INPS: il bilancio “sociale” 2017… quante cose s’imparano!

Su questa relazione nei media di ieri (compresi radio e tv, per quelle che abbiamo ascoltato) non è apparso nulla, al bar sport si direbbe “una bella fava”. L’unica eccezione trovata è un succoso rendiconto in un articoletto di Italiaoggi (VEDI). giornale dedicato a professionisti, non certo conosciuto dal grande pubblico.

Eppure questi dati (alcuni ne riporteremo) meriterebbero di essere conosciuti da tutti, diffusi e stampati nella mente. Di chi lavora e versa, ma anche di funzionari e dipendenti INPS, delle imprese (ma queste anche se non precisa, la situazione l’hanno ben presente). I politici lo sanno già, ma loro sono interessati al consenso, ai voti.

Soprattutto giornalisti e professionisti dei media (che così la smetterebbero di fare domande insulse o ovvie, o pilotate, ai politici). Per finire con questi ultimi, sia in parlamento che fra gli attuali reggitori in un Governo che chiamano del Cambiamento. Andiamo a vedere qualcosa:

  • La riforma Fornero, in 5 anni ha consentito di ridurre la spesa pensionistica di circa 40 miliardi (3,9%) in 5 anni. Media di 8 miliardi l’anno;
  • Le pensioni proprie hanno avuto entrate (versamenti di dipendenti e imprese) per 200 miliardi; uscite per 257 miliardi, con un deficit di 57 miliardi;
  • 56 miliardi sono welfare (erogazioni non coperte da entrate ma dalle nostre tasse). 38mld di sostegno al reddito; 18mld per invalidità civile;
  • Complessivamente dalle nostre tasse: 110 miliardi nel 2017. A rimpolpare l’INPS per pareggiare i conti;
  • La media delle pensioni di vecchiaia nel privato sono di 1.170 euro uomini; 858euro per le donne;
  • Per i dipendenti pubblici le pensioni di vecchiaia sono due volte e mezzo maggiori: 2.456 euro uomini; 1.748 euro donne; La relazione non lo dice, ma le pensioni pubbliche sono in deficit…
  • Le pensioni di invalidità erogate sono il 2,4% al Nord; il 3,2% al Centro; il 6,7% al Sud e isole;
  • Il reddito di inclusione (al 30 Settembre 2018, governo Gentiloni) ha visto accolte 376mila domande di cui due terzi: il 67,1% che riguardano il Sud; 14,1% al Centro; 18,7% al Nord;

Possiamo fermarci qui, ma vi sono altri dati, che invitiamo a leggere (e forse conservare); quando si sentono strafalcioni e insulsaggini in tv, o dichiarazioni roboanti dai politici di turno, questi dati e queste cifre vanno tenute bene a mente. GIÀ OGGI le entrate INPS non coprono le pensioni. Abbiamo un deficit di 57 miliardi l’anno!!

Fra i dati non c’è il numero né il costo delle pensioni cosiddette di “anzianità” (tipo “quota 100″), non espresso forse per ritegno. Si tratta delle pensioni con un numero di anni di contributi (reali e virtuali)  maturati. Un istituto che in Europa c’è solo per i casi di malattia e altre criticità che non consentono di proseguire nel lavoro. Fonte inesauribile di lavoro nero: questo si che toglie posti di lavoro!

Quando poi andiamo a vedere il debito pubblico che aumenta, possiamo ben capire quanto si potrebbe avere di avanzo per investire in infrastrutture, ridurre le tasse, incentivare aziende che esportano, far crescere le occasioni di lavoro. Solo facendo ordine. Non parliamo poi della disorganizzazione che regna nella P.A., praticamente in tutti i settori e ministeri, come nei comuni e regioni.

Il dibattito politico sulla situazione vive di polemiche senza senso pratico. Sono solo comunicazioni volte a carezzare la tale o talaltra categoria per carpirne il consenso, aspettandosi voti. Tutti che agiscono con questo obiettivo. Senza il minimo imbarazzo, con una metallica faccia carica di cerone, per non far trasparire la sottostante lega di rame e stagno, quella che si chiama faccia di bronzo.

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