Patrimoniale in Italia: comincia a non essere più un tabù… (al 20%!!?)

Coloro che di economia fanno professione lo sostengono da almeno dieci anni. L’Italia non può uscire dalla condizione economica fallita (135% del PIL) con le proprie forze. Un piano molto lungo di rientro dal debito, puntando anche sulla crescita del PIL (che riduce il rapporto percentuale) finora non ha funzionato; i governi non ne sono stati e non sono oggi capaci..

Sono 11 anni che siamo in questa condizione: i governi succedutisi  non sono riusciti una volta a toccare il pareggio. Sommando gli interessi sul debito in questo periodo abbiamo raggiunto la cifra astronomica di 900miliardi circa. Sissignori: abbiamo pagato per interessi questa cifra, togliendola agli investimenti, tassando imprese e famiglie, riducendo la crescita,  fermi nell’occupazione,  impoverendoci man mano.

Record di paese europeo meno dinamico, quello dell’Italia: tutte le risorse assorbite dagli interessi. Puntualmente pagati perché, al primo ritardo, noi per primi ma anche l’Europa salterebbe per aria (uno scossone enorme avverrebbe effetti anche sui mercati mondiali) . Non passerà il tentativo (puerile oltre che indegno) di addebitare all’Europa parte del nostro debito, che sta portando avanti il Governo del Cambiamento (che procede nella spesa come i precedenti, solo in modo più pesante).

Dalle riflessioni su elaborati destinati a economisti e politici stranieri (su cui in questi dieci anni i media nazionali, assecondando i politici di turno, sono stati colpevolmente silenti, sostanzialmente disinformando il Paese), adesso cominciano a mettersi sul piatto ipotesi e procedure possibili. Comincia un economista della Bundesbank con un ponderoso saggio che oggi esce  sul Frankfurter Allgemaine, ripreso da ilsole24ore (VEDI).

Da leggere,  breve e chiaro il sunto italiano. Esprime l’ipotesi di una patrimoniale enorme (20%!) che ridurrebbe della metà il debito, 1.200 miliardi. In pratica rastrellando tutti i bond sui mercati stranieri; per contro prospetta l’emissione di bond italiani, che prevedono un interesse. Lo Stato farebbe quindi un prestito forzoso, con scadenze presumibilmente molto lunghe. Viene in mente l’irredimibile (prestito perenne senza rimborso del capitale) emesso durante la guerra.

Così l’Italia risolverebbe il suo debito in casa e tutto torna a posto. Perché la cosa funzioni sono necessarie condizioni di cui non parla l’autore: gli interessi del prestito forzoso devono essere  inferiori a quanto oggi ci costano (diciamo 1,5%?); indispensabile per ridurre il costo complessivo in interessi trasferendo il risparmiato agli investimenti in infrastrutture e sostegno alle imprese.

Evitare di destinare le nuove emissioni a investitori non nazionali, per non ricadere nel facile indebitamento che trasferisce al futuro il conto da pagare. Assoluto controllo della spesa pubblica. Il bilancio deve essere davvero in attivo, per ridurre le nuove emissioni; per investire. L’Italia avrebbe un margine commerciale robusto (come la Germania ha da un decennio).

Intendiamoci, si può pensare anche a un’operazione più contenuta, anche la metà, il 10%. Il giorno dopo, lo spread torna a meno di 100… l’esempio proposto da Karsten Wendorff (l’economista Bundesbank) è giustamente estremo per amplificare gli effetti dell’operazione, ma sarebbe un salasso, che riduce la capacità di spesa per qualche anno. Il problema è un altro:

Chi garantirà i Cittadini che i governi futuri rispetteranno il principio costituzionale del pareggio di bilancio invece di indebitarsi e distribuire regalie pre elettorali? sostanzialmente svalutando i bond forzosi.  Qui c’è il problema: non esiste un partito nel nostro parlamento che possa, in modo credibile, assumersi l’impegno di non fare debiti superiori alle entrate. Nessuno: sono tutti bottegai che si indebitano per incassare voti; tutti nessuno escluso. Compreso i nuovi di adesso, che stanno ricalcando lo scambio pedestre e vergognoso: elemosina contro voti.

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  1. #1 scritto da socrate lusacca il 29 ottobre 2018 11:18

    L’analisi di Wendorff Karsten, con la sua logica piana che dimostra la sostenibilità del sistema Italia ove la situazione dovesse uscire dal controllo,

    da un lato ha messo gli italiani di fronte alla loro responsabilità

    riguardo ai mercati finanziari ha spiegato chiaramente quanto sia robusta la struttura Italia ove si consideri l’elevata patrimonializzazione diffusa e la possibilità di intervenire su questo fronte per tornare a una condizione sotto controllo (potrebbe bastare anche un 5%… se poi il governo fa giudizio e non butta soldi al vento)

    RE Q
  2. #2 scritto da Andrea D. il 30 ottobre 2018 11:45

    Attenzione a non confondere i due piani.
    Il debito pubblico NON è garantito dal patrimonio statale e/o dal debito privato!

    Certo una patrimoniale (anche sotto forma di acquisto forzoso) è un’opzione ma non è automatica.

    La scelta è politica.
    Si potrebbe anche decidere di fare default,
    uscire dall’Euro e tornare alla Lira
    che poi è il sogno (non tanto) nascosto dei vari sovranisti all’amatriciana.

    C’è la convinzione, inutile dire quanto sballata, che la banca centrale sia in grado di stampare la felicità (non è così, l’unica cosa che si otterrà saranno elevati livelli di inflazione che altro non è se una tassa sui percettori di reddito fisso)
    accompagnata dall’illusione che la competitività del pese si regga sulla svalutazione della moneta
    (altra pia illusione che, alla fine, si traduce in un sussidio a talune categorie produttive da parte della collettività).

    Quanto a eventuali manovre straordinarie (patrimoniali) non ci si facciano soverchie illusioni.

    Un minuto dopo aver abbattuto il debito per mezzo di tali manovre riprenderebbero a fare l’unica cosa che questa classe politica disastrata sa fare:
    spendere per comprare consenso!

    RE Q
  3. #3 scritto da socrate lusacca il 31 ottobre 2018 18:07

    Tutto esatto, che del resto corrisponde a quanto l’articolo riporta spiegando l’opzione che illustra l’economista tedesco.

    Certo che il presupposto che ci potrebbe far considerare una patrimoniale
    (anche nella forma di prestito forzoso)

    è subordinata a una combinazione di governo e
    a un programma di medio termine
    di tipo blindato e credibile…

    Oggi l’unico ente credibile sarebbe la cosiddetta Troika di Bruxelles, FMI et similia
    (assurdo nelle condizioni date, ma non vedo alternative: continuare a vivacchiare entro un’infinita crisi causata dai 70 miliardi di spesa annuale in interessi)

    buona serata Andrea

    RE Q

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