Francia e Europa: politica coloniale, e un poco di storia, utile per capire

In questi giorni l’Europa e la sua politica estera è tema dibattuto, a causa di una questione fatta emergere per merito del premier Conte: Francia e Germania hanno sottoscritto ad Aquisgrana una sorta di trattato, con il quale le parti dichiarano possibile la rinuncia della Francia quale Membro Permanente del Consiglio di Sicurezza ONU, sostituita dalla Germania.

Ora i membri permanenti all’ONU non hanno scadenza; il loro stato di membri permanenti  deriva dall’essere le nazioni vincitrici della seconda guerra mondiale. Perché si possa concretizzare l’ipotesi  di Francia e Germania di cui i media ci hanno informato,  è indispensabile una profonda revisione dello statuto su cui si regge l’ONU.

Non è il caso di entrare adesso nel ginepraio, anche se la materia di una presenza della Germania fra i membri permanenti  è stata posta più volte. Il diritto di veto è un potere molto forte; mantenere l’assetto definito nel 1945 rende l’ONU meno autorevole; bisogna intervenire: questione complessa e soggetta a spinte diverse. Prevedere tempi lunghi è pacifico. Fra le altre ipotesi, Olanda e Italia hanno proposto che sia assegnato all’UE, nel caso di un terzo posto destinato a paesi europei.

L’accordo Francia Germania è per ora una pura ipotesi anche se aver manifestato questa disponibilità ha un pacifico sottostante scambio politico, di grande peso. Quale non è dato sapere, ma certamente il solo averlo perfezionato  indebolisce fortemente l’UE e rafforza i “vecchi” stati nazionali. Bene fa il nostro premier a porre il problema, anche se in termini non proprio strategici.

A questa faccenda si aggiunge poi un’altra questione, che pubblica ilgiornale (VEDI), nella sottovalutazione di ciò che avviene degli interessi strategici italiani: quasi sempre dimostrano grave incapacità o disattenzione colpevole. Sulla vicenda Gheddafi e l’intervento sollecitato da Sarkozy fatto proprio dalla NATO (per cui l’Italia, disinformata e assente, si dovette adattare). De-segretato un documento USA nel quale questa è la valutazione che arriva sul tavolo di Clinton (segretario di stato di Obama).

La email  No. F-2014- 20439 Doc No. Co5779612 inviata il 2 aprile 2011 dal funzionario Sidney Blumenthal (stretto collaboratore prima di Bill e poi di Hillary) all’allora Segretaria di Stato Usa Hillary Clinton, dal titolo “France’s client & Qaddafi’s gold”, svela la verità sull’intervento occidentale in Libia a supporto degli insorti.

“Secondo le informazioni disponibili – scrive Blumenthal – il governo di Gheddafi detiene 143 tonnellate di oro e una quantità simile in argento. Durante la fine di marzo 2011 questi stock sono stati spostati nel Sabha (sud-ovest in direzione del confine libico con il Niger e il Ciad); presi dai caveau della Banca centrale libica a Tripoli”. Questo oro, prosegue, “è stato accumulato prima dell’attuale ribellione e doveva essere utilizzato per stabilire una moneta panafricana basato sul dinar libico. Questo piano è stato progettato per fornire ai Paesi africani francofoni un ’alternativa al franco francese (Cfa)”……. “Gli ufficiali dei servizi segreti francesi hanno scoperto questo piano poco dopo l’inizio della ribellione in corso e questo era uno dei fattori che hanno influenzato la decisione del presidente Nicolas Sarkozy di impegnare la Francia nell’attacco alla Libia”.

Beninteso questi documenti ufficiali sono produzione USA, ai più alti livelli. La veridicità può essere altamente probabile. Gli elementi contenuti vanno però sempre presi con i piedi di piombo.  La domanda che resta, dopo questo documento. Sistemato Gheddafi,  dovo sono andate a finire le 143 tonnellate d’oro (e le altrettante d’argento), dopo la “sistemazione” di Gheddafi?

Non è che oggi i diplomatici, il ministero degli esteri e la nostra politica, si muovano con modalità e forza come sarebbe necessario. Ma il tempo trascorso si misura in qualche mese, il bagaglio di competenze è quello che è.  Non ci si può gloriare di questi tentativi:  oltretutto sanno di strumentale, legate alle prossime elezioni.

C’è materia perché l’Europa sia portata a cambiare di passo; in alternativa i rischi di un flop dell’intero continente diventano concreti:  rischio strategico e politico, condotto da nanetti che agiscono come marionette i cui fii sono manovrati da sopra (Francia e Germania compresi). Materia su cui riflettere, perché l’Europa diventi davvero un continente come gli altri globali, con una politica propria: dobbiamo pretenderlo.

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