Perché chiamare Sicurezza un decreto che si propone di mettere ordine a un gravissimo pasticcio costruito nello scorso decennio?

Una delle pratiche mutuate da Renzi (Buona Scuola, ad esempio), quella di denominare con slogan accattivanti le decisioni del governo, viene riproposta e praticata in forma più sistematica dal nuovo governo, a cominciare dal Contratto per il Cambiamento. Sono seguiti il Reddito di Cittadinanza, l’assegno di Dignità, e via enumerando decreti dal contenuto non sempre pertinente rispetto al titolo attribuito al Governo.

Il vicepremier e Ministro dell’Interno Salvini ha definito il decreto relativo ai migranti che si trovano in Italia irregolarmente, “Decreto Sicurezza”. La questione che ha i maggiori effetti sulle normative vigenti (o, diciamo così, delle pratiche di fatto lasciate correre anche se non proprio corrispondenti ai principi fondanti dello Stato), riguarda l’introduzione di un divieto per i sindaci di poter rilasciare la residenza a migranti che non abbiano titolo per stare nel nostro paese.

L’effetto di questa legge è rilevante: coloro che non sono in ordine sono all’incirca 650mila sbarcati in un decennio, sono persone prive di documenti, accolti in base a loro dichiarazioni prive di riscontri, inviati a centri di raccolta, gestiti da associazioni, onlus e coop, finanziate da UE e governi italiani, quindi man mano lasciati liberi di circolare di fatto nel paese. Vivono di ogni espediente (piccola malavita, sfruttamento prostituzione e smercio droga, ecc.) quando non lavorano in nero nell’agricoltura, in prevalenza nel Sud.

Un certo numero di comuni ha gradualmente proceduto a rilasciare a questi apolidi sconosciuti un certificato di residenza, con l’effetto di farne di fatto dei neo-Cittadini italiani con diritti rispetto a salute, sostegni diversi ecc. Un modo per risolvere “all’italiana” le problematiche localmente più serie (oppure  comuni con amministrazioni più sensibili: alle persone o alle ONLUS che questi neo-Cittadini si impegnano ad assistere, grazie soprattutto a contributi pubblici).

Il Decreto Sicurezza si preoccupa di fermare la deriva di una progressiva italianizzazione di fatto di 650mila migranti sconosciuti, in assenza di procedure precise che permetta di accogliere solo i realmente interessati e impegnati a integrarsi. Diversamente ci troveremmo in qualche anno con l’1% della popolazione fatta di estranei, che rivendicano le loro origini, le loro pratiche, i loro metodi: una sorta di minoranza etnica e culturale.

Con l’aria che tira nei luoghi di provenienza chi può escludere un percorso di questo genere? Ma, si solleva da coloro che sarebbero propensi al “buonismo”, a accoglierli comunque, che lasciare nelle condizioni di precarietà legale e normativa costoro, rischia radicalizzazioni e ha costi sociali pesanti per queste minoranze. Secondo costoro si ha il dovere etico di assisterli.

Il problema non esiste: chi può impedire che questi possano avere supporto e assistenza da organizzazioni che hanno lo scopo di venire incontro alle precarietà? Nessuno può impedirlo. Il Decreto Sicurezza non tratta in alcun modo il tema. Quel che può essere l’effetto è il venir meno della condizione giuridica di poter impiegare soldi pubblici da erogare a queste organizzazioni perché si impegnino alla loro “integrazione”.

La stessa questione che riguarda lo SPRAR (Sistema Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati): abbondantemente finanziato dai governi precedenti. Rubinetto chiuso dal Ministero dell’Interno, che ha bloccato l’erogazione di somme già destinate a questo scopo. Ciò non impedisce alla nostra amministrazione di Buccinasco di proseguire nel promuovere iniziative di supporto all’integrazione, previste anche per la villa di via Odessa, sequestrata alla ‘ndrangheta, assegnata a scopi del genere e per numeri ben maggiori di quelli accordati da Maiorano nella mezza villetta di via Nearco.

Eppure la nostra amministrazione riguardo al tema non dice nulla: è intuibile che il loro “buonismo” che si compie con soldi pubbici li porti a sostenere e auspicare che dallo Stato arrivino i rivoli di danari romani (o regionali) che vengono dalle nostre tasche di Cittadini, o che aumentano il nostro debito. Sostenere apertamente questa politica sanno bene che a Buccinasco trova la generale ripulsione della Comunità; quindi nulla dicono e magari lavorano sotto traccia sperando di cambiare….

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