Colonialismo, neocolonialismo, Francia Regno Unito e polemiche politiche

La globalizzazione comporta, o meglio dovrebbe portare a meglio conoscere e approfondire questioni globali che fino a ieri ci erano lontane. In Italia, ma possiamo dire in tutto il mondo occidentale, il tema del colonialismo è stto velocemente archiviato. Pensiamo all’Italia e alle sue colonie, oggi fra i più disastrati e scombinati paesi africani (Eritrea, Somalia e Libia, su tutti).

Non tutto il colonialismo è stato uguale, anche se ogni occupazione per tutti è nata dallo sviluppo degli approvvigionamenti di materie prime, allargamento dei mercati in epoche fortemente nazionaliste e difese daziarie delle produzioni nazionali. Su questa base vi sono state gestioni più efficaci, come il Regno Unito e l’Olanda (non che fossero prive della componente rapina). Altre molto meno, dalla veduta più corta, volte a sfruttare al massimo quanto andava bene per i colonialisti; chi ha visto nelle crescita possibile l’esigenza di un futuro autogestito, chi no.

In questo contesto essenziale va iscritto il colonialismo francese. Forse più integralista di altri. Che questo comportamento  possa influenzare le scelte francesi entro l’Europa, a proprio tornaconto e magari non favorendo o a danni d’altri stati, può essere e forse è anche probabile. Il tema affrontato dai due premier di fatto, oscurando il premier formale e il ministro, sarà informale, sarà propaganda elettorale e quant’altro si voglia, ma è tema reale, che l’Europa deve affrontare.

Tema che irrompe sulla campagna elettorale europea e, facile previsione, sarà destinato a permanere nei prossimi anni. Sarà auspicabile che sulla post colonizzazione, sugli effetti tuttora caricati sul continente Africa, si parta per impostare una politica europea dell’oggi e degli anni a venire per costruire insieme, Europa unita e Africa, verso un percorso di crescita nell’interesse di tutti.

Questo un percorso politico che potremmo considerare  se la discussione fosse politica e tale solamente rimanesse. La questione però non è solo politica nei termini geopolitici qui descritti. Il tema post colonialismo viene oggi messo sul tappeto dai movimenti anti sistema (che propongono il superamento della res publica fatta di una delega divenuta  appropriazione indebita della classe politica. Politica il cui scopo primario è da tempo il consenso e il perpetuarsi del potere in quella che è diventata una casta.

I ritardi cumulati nel paese sui mancati interventi, su disattenzioni rispetto a temi di rilievo come l’Europa;  il neo colonialismo e la deriva della fuga dall’Africa; l’integrazione politico finanziaria in Europa; la normalizzazione delle leggi, dei codici civili e commerciali per farne davvero un continente; e quant’altro ancora, tutti questi aspetti, con il “nuovo” che man mano li fa propri, rendono palesemente vecchio e superato il vecchio sistema.

Con tutti i difetti e i limiti, l’inesperienza del “nuovo”, è facile prevedere che queste scoperte dell’acqua calda di cui nessuno in precedenza aveva visto o meglio aveva messo in fondo alla pigna dei problemi politici da affrontare,  non serve a nulla limitarsi a deriderle. Il peso del “nuovo” nel nuovo assetto europeo sarà destinato a pesare per i prossimi anni. Con tutta probabilità anche in Italia; se il Governo del Cambiamento eviterà la ripetizione di sfrondoni come quelli da poco divenuti legge dello stato.

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