M5S e piattaforma Rousseau: il nuovo fatica e il futuro promette

Il Governo del Cambiamento, nella sua componente più nuova: il M5S. Quella che dovrebbe più e meglio segnare il cambio di passo rispetto alla fase ormai decrepita del far politica delegata, appropriatasi della delega, impegnata soprattutto ai ritorni  che vengono da un potere espropriato al popolo. M5S sta mettendo in mostra tutta la debolezza di un nuovo scarso se non vuoto di obiettivi e cultura di governo.

Provvedimenti e indirizzi d’azione che calcano soprattutto il vecchio frusto sistema del vecchio: la ricerca del consenso facendo uso dei soldi pubblici, aumento delle tasse e del debito. Un nuovo che non c’è, nei fatti. Contenuti politici che sembrano estratti da discorsi da bar, ove tutto è ridotto a slogan semplici, a verità banali.

Fa male, a rifletterci; e fa paura. La situazione della nostra Italia non consente queste varianti spensierate della gestione dello stato: il debito che il sistema vecchio ha messo sulle spalle di noi italiani deve essere affrontato seriamente. Chiunque oggi abbia la responsabilità di governare, anche se privo di colpe su ciò che trova, prima di spendere nel proprio consenso dovrebbe pensare all’interesse del paese e agire di conseguenza.

Non succede, purtroppo. Mancano i presupposti, anzi si vedono avvisaglie di intenti statalisti, contrari al libero mercato (che in alcuni casi sembra anzi voler punire).  Insomma il “nuovo” è bene che cresca, che impari a gestire nell’interesse del paese la Res Publica (la cosa pubblica) e vediamo come cresce il progetto del nuovo fatto di ritorno alla democrazia, al popolo che attivamente partecipa e decide facendo uso dei mezzi che il terzo millennio ci mette a disposizione.

Si arriva inevitabilmente al Piattaforma Rousseau: il progetto Casaleggio che si propone l’impiego della rete come nuova agorà nella quale tutti possono partecipare. Non solo dire la propria, ma proporre, aderire, suggerire, dissentire, bocciare, di tutto quanto è in discussione al Parlamento. Nella sostanza un Prlamento virtuale allargato cui tutti possono dire la propria e partecipare.

Siamo davvero ai primissimi passi, anzi ancora incapaci di agire da bipedi, che per muoversi  occorrono braccia e gambe (VEDI). del resto è impossibile che un progetto così gigantesco nasca già compiuto e perfetto. Eppure una visita al sistema Rousseau una visita da ospiti è consigliabile. Davvero vi sono  aspetti  che sorprendono:  proposte di legge in discussione, quelle già in corso e quelle ancora in fase di proposta; con le date del trattamento, la possibilità di dire la propria; di ricevere un riscontro.

È possibile partecipare al dibattito entro la Piattaforma Rousseau; di vedere una propria idea, im comma, un inciso inserito nella proposta. Un accesso semplice, accattivante, che invoglia a esserci. Sta crescendo uno strumento essenziale, che guarda al futuro. Davvero sorprendente che di questa piattaforma Rousseau non si parli nei media, non si partecipi. Che la vecchia politica si possa vedere potenzialmente superabile, quindi fumo negli occhi rispetto alla “res publica” divenuta proprietà degli eletti pro tempore, è normale.

Meno normale un paio d’aspetti attuali: 1) possono partecipare e dibattere gli iscritti; molto meno i visitatori; 2) la struttura dovrebbe essere ri-segmentata e resa autonoma per ogni comune; creando un’agorà comunale e nella città grandi rionale. Una struttura aperta e libera, una sorta di wikipedia dedicato alla democrazia partecipata come il terzo millennio può consentire.

La Piattaforma Rousseau resterà nel tempo, chissà come e quante volte rivoltata, modificata, ingrandita, resa più efficiente e  funzionale. Cambierà ma questa piattaforma è destinata a essere un lascito per le generazioni di oggi e future. Partecipiamo, contribuiamo a farla crescere, a migliorarla, a sostenerla. Non è necessario essere M5S (anche se oggi funziona come un proprio braccio operativo); serve a tutti nel mondo globale, serve ancora di più all’Italia di oggi, anche allo stesso M5S).

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  1. #1 scritto da Andrea D. il 22 gennaio 2019 23:08

    Caro Luigi, senza entrare nel merito della questione (possiamo davvero affidare il processo democratico a una piattaforma privata closed source?), devo constatare che la tua visione è molto romantica, ma, a mio avviso, totalmente utopica.

    Il cittadino medio non ha il tempo né la voglia di affrontare le varie questioni (non va nemmeno a votare una volta ogni tot anni, a Cagliari ha votato il 15%, figurati se dovesse votare ogni giorno!) e, anche qualora l’avesse, non dispone delle competenze e delle conoscenze necessarie per deliberare responsabilmente.

    La democrazia diretta NON funziona! Non ha mai funzionato! Anche nell’antica Grecia. La democrazia di Atene (sessista, schiavista e talmente liberale da condannare a morte Socrate!) è un mito! Anche allora c’era corruzione e disinteresse.
    Il tuo è un sogno di un mondo ideale che non si realizzerà mai. La strada, invece, è, cinicamente se vuoi, un’altra: uno stato minimo che riduca all’osso le distorsioni inevitabili nella democrazia, dove ogni testa (dal genio all’ultimo dei deficienti) vale un voto. Non c’è altro modo. Solo che rimettere il coperchio al vaso di Pandora

    (e togliere ai politici il potere del denaro col quale si compra il consenso del popolo bue, come accade anche oggi col governo attuale) è cosa tutt’altro che facile.

    Lo Stato
    è la grande finzione
    attraverso la quale tutti
    cercano di vivere alle spalle di tutti gli altri.
    Frédéric Bastiat (VEDI)

    L’articolo, che vale la pena leggere e rileggere, è stato scritto oltre 150 anni or sono, ma è ancora quanto mai attuale, anzi direi moderno e futurista nella sua semplicità e schiettezza se non fosse che da allora i governanti hanno scoperto l’arma magica, anche oggi in gran spolvero, del deficit e delle spese a debito! Lunga vita a Keynes, ai monetaristi, ai socialisti vari e allo Stato! Per pagare e morire, come recita il famoso detto, c’è sempre tempo. Oggi reddito di cittadinanza, rigorosamente a debito, per tutti perché tra poco si vota. Auguri! Noi, poveri liberali, non possiamo fare altro che assistere, impotenti, allo scempio e siamo costretti a guardare, voci nel deserto, l’esercito di topi che danzano verso il baratro dietro il pifferaio magico di turno.

    RE Q
  2. #2 scritto da socrate lusacca il 23 gennaio 2019 21:53

    La descrizione odierna di Andrea è realistica.
    La situazione, la finzione del “popolo sovrano” durato 150 anni e tuttora prevalente,
    in cui la sovranità è una presa per i fondelli,
    perché sovrano è il sistema dei partiti coalizzati in casta, anche se recitano ruoli di maggioranza e minoranza in funzione degli siti pro tempore.

    Ciò che l’articolo intende porre in evidenza è quanto sia importante e quanto possa approssimarsi un cambiamento rivoluzionario:

    venti, trenta, quarant’anni?
    chi può dirlo, oggi.
    Ma certamente nel 2040 o 50 o 60,
    chi può pensare che le elezioni si svolgano ancora come oggi?
    con le urne e le schede cartacee,
    gli scrutini, la delega,
    quando tutti coloro che sono interessati e lo vogliano
    potranno esprimere la loro scelta, su ogni questione che esca dall’ordinario..

    Rousseau è certamente un primo tentativo, sconnesso
    ma indica un percorso.
    Dovrà cambiare e modificarsi chissà quante volte…
    ma questo è il nuovo

    il nuovo che muta il limite della finta democrazia,
    più correttamente e onestamente da chiamare partitocrazia,
    che impedisce modificazioni e sviluppi,
    proprio perché, come ogni monopolio,
    è portato a conservare, non cambiare….

    buona serata

    RE Q
  3. #3 scritto da Andrea D. il 24 gennaio 2019 22:47

    Un conto è la modalità tecnica con cui si svolgono le elezioni, sulla quale, non ho dubbi, il futuro ci riserverà cambiamenti legati alla tecnologia (d’altra parte in Lombardia si è già sperimentato il voto mediante tablet), diverso il discorso della “delega” vs democrazia diretta.

    Non vedo alternative al sistema delle deleghe e considero la democrazia diretta una pura utopia se non una iattura; il cittadino medio non è in grado di scegliere con cura il proprio rappresentante una volta ogni 4 anni e dovrebbe essere in grado di prendere le decisioni più disparate, sulle quali non ha, in media, alcuna competenza e conoscenza (per non parlare del tempo), ogni giorno?
    Ma non scherziamo.

    I partiti sono un problema? In parte (certe ideologie, che la storia dovrebbe aver ormai sepolto ma che invece resistono tuttora, in particolare), ma qual è l’alternativa?
    In questo il M5S non di differenzia dal resto, al di là di soluzioni coreografiche e di retorica spicciola per incantare il popolo bue.
    Anzi, osservo con rammarico e inorridisco di fronte al manta dell’ignoranza e dell’incompetenza elette a virtù.

    E purtroppo, di fronte all’ignoranza e alla stupidità (perché se ci fosse l’umiltà, la consapevolezza e il desiderio di imparare, forse qualcosa si potrebbe fare) non c’è rimedio!
    Del tutto superfluo anche tentare di spiegare. La presunzione e la stupidità impediscono ogni progresso. Ci penserà la realtà, ma dubito che certa gente possa imparare qualcosa anche di fronte al proprio fallimento.

    RE Q
  4. #4 scritto da socrate lusacca il 24 gennaio 2019 23:01

    La denuncia dei limiti che ha M5S è notoria e su questa faccenda poco c’è da aggiungere.

    fermarsi a ciò e non cogliere il profondo cambiamento potenziale che ha sulla gestione politica l’informazione real time di tutto su tutti,
    su come venga meno la delega assoluta e totale che intercorre fra una elezione e l’altra,
    che si deve lavorare per questo futuro,
    perché venga superata la delega totale che ha portato alla partitocrazia
    perché i cittadini provvisti della competenza possano esprimersi e formare la volontà del paese
    meglio e più compiutamente delle congreghe dei partiti d’oggi…

    Resta a mio parere il caso di rifletterci davvero.

    RE Q

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