Il reddito da non lavoro è questione dirimente entro i Governo del Cambiamento?

Ieri è venuta fuori, su ilsole24ore, una presa di posizione di Salvini, che praticando, con sorpresa e conoscenze giuslavoriste e d’economia, suggerisce una scelta di buon senso  (VEDI).  ecco come viene sintetizzata la proposta della lega sul reddito di Cittadinanza:

Spostare il baricentro del reddito di cittadinanza dai centri per l’impiego alle imprese. Nella trattativa ancora aperta all’interno della maggioranza per la messa a punto del nuovo strumento di politica attiva e di lotta alla povertà, la Lega rilancia: «Dobbiamo coinvolgere di più il mondo produttivo ed evitare che il sussidio si possa tramutare in una misura assistenziale», incalza il sottosegretario alle Infrastrutture, Armando Siri, consigliere economico del vice premier, Matteo Salvini. La proposta, spiega Siri, «è di erogare il reddito di cittadinanza direttamente all’azienda che si occuperà di formare e riqualificare il disoccupato. Sostanzialmente, l’impresa agirà da “sostituto d’imposta”, versando l’equivalente all’interessato. Che, al termine del periodo di formazione-lavoro, potrà essere assunto dalla stessa impresa, oppure mettersi sul mercato con un bagaglio di competenze aggiornato».

In pratica il progetto M5S, che si basa sull’erogazione diretta dei soldi da parte dello Stato (con tutti i problemi e complicazioni, burocrazie che seguono, non escludendo favori vari e altro), mette in gioco otto miliardi e passa. Incarica i CPI (centri per l’impiego) che come collocamento non hanno mai funzionato e rischiano di essere un maggior costo di nuovo personale che non genera ritorni (PIL).

Il modo che propone la Lega, non riguarda posti  fantomatici: solo le imprese che hanno in programma crescita e prevedono di assumere, o che sono disponibili a formare disoccupati, gestiscono direttamente risorse e risultati. Certo che in questo modo la platea riguarda le imprese e i destinatari saranno anche imprese del Sud, ma pure del Centro e del Nord. Soprattutto si ridimensiona (l’aspettativa di M5S) il consenso personale del “disoccupato” che percepisce direttamente dalla legge il compenso per tre anni!

Cosa ne pensa il pari grado Di Maio? Non lo dice ma la sua reazione la fa in diretta, con un comunicato (ripreso da tutti i media) nel quale dichiara di aver disposto la stampa di sei milioni di bancomat! Una risposta evidentemente  chiusa a riccio: si vuole la struttura nella quale a erogare il reddito sia lo Stato (erogatore di fatto il movimento M5S e il suo responsabile e maggiore esponente). La proposta di Salvini è con tutta evidenza alternativa.

Bisognerà andare a vedere i dettagli normativi per comprendere la funzionalità della proposta Salvini (che, stranamente, non ha avuto riprese dai media cartacei e soprattutto radiotelevisivi). Da parte della Lega la proposta è chiaramente rivolta al suo elettorato del Centro Nord: anche qui la scelta sembra motivata da esigenze elettorali…

Insomma ciascuno gioca in proprio e insiste quotidianamente con dichiarazioni e proposte dal contenuto chiaramente elettorale. Le affermazioni di un governo che tenga per cinque anni, cosa che continuano a ripetere, sembra più una giaculatoria che una volontà: un auspicio piuttosto che una convinzione. Nella fase che il Paese sta attraversando  non è il massimo di senso dello Stato. Va comunque bene così: si decidano per una rottura a breve e si torni  votare quanto prima.

  1. #1 scritto da Oivalf il 26 novembre 2018 10:10

    il contenuto è talmente sorprendente da non sembrare vero.

    Facciamo un semplice ragionamento : se si vuole distribuire una ricchezza, – PRIMA – la si deve creare. D’altra parte,qual’è il motivo per cui lo statalismo ha fallito e fallirà sempre? Vuole distribuire un valore che non si è potuto (o voluto) realizzare.
    E fa debito!
    Ora, in Italia le nostre aziende private “godono” di tutte le disfunzioni burocratiche/giudiziarie che stanno rendendo veramente difficile le loro attività operative, rispetto alle aziende collocate nel resto d’Europa.
    I risultati degli ultimi anni sono evidenti agli occhi di tutti:
    - Una quota delle migliori aziende ( che hanno la fortuna di esportare ) si globalizzano: acquistate, oppure delocalizzano.
    -Le aziende che operano solamente sul territorio nazionale, sopravvivono a fatica o falliscono.

    Conclusione.
    Non si può parlare di ripresa, se non si interviene riducendo i costi ed i gravami che attualmente
    soffocano le aziende italiane.

    Sovvenzionando i disoccupati, le aziende continueranno nel loro iter di decrescita e si creeranno altri disoccupati.
    Solo aiutando le aziende, queste, potrebbero crescere e con le loro attività assumere dei disoccupati, generare ricchezza.

    RE Q
  2. #2 scritto da socrate lusacca il 26 novembre 2018 11:58

    E’ il dramma generato dal sistema “democratico” uninominale.
    ha funzionato finché i politici hanno avuto ricchezza da distribuire a ogni elezione.
    Da ormai dieci anni non è più possibile e tutti i paesi dell’occidente sono in crisi:
    continuano a indebitarsi.
    L’Italia che indebitata lo era già, sta uscendo di controllo e si avvicina al default.

    La politica continua con le elemosine elettorali, gonfiando il debito che saranno i nostri figli e nipoti a pagare

    triste come l’economia, che ci obbliga al rispetto dei fatti…

    RE Q
  3. #3 scritto da Andrea D. il 26 novembre 2018 20:05

    Le stime grilline parlano di 6 milioni di beneficiari (son voti eh!).

    Ammesso che una quota siano integrazioni della pensione, un 15%?,
    restano circa 5 milioni di potenziali fruitori del cosiddetto reddito di cittadinanza.

    Se si dovesse invertire il trend, da dove pensate possano saltar fuori 5 milioni di posti di lavoro che le aziende dovrebbero offrire?

    Impensabile, ecco perché la modifica non ci sarà.

    RE Q
 
 

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