Supporto al lavoro, formazione, avviamento: è richiesto buon senso

Prima di tutto, va ricordato il principio base di economia in un paese: il lavoro, le occasioni di impiego, a termine o senza termine, sono generate dall’andamento dell’economia di quel periodo. Se il sistema delle imprese è competitivo, la domanda interna (in Italia soprattutto estera) in aumento, le imprese assumono e i posti di lavoro si trovano. L’unico modo per incrementare il lavoro è far marciare le imprese.

Come? Creando un ambiente favorevole per le imprese, agevolando le esportazioni, finanziando progetti di infrastrutture (in Italia ma anche all’estero), semplificando normative e burocrazie varie, riducendo tempi e  sovraccosti di adempimenti diversi. Promuovendo i prodotti nazionali, e tutelandoli, smontando servizi e attività pubbliche (qualcuna anche privata) che frenano il mercato e lo sviluppo. Insomma portando avanti una politica industriale che venga incontro al mercato.

Se si generasse un piano organico che contiene tutte queste cose, con particolare attenzione al Sud (ove però si richiede una politica di contrasto territoriale alle mafie che sia determinata, anche con provvedimenti di emergenza), il clima plumbeo, autunnale, che da ormai un decennio sta vivendo l’Italia, cambierebbe in poco tempo e si ritornerebbe alla crescita, allo sviluppo. Quindi al lavoro.

Questo dovrebbe essere il faro di un Governo che intende cambiare la condizione del Paese. Di cui non solo non si parla, ma neppure ci si lavora. Anche Confindustria ha una voce flebile: quasi non si sente, e appena viene fuori qualche ipotesi di azione programmatica, poi sembra fermarsi. Le tendenze del Governo sono spesso contraddittorie: assumono nel pubblico (quando invece si deve razionalizzare, e molto. Semplificare e diffondere global data entro la macchina amministrativa), nazionalizzare aziende decotte come Alitalia, ecc.

Il problema LAVORO in Italia è quanto descritto. Esistono poi gli elementi funzionali che rendono scorrevole il flusso fra domanda e offerta: big data efficienti e diffusi che fanno conoscere le esigenze di laoro delle imprese; che guidano nella scelta degli studi (e aggiornano gli studi  in funzione dei cambiamenti attesi nella vita d’impresa); che avvicinano studio e lavoro attraverso periodi di formazione in azienda, ecc.

La conoscenza delle situazioni che si presentano sui singoli territori deve essere studiata e aggiornata, messa in rete a disposizione di tutti; si fa molto poco, se non nulla, lasciando il mercato della lavoro a se stesso, conuna insufficiente informazione per tutti. le imprese che se la devono cavare da sole, spesso inventando lì per lì soluzioni che sembrano al momento più valide. Non c’è metodo, non c’è sistema. In un paese ricco di capacità e inventiva imprenditoriale, povero di risorse, che vive della manifattura, è un grave handicap.

Ciò che stanno proponendo nel Governo e al Ministero del Lavoro (che chiamano ancora Ministero dello Sviluppo) sono ipotesi incongrue e imprecise, da cui si coglie soprattutto l’esigenza di un aiuto economico diretto a chi il lavoro non ha. Reddito di Cittadinanza oggi, nella situazione italiana, è molto simile a una chimera. Possono farlo gli stati prossimi alla piena occupazione: in questi casi si fa welfare davvero, destinando risorse concrete e compatibili con il bilancio dello Stato.

L’Italia si trova in una fase precedente, ancora lontana dalla piena occupazione, con aree di diffusa scarsità di lavoro. Gli interventi che si richiedono sono altri, sopra tratteggiati. Ciò che si propone ha il sapore, davvero poco gradevole, di iniziative che mirano al consenso, ai voti, alla difesa e conferma della poltrona. La politica è una cosa così, ma le esigenze del Paese sono altre e devono avere la prevalenza.

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