Accoglienza migranti buona o buonista? Le differenze ci sono: è bene conoscerle

Cominciamo con il tema dei rifugiati, migranti, profughi, naufraghi, esuli, o come altro si intende classificarli. In parole povere africani del Sud Sahara che in questi anni si sono sottoposti al viaggio della speranza. Ricordo un film del dopoguerra con italiani disperati che d’inverno passavano le Alpi per recarsi in Francia: materia per accorare spettatori con occhi lucidi e lacrime che spuntano.

La questione italiana possiamo sintetizzarla in due tempi: la fase dei governanti fessi, che barattano l’accoglienza  nel primo paese di sbarco, contro un finanziamento europeo per accoglienza e integrazione. Fase durata un decennio, dalle conseguenze drammatiche, di cui ci si è accorti poi, quando la frittata è scoppiata in tutta la sua gravità, raggiunti i 650mila “irregolari”.

Chiamiamo irregolari i migranti privi di documenti, comunque accolti prendendo per buone le loro dichiarazioni di profughi di guerra. Di cui naturalmente meno che mai arriveranno documentazioni dai paesi dichiarati come origine. Su questo sistema è sorto un business dei buonisti: ONLUS, coop più o meno finte, ecc. magari con protettori politici, che hanno loro garantito canali di supporto per accogliere, a 25 o 35 euro giorno/persona.

I lager, chiamati CARA o CIE o come altro si voglia, spuntati come funghi, hanno trattenuti e ancora oggi trattengono questi disperati. Tutt’altro che accolti e integrati… a malapena conoscono qualche parola d’italiano. Non utilizzabili per alcun mestiere se non per la raccolta in agricoltura. Hanno fatto la “fortuna” di non pochi “buonisti” intesi come mestieranti del buono a loro profitto. Non bastando a questo venne aggiunto lo SPRAR (finanziamenti per accogliere e integrare).

Troviamo un evento di questi giorni che coinvolge alti funzionari nella provincia di Gorizia, e una coop trapanese, accusati di falso e indebiti introiti con una cifra complessiva di milioni (VEDI); si aggiunge ad altre diverse storie fra le quali una a Potenza, dell’anno scorso (VEDI), anche qui con una decina di milioni di costi no n dovuti. C’è anche quella notissima del sindaco di Riace, dai comportamenti non proprio leciti e legittimi. Immaginiamo quante altre vi saranno fra le centinaia di strutture sparse nel Paese.

Non tutte saranno di questo tipo, ve ne sono anche di funzionali e benefiche davvero. Come ad esempio la struttura della chiesa valdese che affronta in proprio i costi, facendo uso dell’otto per mille. Ciò detto rimane la forte precarietà del programma, che vede le strutture riceventi in potenziale conflitto d’interesse, tanto più se il sistema dei controlli amministrativi fa acqua (come in tutti i settori della P.A.).

La scelta dell’attuale governo è davvero un cambiamento (almeno in questo caso). Che porta a fare chiarezza, a denunciare le precarietà trascorse; l’enorme quantità di apolidi e sans papier che girano per l’Italia, lasciati uscire dai CARA o CIE alla fine dei soldi ministeriali. Senz’arte né parte, destinati a sottolavori: lumpenproletariat li definiva  Marx ritenendoli, già 200 anni fa, estranei  alla sua ipotesi rivoluzionaria.

Il sottoproletariato manifesta una serie di elementi caratterizzanti, quali l’incapacità di organizzazione, l’assenza di mobilità sociale, la disorganizzazione e caoticità quotidiana, una disoccupazione cronica, l’essere possibile serbatoio di manovalanza della malavita e di bracci armati di terrorismi politici…

Aveva naso Marx; senso del tutto assente ai suoi epigoni d’oggi, interessati più alla componente business che ne può derivare piuttosto che ai problemi già posti in evidenza, che ora il paese dovrà affrontare e risolvere. Una questione simile la manifesta però anche questo governo, con uno strumento che è a forte rischio di replicare la criticità: il Reddito di Cittadinanza (VEDI).

Quest’ultimo articolo è de ilgiornale, quindi di parte avversa. I dati però sono oggettivi: indebitare lo stato (i Cittadini) per dare soldi al rien faire. Il rischio di dar vita a una categoria di italiani prossimi alla condizione di sottoproletariato, è evidente. Cominciamo con 11mila sinti, dalla cittadinanza italiana, che hanno titolo per percepirne il reddito, basta che abbiano almeno due anni continui di residenza in Italia. Quelli di Buccinasco ne hanno tutti diritto; è scontato.

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