Social media: lo stile, il galateo, l’uso strumentale, e quanto politicamente scorretto

Nel descrivere queste riflessioni, ci rifaremo  a facebook. Il più usato dei socal media, quello che più  impatta nelle comunicazioni che si riferiscono  a Buccinasco. In generale possiamo partire dalla considerazione dello strumento social come un’agorà, l’equivalente della piazza ateniese, ove 2500 anni fa è nata la democrazia (termine che significa potere al popolo).

Noi oggi propriamente non viviamo in un sistema democratico, bensì in un quasi sinonimo chiamato repubblica;  dal latino Res Publica, cosa pubblica. L’insieme che tratta della politica della Comunità. In epoca romana gestito dal Senato al quale si accedeva per origine: l’appartenenza alla gens, alle famiglie capi tribù delle origini. Repubblica anche oggi è democrazia delegata, distinta dalla democrazia diretta. Si partecipa alla gestione per elezione universale: il popolo conferisce una delega. L’unico potere del popolo rimane il rinnovo delle elezioni ogni 5 o più anni.

I social media sono la novità del terzo millennio: rappresentano l’opportunità nuova per il “popolo”: la possibilità di dire la propria sulla cosa pubblica, la “politica”. Uno strumento nuovo che rompe gli equilibri comunicativi della repubblica basata sulla delega: la comunicazione non è più monopolizzata dai media (più o meno politicamente controllabili; soprattutto più). Nel social media il popolo tutto, il Cittadino Rossi, Bianchi o Verdi, può esprimere il suo parere, dire la propria valutazione o reazione. Farlo nell’agorà virtuale del web.

Il web è giovane, non ha regole consolidate dall’esperienza; l’utilizzo prevalente oggi ha carattere reattivo o emotivo, fatto spesso di poche battute, anche una singola. Il “popolo”,  diseducato dalla gestione repubblicana delegata, è portato a lasciar fare, a disinteressarsi. L’impressione che se ne ricava è di uno strumento mediocre, ma attenzione: il tempo gioca a favore. Il popolo in misura crescente imparerà a far uso più funzionale e efficace.

I politicanti di mestiere, di ieri e d’oggi sono spiazzati; infastiditi, avvertono l’importanza dell’agorà del web, come una novità che ne  intacca il ruolo, il loro potere. Non sbagliano. In genere fanno uso dello strumento web come uno dei diversi sistemi di comunicazione, il che è verò ma in modo parziale e non assoluto. Sono abituati a gestire la comunicazione con i media tradizionali, i giornaletti, l’appropriazione della comunicazione istituzionale, monopolizzata.

Dei politici, vi sono coloro che prendono atto del nuovo, che si mettono sull’agorà in discussione aperta. Ve ne sono altri che restano indietro, che non hanno capito, fermi al passato. Ecco allora che cercano in ogni modo di superare la condizione di piazza, di agorà nella quale tutti hanno voce, tutti sentono tutto e tutti possono dire tutto. Li vedono come media, cercando i modi per strumentalizzare il web, distorcendo l’ampiezza e la totalità dello strumento, indirizzandolo a una parte, inibendo la propria comunicazione a coloro ritenuti avversari.  Non cosentendo loro di repicare, d’intervenire.

Vorrebbero un web possibilmente “loro”, o condizionabile; averne le chiavi per consentire l’accesso o evitarlo, in pratica riportandolo alla parzialità pilotata dei media pre-web. Una battaglia destinata a essere persa; questione di tempo. Oggi però è bene che si pratichi un metodo e un galateo che valorizzi il web come agorà cui tutti accedono, tutti parlano, tutti sentono, tutti replicano. In particolare e soprattutto quando l’agorà riguarda la nostra Comunità, la “politica” locale.

Vediamo allora le cose che si devono evitare;  il binario in cui porsi, il comportamento da adottare.

  1. Lasciare a tutti la possibilità di leggere quanto si comunica nell’agorà;
  2. Consentire  a tutti la facoltà di approvare (mi piace), di replicare, di criticare;
  3. Evitare di escludere dalla comunicazione nell’agorà categorie di Cittadini, o singoli Cittadini;
  4. Evitare l’uso di offese personali, o rivolte a categorie; la componente emotiva è meglio che sia controllata e si proponga l’obiettivo di spiegare e motivare il proprio dissenso

Vi possono essere situazioni particolari che giustificano l’esclusione all’accesso (leggere ciò che si scrive), o alla replica, fatta da soggetti di cui si ha motivata ragione di prendere le distanze (offese, linguaggi scurrili, ecc.). Queste esclusioni però è corretto che siano rese note a tutti i lettori, indicando nomi e categorie che si escludono, le motivazioni che giustificano l’esclusione (disclaimer):  i lettori devono sapere.

Queste sono notizie essenziali,  importanti per i lettori che partecipano all’agorà. Non farlo è un ciurlare nel manico. Il lettore che legge le critiche rivolte a persone o categorie, che poi non replicano, è portato a farsene una ragione sbagliata (non sanno che a costoro è chiusa la porta e non si consente di conoscere, di partecipare, di replicare).

Democrazia è potere al popolo; agorà è il popolo che partecipa. Se si altera o limita la discussione si limita la democrazia…  siccome sono diversi i componenti della maggioranza che adottano questo modo d’agire, è bene che ciò sia risaputo. Li invitiamo a cambiare metodo. Con il popolo che li ha eletti, hanno l’obbligo di essere onesti e trasparenti. Smettere di far uso di questi maldestri trucchetti… anti democratici.

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