Non si deve dire, ma la situazione nei mercati mondiali è critica; si profila una depressione

Non si deve dire, perché in economia, prefigurare scenari che preoccupano ha l’effetto di un moltiplicatore che si avviluppa e aumenta le propensioni nel tirare i remi in barca, influire negativamente sul “sentiment”.  Noi possiamo esporci perché siamo un atomo nel mondo della comunicazione: piccolissimi. Il bicchiere mezzo vuoto non è la nostra visione ordinaria; in genere cerchiamo di individuare la via d’uscita possibile alle crisi potenziali che si presentano.

Ci fa scattare una spia rossa che si è accesa, che fino al 2000 per GE è stata non solo spenta ma verdissima. L’azienda fondata da Edison a fine Ottocento, quello che ha inventato la lampadina. Si chiama General Electric, conosciuta per l’acronimo GE. Famosa per essere un’anomalia vincente fra le grandi imprese: ha da sempre diversificato innovando molto in diversissimi settori, sempre con successo. Nel 2001 il suo apice con 445 miliardi di capitalizzazione (valore di borsa), prima società al mondo.

Negli anni duemila con globalizzazione e big data  il mondo è cambiato. Una serie di acquisizioni non hanno funzionato più. Si è avviato un ciclo negativo; la crisi è esplosa a Ottobre, col cambio del general manager preso da fuori. Il valore del titolo si è dimezzato nel 2018. Il compito attuale è sbrogliare la matassa cedendo aziende per fare cassa, tornare in utile, inevitabilmente ridimensionandosi.

General Electric è paragonabile in Italia al titolo Generali: un mito per oltre un secolo: titolo di cassetta. Un’azienda storicamente considerata l’emblema dell’American way of business. General Electric, grande conglomerato industriale con divisioni che spaziano dall’aviazione all’energia, passando per i servizi finanziari e le apparecchiature biomedicali senza dimenticare il gioiello delle turbine a gas prodotte dalla controllata Nuovo Pignone di Firenze.

Il valore di borsa oggi è pari a metà del fatturato; tutto avvenuto quest’anno. Il debito invece è pari al fatturato di 120 miliardi. Standard & Poors esprime una valutazione BBB+ (appena sopra l’Italia!).  Rimane negli USA un mito; la soluzione in questa fase non è prevedibile nei tempi. Purtroppo non è l’unica big di Wall Street: nel 2018; da Luglio sono scese del 30% Facebook,  Netflix, Amazon. Anche Google, che limita la perdita al 15%. Casi non drammatici ma tutte aziende che sono troppo grandi per fallire (VEDI).

Le criticità da affrontare in questo cortile, così è diventato il nostro pianeta, si stanno sommando. La bilancia commerciale USA con la Cina è sempre più negativa nonostante i dazi introdotti da Trump. La Cina da sensazioni di rallentamento. Il mercato auto soffre il permanere di una capacità produttiva che supera la domanda di 1 milione di pezzi.   General Motors  ha dichiarato la chiusura di 5 stabilimenti…  Riflessi in Europa si fanno sentire in modo sempre più avvertito. Il 2019 purtroppo sta profilandosi in riduzione riguardo alla crescita attesa.

Il mondo finanziario USA è di nuovo pieno di titoli derivati, strutturati, avvicinandosi alla situazione del 2007.  Se dovesse saltare di nuovo il tappo (auguriamoci di no, naturalmente) la ripetizione potrà essere più ampia, più difficile da controllare.  Forse l’insieme delle criticità può essere ancora controllato a Wall Street e nel tesoro USA (forse); ma fuori le conseguenze possono essere serie, cominciando dall’Europa. In questo gioco globale, l’Italia quali effetti può prevedere?

Per i paesi in via di sviluppo sarebbe un dramma; con una riduzione (non si può dire adesso quanto profonda) del commercio mondiale. La nostra fortuna è la grande quantità di aziende di nicchia, medio-piccole e familiari, più flessibili.   Ma questo non può essere sufficiente se il Tesoro (nostro) non obbliga a tirare la cinghia. Certo che trovarsi col mare in burrasca e un debito stratosferico non consentirà molte manovre, soprattutto spendere rischia di diventare proibitivo.

Per tornare alla crisi GE, le sole aziende italiane occupano 12mila dipendenti, 6miliardi di fatturato.  Il programma di snellimento globale in atto e cessione di attività può riguardare anche l’Italia, è anzi probabile. Sul piano generale,  auguriamoci di evitare il sorpasso in curva e finire contro una parete di roccia. Certo che se coincidono le elezioni in Europa e l’orso nei mercati, … meglio non pensarci?  O forse è più serio, doveroso,  guardare con realismo lo scenario; impegnarsi a  venirne fuori.

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