L’acqua a Milano; Cap Holding riduce le tariffe? Sarà da vedere…

Com’è risaputo da molti, una delle iniziative del Contratto di Governo è relativa alla proprietà pubblica della gestione dell’acqua come prevista dal referendum del 2011: uno dei punti che sostiene M5S, o forse la sua ala più statalista. Fatto sta che ci stanno lavorando, e dobbiamo attenderci novità.  Viene lamentato un eccesso di utili che restano nelle società mentre si dovrebbero ridurre le bollette. Si dovrebbero smontare le società municipalizzate facendole diventare direttamente attività comunali (o regionali)?

Ora la gestione degli acquedotti in Italia, salvo una minoranza dei casi, fa parte delle proprietà pubbliche attraverso società municipalizzate, ovvero società di capitale apparentemente private (S.p.A. o S.r.l.) ma dal controllo pubblico totale (100%), o pressoché tale. Spiegare agli statalisti M5S che un controllo di questo genere non cambia in nulla la proprietà, non dovrebbe essere difficile (VEDI comunicato M5S). sarebbe bene invece che si preoccupasse dell’infrazione dell’Europa,sullo stato dei nostri sistemi di distribuzione e fognari, per i quali paghiamo multe salate).

Noi abbiamo nella Città Metropolitana: CAP Holding controllata al 100% dai comuni che ne fanno parte. Come è a controllo pubblico la controllata Amiacque e le sottostanti società complementari.  Fattura 345milioni (2018). Ne parliamo perché troviamo sui media una sintesi del nuovo piano tariffario che parte dal 2019 (VEDI ancora non rilevato sul sito CAP Holding): si propone una tariffa unica, che poi ha una serie di variabili da cui la sintesi non aiuta molto a comprendere.

La questione che ci incuriosisce, di cui vediamo trattare il problema per la prima volta, riguarda l’utilizzo delle acque di prima falda, per le quali viene proposto un prezzo ridotto perché se ne vuole incrementare l’impiego.  Ci viene alla mente un progetto della gestione Cereda, che aveva richiesto l’impiego delle acque di prima falda per l’uso esteso che ha Buccinasco su sistema di verde e parchi pubblici.

Aveva desistito per la complessità e la gestione molto costosa che proponeva Amiacque, l’allora gestore degli acquedotti (2009). Un’assurdità tariffaria per alcune ragioni che andremo a spiegare: la prima falda nell’area milanese è anormalmente elevata da almeno vent’anni poiché sono fortemente ridotte le attività che entro l’area facevano uso dell’acqua per industrie e varie altre imprese.

L’impiego dell’acqua di prima falda deve essere assolutamente incentivata per contenere l’impiego dell’acqua potabile profonda, la quale non fa altro che andare a gonfiare la prima falda, riducendo la capacità di accogliere acque nei periodi meteorologici avversi. Più bassa è la prima falda, migliore è la capacità di assorbimento. Tutti veniamo a sapere quanto a volte bastano poche ore di strapioggia per mandare in tilt l’intero sistema di scarico.

La situazione di Buccinasco la conosciamo: poco sotto il terreno abbiamo acqua quanta ne vogliamo: non è potabile, ma può essere utilizzata per gli usi privati nei giardinetti, e per altri usi non alimentari (ma anche agli orti comunali…). Si potrebbe addirittura incentivare l’istituzione del doppio circuito d’acqua: potabile separato da quella di servizio: lo fanno in tutt’Europa, perché da noi no?

Ai privati, in situazioni come Buccinasco, si potrebbe pensare a procedure facilitate e semplici nell’impiego dell’acqua di prima falda. Farebbe solo del bene al nostro sistema, ridurrebbe i consumi dell’acqua profonda (che ci mette mille anni a riformarsi), con risparmio consistente nei costi personali, dei condominii. Naturale che questo impiego va sviluppato assolutamente per gli usi agricoli. Un tema cui la nostra amministrazione dovrebbe dedicare l’attenzione che merita.

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