Elezioni USA di midterm e la crisi della Democrazia nell’Occidente

Fra qualche mese ci saranno le elezioni europee e la situazione si ripeterà. Per ora si deve prendere atto che sono venuti meno i sistemi che per un secolo hanno  consentito alla Democrazia Occidentale di reggere e ottenere consenso sufficiente. La questione è globale, riguarda pressoché  tutti i paesi dell’OCSE (che comprendono anche il Giappone).

Aver perso la camera e mantenuto il Senato per 5 seggi non inganni. Le elezioni USA confermano una crisi davvero imponente della vecchia politica. Per la prima volta il partito Repubblicano è sostanzialmente svanito; è diventato un partito personale incarnato nel presidente Trump. Un segnale che è poco considerato dai media. Se a ciò si aggiunge che la quasi totalità del sistema mediatico USA non è riuscita a scalfire più di tanto l’elettorato di Trump; se i votanti sono stati massicci (114milioni contro gli 83 del 2014!), qualcosa di profondo è cambiato.

Si è ripetuto negli USA quanto verificatosi nelle elezioni di due anni prima, quanto verificatosi  in Europa in diverse elezioni, fino alla più clamorosa avvenuta in Italia. Anche qui da noi, nonostante il pressing cui i media nella quasi totalità tengono sulla coalizione vincente; nonostante una politica più che discutibile assunta verso l’Europa; pur nell’assenza di risultati finora di rilievo ottenuti,  il consenso dei “populisti” rimane intatto se non addirittura accresciuto.

Uno dei veicoli comunicativi che può giustificare questo esito diffuso nell’Occidente lo si può attribuire ai social network, e certamente una parte  di questa situazione può attribuirsi alla comunicazione nuova che cambia il far politica. Noi riteniamo che però questo aspetto non giustifichi tutto: sulla rete negli USA i partiti tradizionali hanno investito come non mai (si parla di 50 miliardi di dollari, nel totale, per 2/3 dai Democratici). Vi è stata partecipazione senza precedenti, ma questa si è suddivisa come prima, cambiando poco.

La domanda, la madre delle domande rimane: cosa sta succedendo alla democrazia dell’Occidente?  Più precisamente, entrando più a fondo nel tema: quali le ragioni che mettono da parte i vecchi partiti e il sistema dei   media, sfiduciati come non mai? Perché una cosa è certa, in tutti i paesi dell’OCSE: la situazione che vediamo in Italia, che abbiamo visto ripetersi negli USA, è una presenza crescente di Cittadini estranei al dibattito politico dei media, delle istituzioni, dei partiti storici. In misura tale da cambiare la qualità della rappresentanza.

Questione di qualche mese e, si può ormai starne certi (a meno di sorprese oggi non prevedibili), l’Europa confermerà questo trend. Dobbiamo chiederci quale sia il malessere, il contagio generale che mette in crisi la Democrazia dell’Occidente. Da cosa è dato il consenso dalle dimensioni marcate che attrae movimenti nuovi e personalità fino a ieri neppure ipotizzabili ?

Prima cosa da dire: nonostante i problemi che questa crisi della Democrazia  porta nel breve periodo, non è per forza detto che sia negativa, da ripudiare. La crisi del vecchio sistema c’è, il nuovo che avanza è tutt’altro che chiaro e sicuro come portatore di nuovi valori, ma nulla e nessuno sta fermo e i cambiamenti possono anche dar luogo a esiti positivi (oggi poco prevedibili, il che genera un senso di insicurezza che impaurisce molti, oltre a tutto il vecchio sistema istituzionale).

Una questione molto seria che cercheremo di scavare. Quel che si può dire finora è che il vecchio sistema si muove ancora adesso su percorsi che una parte rilevante e crescente dei Cittadini non riconosce più, che addirittura li ripudia. Sono loro, i ripudiati (persone, istituzioni, partiti, organizzazioni storiche) che hanno la responsabilità principale, che devono trasformare la crisi in un progetto di cambiamento che faccia ripartire l’Occidente, che lo faccia uscire dal pantano in cui adesso si trova.

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