Le pensioni, la quota cento, la demografia e i soldi …

Un tema sul quale essere buonisti, largheggiare, raccoglie consensi facili ai politici. Chi mai avrebbe il coraggio di non essere favorevole a coloro che, raggiunti 40 anni di lavoro vanno in quiescenza ? (magari si dovrebbero togliere concessioni diverse, contributi convenzionali, senza versamenti). Le pensioni fino a cento anni fa non esistevano neppure. Negli anni venti e trenta i lavori che la pensione non la costruivano erano la maggioranza.

Si lavorava finché possibile; si staccava quando la  fine era ormai prossima e gli ultimi scarsi sprazzi di vita, si concludevano in famiglia, che provvedeva a tutto. Meglio: al poco ancora indispensabile   al vecchio fuori dal lavoro. Fra i lettori quanti sono coloro che questa situazione l’hanno sentita raccontare in casa, la ricordano per averla vista,  o addirittura per parteciparvi direttamente?

Poi è venuto lo stato sociale. la fondazione dell’INPS viene fatta risalire al 1898, ma è storia aggiustata. L’ente diventa strutturato nel 1919, nel dopoguerra. Poi inglobato nel 1933 entro l’INFPS (la “F” sta per fascista, naturalmente). Nel 1943, con Mussolini cade la F e abbiamo l’ente statale. Vediamo com’è oggi:

I fondi delle pensioni vengono dalle imprese per 2/3 (il dipendente 1/3), fanno duecento miliardi l’anno. Che non basta anche perché l’INPS eroga welfare: ogni euro di aumento delle pensioni fa deficit, aumenta il nostro debito. Da qui chi ha il compito di amministrare deve partire.

l’INPS ha un bilancio di oltre 300miliardi; 110 coperte dallo Stato, dalle nostre tasse

Ogni anno un buco di 110 miliardi. Se questa è la situazione, ed è così; si deve sistemare il sistema pensionistico. Si può continuare a farlo in deficit o bisogna lavorare su quanto erogato, quanto regalato, per cercare un equilibrio, possibilmente riducendo le uscite. Oppure decidere i maggiori cosi e contemporaneamente aumentare i versamenti a imprese e dipendenti.

Aumento delle trattenute a imprese e dipendenti? si può fare ma chi lo propone il consenso, invece di aumentarlo, lo perde! Allora, in questo paese dal debito senza fondo, si sfora, si fa nuovo debito (che pagheranno figli e nipoti, ricordiamolo. Ma farlo non è “buonismo”, bensì delinquenziale indebitamento del Paese; non è l’Europa che ce lo chiede il pareggio: dovrebbero essere i nostri reggenti che lo praticano

Adesso torniamo alla quota 100 (che ci costerà 9 miliardi l’anno almeno: dipende da quanti ne faranno uso). Nove miliardi di deficit per ogni anno a venire, da aggiungere ai 110! È fattibile un’ipotesi del genere? Chi è alla guida può deliberare il fallimento del Paese: è stato eletto e può farlo. Deve però sapere, e devono saperlo tutti gli italiani, che scava un buco che peggiora la situazione di tutti, che ci porta sulla via del default.

Andiamo adesso a vedere due prospetti che la rubrica “infodata” de ilsole24ore ha pubblicato in questi giorni: i pensionati in ragione di classi di età (VEDI) da cui si evince che fino a 65 anni non si va più in pensione, quasi non ci va più nessuno (allora la quota 100 cosa viene proposta a fare? per dare pensioni con nuovo debito e aumentare il lavoro nero?).

Poi una chicca  di quelle che ci fanno tanto “buonisti” (o stupidi): il numero degli invalidi pensionati in rapporto ai pensionati e alla popolazione (VEDI). Si va dal 4% di Milano e Trieste, al 12% e più di altre province, che non è il caso di citare perché tutti noi sappiamo dove sono (province nelle quali un cittadino su dieci e invalido e riceve la pensione! Ecco dove si potrebbe tagliare le spese per rimediare risorse da distribuire meglio e più giustamente. Per non parlare dei residui invalidi di guerra…. e altri numerosi tipi di pensioni: emolumenti senza aver versato un euro…

Infine il tema principale (di cui non si parla, e non ne parla nemmeno l’ISTAT  che nelle statistiche mette insieme le pensioni di vecchiaia e quelle di anzianità, forse perché c’è da vergognarsi). La pensione di “anzianità” (quella che viene erogata in ragione degli anni di lavoro), è un principio che negli altri paesi non esiste o quasi: si va in pensione prima se si è malati, non più in grado di lavorare (un esempio? La Germania. Ha uno stato attento ai bisogni e al welfare. La pensione, se non arrivi a 68 anni, te la puoi scordare. Da noi siamo generosi e ci si indebita per proporre la “quota cento”.

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