Buccinasco, la ndrangheta e le forze dell’ordine, cosa sta cambiando?

Che i componenti delle famiglie di Platì ogni tanto finiscano nelle patrie galere fa parte degli eventi naturali. A Platì come a Buccinasco (che un’immagine peregrina va sui giornali come Platì del Nord). Il fatto che succeda in questi ultimi tempi con una certa frequenza a Buccinasco non dovrebbe essere una novità. Eppure qualcosa di nuovo sembra si debba notare, perché il nuovo ci può interessare.

La prima cosa, molto positiva, che deve rilevarsi è l’intensità e l’efficacia con cui l’arma dei Carabinieri si sta muovendo su questo tema. Se si va indietro di vent’anni, i successi intervenuti nella nostra area (che comprende anche Corsico , Trezzano e Cesano) nell’ultimo anno e mezzo sono straordinari. Cose piccole, quasi tran tran, come l’individuare in un appartamento  un latitante della “famiglia”, e altro del genere. Ma anche indagini complesse e massicce, che durano anni e si concludono con risultati eccellenti.

L’efficacia e la capacità della stazione di Corsico sta emergendo con i risultati. Inchieste complesse, a largo spettro territoriale, con ricerche che durano anche oltre un anno e si concludono prendendo gruppi numerosi, fra cui l’ultima generazione dei boss, impressionano (VEDI). I meriti sono collettivi, come sempre, anche se qualcosa di particolare va riconosciuto a coloro che coordinano l’attività e impostano il lavoro.

Dobbiamo sentirci partecipi e orgogliosi di questi nostri rappresentanti dell’Ordine. Loro lo sentiranno quotidianamente da chi ha occasione di rapportarsi, in stazione o altrove: lo si deve riconoscere anche più in generale, da parte dei Cittadini. Ci permettiamo  di suggerire ai nostri sindaci e amministratori di esprimere segnali visibili e pubblici che facciano sentire l’unità e la riconoscenza per i bei risultati.

Finito il primo aspetto, che è doveroso e importante, parliamo di ciò che sembra avere l’elemento di novità: dopo decenni di estraneità dei boss e familiari, riguardo alla distribuzione di stupefacenti nella zona in cui risiedono, adesso la terza generazione dei calabresi nordisti (sia pure formalmente residenti a Platì) stanno cominciando a organizzare reti locali o comunque nel milanese e province limitrofe.

Si sta assistendo a una qualità diversa dell’azione. Sembra difficile pensare che i quattro membri giovani della famiglia incappati in quest’operazione, agiscano in autonomia rispetto alle generazioni precedenti. Una ragione ci sarà; saranno gli inquirenti a indagare e cercare di comprendere come sta mutando e riorganizzando l’attività.

Da un lato il settore del movimento terra con annesso impiego di materiali di risulta da fabbricati demoliti, appare non poco ridimensionato. Questo  può essere uno dei motivi che porta a un “lavoro” locale che sia alternativo e generi proventi. Sorprende però questo agire diretto, in prima persona,  e locale. In genere è prassi un muoversi per strati non comunicanti direttamente fra chi sta sopra e chi gestisce l’operatività del livello inferiore.

Qualcosa deve essere cambiato se succedono queste ripetute occasioni di  attività pratica e diretta. Il segnale che se ne può derivare è un ridotto standing attuale delle “famiglie” storiche, rispetto al decennio precedente.  Fosse così, il segnale da coglierne per l’economia e la società civile rispetto all’anti-stato, potremmo considerare un significato in positivo. Il che ci può rendere un poco ottimisti.

Non è vero che “qui la ‘ndrangheta ha perso” come sostiene un poco felice slogan dei nostri amministratori; questi fatti lo dimostrano. Il contenuto ci fa ben sperare: un grazie carico di riconoscimenti e stima per le nostre forze dell’ordine, con l’invito (ma ne siamo certi) che il lavoro avverso all’anti-stato prosegua con intensità e efficacia.

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