M5S e Lega eguale CGIL e Gilda scuola? pare di sì!

“Sono state ripristinate le modalità di trasferimento precedenti dopo la confusione generata dal sistema della ‘Buona scuola’. È stata data così una risposta concreta a migliaia di docenti”, spiega Francesco Sinopoli, segretario generale della Flc Cgil. (ilfattoquotidiano: VEDI).

La spiegazione che ne da CGIL Scuola è da manuale. Nel sito proprio del sindacato il risultato se lo attribuiscono direttamente:  “Dopo una trattativa di due mesi, grazie al contributo determinante della FLC CGIL è stato trovato l’accordo sul CCNL mobilità.” Il tentativo del governo Renzi di smontare l’assurda gestione nazionale dei posti di lavoro nell’istruzione, sottoposta a ritocchi e attenuazioni che ne hanno ridotto l’obiettivo, denominato “buona scuola” è così archiviato.

Le questioni che riguardano un contratto nazionale dell’istruzione, sono enormemente complesse e qui c’è posto per una miriade di favori, piccoli vantaggi a categorie numerosissime di dipendenti e funzionari. Un pascolo da sottogoverno per favori elettorali, da sempre gestito così. Si è tornati indietro, per la felicità dei sindacati e della Gilda Insegnanti: “passi avanti ma non bastano; spiragli ma non sono ancora sufficienti”.

Ciò che balla in queste valutazioni è una cosa di fondo, che non si dice. Il responsabile della scuola, il preside (o come altro di chiamerà o tornerà a chiamarsi),  ridiventa un amministrativo, un burocrate che non ha alcuna responsabilità sui suoi insegnanti. Il posto viene assegnato da una mastodontica e complessa graduatoria per titoli; il docente nominato ha “diritto al posto” dove è assegnato.

L’insegnante quindi viene mandato dal bussolotto delle nomine e il preside se lo trova e lo deve tenere. Un sistema che inevitabilmente premia i meno professionali, i meno impegnati, e preparati. Una volta ottenuto il “posto” comodo rispetto a casa, chi lo schioderà mai da lì? Chi glielo farà fare di impegnarsi per la migliore riuscita del suo delicatissimo ruolo sulla costruzione educativa delle nuove generazioni?

Il tentativo di trasformare il responsabile del plesso scolastico in dirigente che sceglie, nomina, assume e forma per costruire un progetto formativo che lui per il suo territorio ritiene più confacente, è abortito, nella felicità di sindacati fuori dalla storia, sclerotizzati culturalmente  rispetto alla loro funzione.

Eppure ogni tanto capita pure che in qualche realtà, la scuola riesce a funzionare davvero. Come può essere? Semplice: il preside in questo caso ha la stoffa del dirigente. Rifiuta il quieto vivere e riesce a farsi sentire dagli organismi sovrastanti. Sono  pochi, ma ci sono. Oltretutto servono da paravento alle critiche che vengono da una gestione nazionale di centinaia di migliaia di insegnanti; “vedete che anche così si può far bene e riuscire a distinguersi?” Vero, ma non sono neppure il 10% del totale.

La media della scuola italiana è burocratizzata. Impregnata in un tran-tran nel quale chi vorrebbe svolgere seriamente il suo compito è in ogni modo ignorato se non scoraggiato, demotivato. I sindacati che difendono questa condizione di privilegio statalista, socialisteggiante, fanno danni e tengono fermo il Paese. Governo del Cambiamento? Ma no… Queste sono scelte da governo del gambero. Purtroppo. Verrà confermato dai voti M5S raccolti entro l’ambiente alle prossime elezioni.

  1. #1 scritto da Andrea D. il 28 dicembre 2018 14:49

    Concordo con le osservazioni in generale, ma non sul punto specifico.

    La riforma precedente era un papocchio disastroso, a dimostrazione che il cambiamento non è di per sé sempre positivo, si può cambiare anche in peggio!

    Dare ai presidi il potere di scegliersi i collaboratori senza alcun controllo di merito, che facciano bene o male restano inamovibili e non ne rispondono, era profondamente sbagliato.

    Non avendo gli utenti la possibilità di scegliere, premiando chi opera bene e punendo chi non lo fa, cosa avrebbe impedito ai presidi di attorniarsi di amici e parenti infischiandosene della qualità? Nulla!

    RE Q
  2. #2 scritto da socrate lusacca il 28 dicembre 2018 16:10

    Certo che la “buona scuola” è stato il frutto di compromessi interni fra le varie aree Pd e sindacali.

    Il governo Renzi ritenne comunque di uscire con un legge “papocchio” che contenesse il senso del cambiamento, in una direzione autonoma della scuola.
    Il preside che andava verso una funzione diversa, da dirigente.
    Scelta molto rischiosa, sostanzialmente sbagliata in termini manageriali e organizzativi.
    Ci sarebbe voluto il coraggio (o il potere di realizzare, certo non scontato) di una scelta più decisa: ad esempio mantenere il ruolo del preside nella sua funzione amministrativa; mettendo a gara i plessi scolastici assegnandoli a dirigenti che, rischiando in proprio, fossero i conduttori rispondendo in proprio, retribuiti in base ai risultati. Questi ultimi, i risultati, misurati in efficienza nel rapporto costo benefici.
    Col potere di scegliere un piano di studi in base alle esigenze del territorio; svincolate le iscrizioni dalla residenza delle famiglie, libere di iscrivere i figli dove volessero, ecc…

    Ciò che ne è uscito è un indirizzo misto (che in gestione d’impresa è sempre un fallimento).
    Il potere al preside faceva paura ai sindacati e al corpo docente, anche con ragioni per quanto indicato da Andrea,

    Il risultato scelto dal Governo del Cambiamento è stato: tornare indietro alla situazione precedente.
    Nel nido del contratto nazionale e nomine uniche al ruolo, in base a “punteggi”… la gestione burocratica che renderà la scuola italiana una sorta di Kombinat sovietico entro il quale la responsabilità individuale e di risultato viene a mancare..

    Buona giornata

    RE Q

I Commenti sono chiusi.


SetPageWidth