Buccinasco: LA CASA È COMUNE quanto costa chi paga chi ci guadagna

Viene presentato a cura dell’Assessore al welfare un “grande progetto” di co-gestione con cooperative che ha scopi “sociali” che mette a disposizione sette appartamenti per rispondere a bisogni abitativi di “nuove” fragilità. Il programma è dettagliato e riguarda queste situazioni specifiche:

1) L’ABITARE TEMPORANEO (3 alloggi via Lomellina) E’ un servizio per famiglie o single che, pur avendo un reddito, faticano a trovare una soluzione abitativa nel libero mercato..

2) L’EMERGENZA ABITATIVA  Un servizio per chi ha perso la casa, è stato sfrattato, è in graduatoria per una casa popolare e non possiede altre soluzioni abitative.

3) IL CO-HOUSING DI PERSONE ANZIANE NON AUTO SUFFICIENTI E’ un progetto sperimentale che prevede l’accoglienza in un unico appartamento di quattro anziani che conservano un sufficiente grado di autonomia

4) AGENZIA DELL’ABITARE Una sorta di agenzia immobiliare sociale che supporterà tutti i cittadini sui progetti di housing e i proprietari privati che vorranno mettere a disposizione del progetto i propri alloggi.

Il costo di questa gestione è a carico del comune (dei Cittadini) e coloro che gestiscono i progetti sono coop. Bando già eseguito e assegnato, che diventa operativo. Questo servizio si aggiunge ai bandi regionali di emergenza abitativa che riguardano morosità incolpevole, affitti gravosi per pensionati  e altro. Non abbiamo sottomano il bando, di cui ricordiamo la lettura.

Non ci risulta che nella decisione di spesa fossero indicati gli elementi che giustificano economicamente e socialmente la spesa.  Ad esempio: Quanti sono i soggetti che si trovano in queste emergenze, media dell’ultimo triennio; quanti i residenti che si sono rivolti in municipio e quanti sono riusciti a risolvere questi aspetti in proprio o con altri supporti.

Soprattutto non viene descritta la condizione minima di residenza necessaria per poter beneficiare di questo servizio sociale. È evidente che infatti che, ove il servizio sia rivolto a chiunque si trovi in Italia, a qualsiasi titolo può astrattamente usufruire di questo “servizio sociale” a spese dei Cittadini residenti. In pratica si può generare un’attrazione anomala dall’esterno di persone e famiglie in condizione di emergenza sociale.

Il punto 4 poi, lo ricordiamo come elemento descritto in termini funzionali  per accogliere migranti (i famosi 74 assegnati a Buccinasco dalla Questura). Anche richiedendo per questo impiego i fondi che il Ministero degli Interni  mette a disposizione con lo SPRAR (35 o 25 EURO al giorno per due o tre anni). Bene ricordarli questi intendimenti.

L’intento buonista di questo indirizzo è comprensibile, può perfino essere condiviso. Tuttavia una struttura così impiantata perché funzioni e costruisca esperienza e gestione efficadia deve basarsi su numeri  minimi prevedibili e ragionevoli. Diversamente questa gestione delle emergenze diventa costosissima e poco efficace, sostanzialmente inutile (se non per le coop che svolgono il servizio).

Da ricordare ancora che il carattere di Buccinasco sul piano sociale e delle capacità reddituali è un comune virtuoso; ce lo descrive il DUP nel bilancio 2018-2021, che si sofferma nell’analisi degli ultimi vent’anni e mostra una crescita pressochè costante del reddito medio individuale (passato da meno di 20.000 nel 1999 a 31.400 nel 2015).

Questa condizione genera valori abitativi superiori alla media anche dei comuni a noi prossimi. Buccinasco quindi è poco indicata come soluzione agevole per venire incontro alle emergenze di cui sopra. Su questi aspetti è bene agire con misura e prudenza, anche nell’assegnare appartamenti condominiali  provenienti da confische all’anti-stato. Criticità sopravvenute ne hnno dovute sopportare già abbastanza gli sfortunati vicini.

Per riepilogare ciò che viene dal titolo: le coop lavorano (che ci sia o meno domanda); servizi erogati a persone non residenti (che vengono da fuori); l’accoglienza di migranti in numeri e soluzioni tutte da valutare, finora con strumenti che impiegano soldi pubblici mentre l’integrazione non c’è; Chi paga? tutto noi cittadini.

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