CPI (Centri per l’Impiego). Siamo ancora in mezzo al guado

La vicenda dei Centri per l’Impiego è sempre su scenari vicini all’incomprensibile. Ne abbiamo sentite di tutti i colori sui CPI: di certo c’è nel DEF l’investimento per un miliardo. Che Di Maio ha detto che intende utilizzare per assumere personale (oggi 8.000). Poi, aggiustamento dopo aggiustamento si è arrivati a caricare il CPI di compiti collegati alle procedure e ai controlli per erogare il “reddito di cittadinanza”.

Questioni di una complessità unica, su cui sono state emanate norme (di cui i media non parlano, probabilmente perché nel guazzabuglio ricostruire in termini descrittivi le norme è quasi impossibile). VEDI l’analitica descrizione che ne fa un sito tecnico. Naturalmente come i CPI in tempo reale diventino tecnici capaci di appkicare queste norme non lo spiega nessuno: assumeranno 30 o 40mila nuovi impiegati?

Fra le diverse ipotesi volte a semplificare i meccanismi di controllo sui beneficiari dei 780 euro, l’accettazione o il rifiuto del lavoro proposto, si è anche parlato delle agenzie di somministrazione come strumento meno costoso e naturalmente efficiente poiché è il suo mestiere, il suo business collocare personale e trovare lavoro (ne ha parlato Sebastiano Barisoni su Radio24). Sembra tramontata questa ipotesi.

Insomma dietro questi aspetti che si stanno incrociando: sviluppo del CPI per incrementare gli incontri fra domanda e offerta di lavoro (inutile perché il mercato c’è già ed è efficiente, proprio con l’interinale), con le normative di controllo per erogare il “reddito di cittadinanza” intervenendo a sospenderlo quando è il caso. Se lo facessero le agenzie private potremmo star sicuri dell’efficienza, ove i compiti siano demandati al CPI come oggi è fatto, saremmo a forte rischio. Per la gestione burocratica, per errori più o meno volontari, per spinte più o meno “politiche” e via di questo passo.

Come è oggi la situazione lo descrive un analitico esame de ilsole24ore dal titolo emblematico “Reddito di Cittadinanza: riusciranno i Centri per l’Impiego a reggere l’impatto?” (VEDI). La risposta l’articolo la lascia ai lettori bastando la situazione caotica che descrive perché il lettore si faccia un’idea più che perplessa. Citiamo quella che riteniamo una chicca:

“essere iscritti a un centro per l’impiego. al momento, insieme alla disponibilità di 8 ore la settimana per svolgere lavori socialmente utili per conto del comune di residenza, è l’unica condizione per poter accedere al reddito di cittadinanza. Oltre naturalmente a guadagnare meno di 780 euro mensili, l’introito che il governo vuole garantire a chi riceverà questo sussidio.”

Gli homini novi che ci governano sono alle prime esperienze; d’accordo. ma qui si tocca con mano un livello di approssimazione che non esitiamo a definire preoccupante, dagli effetti che possono essere drammatici. Il costo del personale; le erogazioni di cifre individuali che possono apparire piccole, poi si rivelano enormi se la platea dei beneficiari si misura in sei o nove cifre. Gestite  dai CPI  che si trovano in condizioni così precarie, su cui piovono norme nuove che esulano dall’attività svolta fino a ieri.

Nessuno si illuda su Bruxelles che i prospetti presentati siano l’unica fonte perché arrivino a decidere. Questi hanno una memoria da elefante e ricorderanno la bozza del Contratto di Governo la quale conteneva la richiesta di abolire 200miliardi dai debiti che abbiamo verso l’Europa. Errori di questo tipo lasciano il segno; eeeh se lo lasciano! Inoltre del guazzabuglio  CPI saranno perfettamente informati. Aspetti di precarietà che assumono un peso che genera valutazioni prudenti. Non è più un pregiudizio ma l’obbligo per non fare la figura dei cretini (idiots in inglese).

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