La Grande Guerra per come la ricordo, da figlio di un Garibaldino delle Ardenne

Ciò che segue è l’estratto degli antefatti familiari della mia vita, che forse racconterò se tempo e modo (oltre alla voglia) saranno sufficienti per impormi l’impegno. Una vita prolungata, che ha attraversato buona parte del Secolo Breve. Periodo interessante che oggi dovrebbe essere meglio conosciuto, non restare rintanato nella nostra memoria; saperne sarebbe utile,  oggi  e per il domani, soprattutto alle nuove generazioni. Qui l’estratto di come mio padre visse la Grande Guerra.

4. le scelte di mio padre nel corso della  Grande Guerra …. raccontiamo di mio padre. Aveva 23 anni nel 1914 quando scoppiò la prima guerra mondiale. Viveva in un Friuli asburgico, “imperialregio”, guidato da Francesco Giuseppe; Friuli non ancora italiano quindi, ma che sentiva e viveva con sofferenza lo stato di “separazione” dalla fidanzata distante qualche centinaio di metri ma oltre confine (dalla promessa, si diceva allora), dalle regioni italiane, dall’Italia, che sentiva il suo paese.

Scoppia la guerra fra Germania e Francia, prodotta da esigenze di predominio nazionale ed economico, giustificata con la motivazione cervellotica dell’attentato di un anarchico nazionalista serbo a Sarajevo.  L’Italia del tempo, ancora permeata dal buon senso e pragmatismo giolittiano, decise di essere attendista, non partecipando all’alleanza: la Triplice che la legava all’Austria e alla Germania. Preferì stare a guardare e pesare bene da che parte andare, cercando di sfruttare al  meglio la situazione, dichiarando quindi lo stato di neutralità, come i più ricorderanno.

Evidentemente questa neutralità a mio padre non piacque e non l’accettò. Sofferente della condizione di “italiano incompiuto” reso estraneo dal paese che sentiva suo, a un passo dal confine, fremeva e premeva perché si profittasse dell’occasione.  La guerra che desiderava non arrivando, se la andò a cercare.

Con un piccolo gruppo di friulani riuscì a varcare il confine con l’Italia e, visto che la neutralità non dava segni di modificarsi in belligeranza per “liberare” finalmente le terre irredente (Friuli, Trentino e Istria), impaziente si arruolò volontario per combattere la Triplice (divenuta duplice per il non impegno italiano) con un gruppo di animosi che andarono in Francia  a combattere. Il corpo dei volontari italiani venne denominato: Garibaldini delle Ardenne.

Organizzati e guidati da ufficiali italiani (Sante Garibaldi, nipote dell’Eroe), agli ordini dei comandi militari francesi, come gruppo autonomo entro la Legione Straniera. Un corpo di 2 o 3.000 volontari venne impiegato nelle Ardenne (area francese occupata dalla Germania, che velocemente aveva anche allora sfondato le frontiere a Nord, come si ripeterà 25 anni dopo,  occupando anche buona parte del Belgio e dell’Olanda); una guerra di trincee, di fango, di assalti inutilmente massacranti; una guerra di posizione, con morti infinite. Una macelleria.

Le mie ricerche, con le modestissime capacità disponibili, non sono riuscite ad avere un riscontro documentale di questo pezzettino di Italia della prima guerra mondiale, che si distinse presso i cugini francesi in difficoltà. Un mozzicone di storia patria andato perduto, di cui si potrà forse avere qualche riscontro negli archivi militari, italiani e francesi, se e quando qualcuno ne avesse volontà e interesse.

5.  la Grande Guerra in Francia La guerra in Francia lasciò i suoi segni nella nostra famiglia: mio padre fu ferito ad un braccio e qualificato come mutilato: il braccio sinistro ebbe una mobilità quasi completa ma con limitate possibilità di forza fisica. Molto probabilmente portò con sé nella sua vita anche le conseguenze dell’iprite: il gas nervino che tante vittime fece e molti di più rese deboli o quasi inermi, riducendo la capacità respiratoria in misura più o meno significativa.

Mio padre infatti, quando fui abbastanza grande da conoscerlo, lo ricordo con qualche frequenza  tossicoloso e dal respiro corto (per altro la tosse venne meno e finì quando a sessant’anni decise di botto di non fumare più la pipa, con la quale io ricordo sempre l’avesse fra le mani, trafficando per caricarla o accenderla, per fumare). Nel complesso fisicamente sempre in buona efficienza, tutto sommato ancora robusto.

Nell’esercizio dei ricordi, bambino, vagamente mi viene alla memoria in fondo ad un cassetto del comò, in una vecchia scatola di un cartoncino un po’ schiacciato, fra altre carte, una spilla con una medaglia credo di bronzo  o qualche altro metallo scuro (dalla forma che mi ricordo ottagonale) con un nastrino dai colori sbiaditi, il rosso abbastanza, ancora più scolorito il blu (o il verde ?) . Nulla ricordo riguardo allo scritto e al motivo della consegna.

La mia era un’intrusione da piccolino, su cose e documenti cui l’accesso non era previsto, quindi non consentito (come usava allora, che la libertà di agire del fanciullo riguardava solo quanto accordato e ciò che non lo era ancora, doveva essere sottoposto a preventivo esame dei grandi, alla loro accondiscendenza od approvazione). Era naturale che la libertà d’iniziativa te la prendessi da solo, per questo stando bene attento; un modo oggi poco in uso nella costruzione della propria individualità, del proprio carattere.  In casa, per quanto ricordo, di quella medaglia non si parlò mai e non so dove possa essere finita, fra i molti  traslochi e i fratelli che se ne vanno per costruire ciascuno la sua famiglia.

Quanto rimase in Francia mio padre nel periodo di guerra e quando venne in Italia a proseguirla, guerra nel frattempo dichiarata (il Maggio  1915) , proprio non sono in grado di ricostruire (e francamente non mi sembra importante). Continuò la guerra in Italia, questo è certo e venne congedato, credo Caporal Maggiore, alla fine, alla “Vittoria”.  Uno del milione di mutilati (i morti furono seicentomila); ricordo il suo contrassegno di metallo, la forma di scudo leggermente bombata, sull’occhiello della giacca) tornato al suo paese “liberato”; il Friuli diventato tutto italiano.

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  1. #1 scritto da Riccardo il 6 novembre 2018 13:01

    Episodio stupendo, mi piacerebbe leggere tutta la storia integrale!

    RE Q
  2. #2 scritto da socrate lusacca il 6 novembre 2018 15:06

    Per la parte scritta, che va dalle origini fino al 10 giugno 1940
    entrata in guerra dell’Italia …

    è riportata nella direttrice: Parlo di me….

    grazie per l’apprezzamento, che fa sempre piacere

    buona giornata Riccardo

    RE Q
  3. #3 scritto da Adriano CARENA il 22 novembre 2018 19:11

    Come seppi della Grande Guerra

    Luigi, mi hai tirato la volata, ed ecco qui i miei ricordi.

    D’estate si andava a casa della nonna, in una campagna astigiana, non grande, coltivata a vigneto, dove era nata la mia mamma nel 1903, ben presto orfana del Colonnello Trossarelli medaglia d’oro,
    morto per una palla di fucile al petto, alla testa del suo reggimento il 29 agosto 1915.
    Aveva seguito la carriera militare in ossequio alla tradizione dei secondogeniti e le narrazioni familiari riportano la sua contrarietà ad entrare in guerra vista la grave insufficienza degli armamenti.
    La pensione fu magra ma i due figli poterono studiare uno al convitto militare, mia mamma al convitto della Villa della Regina.

    Mio padre invece, classe 1897, genovese, a 17 anni fu infiammato dai discorsi di Gabriele d’Annunzio sullo scoglio di Quarto, anti austriaci e belligeranti. Non lo accettarono come volontario nel 1915.
    Finì l’istituto fisico-matematico e nel 1916 fu arruolato in artiglieria. Combatté sul Carso, poi fu mandato a fare il corso ufficiali, quindi andò sul Monte Grappa.
    Rare volte lo sentii parlare della sua esperienza, ma ricordo quando raccontò ad un amico che sotto i bombardamenti nemici ci si buttava nei crateri appena fatti dalle bombe, contando sulla scarsa probabilità che due colpi arrivassero nel medesimo posto.

    Tuttavia capitava, ed a lui capitò, di scambiarsi di posto con un commilitone e che al tiro nemico successivo egli fosse risparmiato ma il compagno no.

    Insomma, assai prima di aver 10 anni ebbi chiaro di essere tutti soggetti al destino, come diceva lui, o alla Divina provvidenza, come diceva la mamma.

    RE Q
  4. #4 scritto da socrate lusacca il 22 novembre 2018 21:13

    Grazie davvero Adriano, anche da parte dei lettori, per questa “tranche de vie” che riguarda quel mondo,
    da noi sentito narrare in famiglia,
    legato con i rapporti familiari e le ragioni, i motivi, delle scelte dell’epoca compiute dai nostri antecedenti.

    Li sento come tessere di un mosaico che aiutano a capire; a noi ma soprattutto a coloro che sono venuti dopo e oggi nulla o quasi conoscono.
    Trasmetterli, farli conoscere lo ritengo importante perché possono combinare un tessuto concreto, una storia dei buccinaschesi.
    non gli originari ma l’insieme che lo è divenuto, che ha contribuito a trasformare in mezzo secolo un luogo agricolo da poco più di mille abitanti nella attuale Buccinasco che ne ha quasi trentamila.

    Raccogliere queste memorie e per farne l’epopea dei buccinaschesi qui divenuti negli anni, aiuta a comprenderci, a capirci, a condividere e confrontarsi, insomma a fare una comunità che intesse la sua storia.

    ne conosco altre perché, come la tua, raccontatemi.
    Credi che tutte le trovo davvero interessanti a formare il nostro ieri.
    Condiviso o meno, non importa, ma conosciuto, che diventa comune.

    magari le costruiremo, mi piacerebbe insieme

    buona serata

    RE Q
 
 

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