adesso il Ministero del Lavoro: VEDI):

La vigilanza si concretizza soprattutto in un’attività ispettiva svolta in sede di revisione periodica, a cadenza annuale o biennale, a seconda delle caratteristiche e delle dimensioni degli enti cooperativi. Al Ministero dello Sviluppo Economico è affidato il compito di ispezione ordinaria e straordinaria delle cooperative. Nei casi in cui però queste cooperative siano iscritte ad associazioni giuridicamente riconosciute, le ispezioni sono effettuate dalle associazioni e non è più compito del Ministero.

In pratica le Confederazioni coop che ricalcano i tre colori sindacali, hanno il controllo monopolistico del mondo coop. Un potere enorme, che sanno amministrare come si deve. Che di fatto divide in due le coop: quelle associate e quelle che vivono fuori, che non lo sono. Di fatto lasciate stare dal sistema dei controlli, il che le lascia procedere in questo sottosistema.

Coop che nascono, che restano sulla carta, usate per fare fatture a vuoto, fatte chiudere dopo averle svuotate  entro un paio d’anni, continuando con altra coop nuova, e via così. Le mancate tasse, i mancati versamenti contributivi e tutto il  resto non lo pagherà nessuno. Certo, vale sempre quanto sostenuto all’inizio, sulla funzione sociale di tutto il terzo settore e delle attività a questo  complementari. Non dimenticando però di riflettere sui moventi che generano queste attività…. La prudenza non è mai troppa.

Tag: ,

  1. Non vi è ancora nessun commento.
 
 

sottoscrivi il feed dei commenti

SetPageWidth