Governo del Cambiamento? Per le poco frequenti cose giuste, allora si cambia

I lettori conoscono e ricordano la Banca Etruria, la Popolare Vicenza, Veneto Banca, Banca Marche, Cari Teramo, Cari Chieti, Cari Ferrara, Banca Popolare di Bari, ecc (VEDI l’elenco di almeno 300 banchette, di un anno fa, 86 in probabile default. Per chi volesse saperne di più: studio di Mediobanca).  Banche del tessuto locale, con un mix di interessi imprenditoriali locali e funzionari gestiti dalla politica locale (e quindi anche la sovrastante romana).

Prestiti erogati nei quali la raccomandazione dei politici locali pesa più del merito dell’azienda, con conseguenti incagli. O come si chiamano adesso:  NPL (Non Performing Loads): insomma perdite.  Una situazione che rende distorsivo il mercato locale ove fra le imprese può succedere che chi ottiene i supporti finanziari non sia il più meritevole ma colui che è meglio raccomandato dal politico locale. Se poi arriva il default, a pagare sono i clienti depositari.

Le crisi pesanti degli istituti locali sono esplose in tutto il mondo in maniera drammatica. Dagli Stati Uniti (quasi tutte dissestate e riformulate), alla Germania (idem per le casse locali).  In Italia è successo anche qui pesantemente, ma in modo tutto sommato meno sistematico. La ragione di questi dissesti è sempre quella: supporti di garanzia non sufficienti rispetto ai capitali messi in circolo dalla banca, insieme ad un agire distorsivo, fatto di amicizie e conoscenze locali.

In Italia ci si aggiunge la sostanziale corruttela politica, fatta di scambi sempre alla ricerca di consenso. Questa situazione trova una sistemazione in una legge tampone del 2016 (governo Renzi) che stabilisce l’obbligo per le banche locali di coordinarsi finanziariamente in una holding di controllo cooperativistica o similare, con una dotazione di mezzi propri minimi di 1 miliardo.

In questo modo le operazioni a rischio sono condizionate da un’autorizzazione esterna al territorio e ciò dovrebbe sviluppare maggiori garanzie . In ogni caso la situazione è maggiormente sottoposta a accertamenti e ciò riduce la libertà locale di decisione, sia politica che della banchetta (VEDI).

La legge sta entrando in vigore proprio in questi tempi, ma… il Governo del Cambiamento (si vocifera in questo caso la Lega di Salvini), smonta il vincolo e riporta la libertà d’agire precedente (quella che ha causato le porcherie di cui il Governo del Cambiamento  propugna a parole la difesa dei depositari “truffati”): VEDI ilsole24ore. Naturalmente le banche holding sono contrarie…

Ecco, in questo  caso si sta cambiando. Si abolisce una normativa maggiormente garantista che taglia le unghie al rapporto politica locale / banchette del territorio, per riportarla alla condizioni precedenti, quelle che sono state la causa delle tante banchette che sono saltate, con gravi danni per i depositari locali. Un cambiamento del gambero, andando indietro. Perché si ritorni come in passato!

La stessa cosa per la legge sul lavoro, che penalizza la somministrazione (lavoratori con stipendio pieno e  ipergarantito) con normative che allontanano le aziende mentre viene facilitato il sistema delle coop di lavoro, dipendenti sottopagati; si agevola il contratto con partita IVA. Strutture che non prevedono l’articolo 18; coop i cui soci possono essere lasciati a casa senza lavoro e senza stipendio, ecc. Un ritorno al trapassato remoto… Decrescita infelice?

  1. #1 scritto da Andrea D. il 16 novembre 2018 11:44

    C’è un refuso nel testo: NPL sta per Non performing loans
    Sul resto c’è ben poco da dire se non che il cambiamento del cosiddetto “governo del cambiamento” consiste nell’aprire i cordoni della borsa e distribuire a pioggia agli “investitori” delle banche soldi pubblici a compensazione delle perdite per gli investimenti sbagliati.

    Insomma, la riedizione di pratiche da anni ’80 (si privatizzano i guadagni e si socializzano le perdite), altro che governo del cambiamento!

    Per finire devo dire che la costruzione di complicati castelli di carte volti a garantire, sulla base di leggi e regolamenti, il mercato non mi ha mai convinto e continua a non convincermi.

    L’unico effetto è quello di creare “mostri” che quando cadono,
    perché alla fine qualunque regolamento può essere aggirato, fanno un gran rumore.

    Parmalat era una società quotata sulla quale vigilavano gli amministratori, i comitati interni, i sindaci, i revisori, la Consob e chi più ne ha più ne metta,
    ma alla fine è fallita con un buco da 7 miliardi!

    RE Q
  2. #2 scritto da socrate lusacca il 16 novembre 2018 20:00

    Intanto grazie per la precisazione…
    la parola non è un optional… ed è bene essere precisi

    quanto alle regole: in effetti è un rincorrersi..
    Qualcosa del genere riguarda le norme che contrastano il monopolio e gli oligopoli..
    che ci vogliono,
    ma capita ogni giorno che vengano “neutralizzate” ricreando condizioni che il mercato lo condizionano

    Ciò non significa che siano inutili: una forma che definisce i limiti deve essere normata
    Per modo che chi li supera sappia di trovarsi in condizione non regolare, soggetta a sanzioni o peggio

    buona serata

    RE Q
 
 

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