Governo del Cambiamento che torna indietro invece di andare avanti

Non ci piace seguire il coro diffuso della vecchia politica, che ha la responsabilità totale della situazione  criticissima in cui si trova il Paese. Il nuovo Governo cerchiamo di valutarlo per quello che fa… per il Paese. Per il Paese, non per singole categorie di Cittadini (che hanno sempre un risvolto pre elettorale).

Porre in evidenza oggi la situazione di seria condizione in cui si trova i nostro Paese, rischia di essere preso con argomento strumentale utile alla polemica politica vecchio establishment contro Governo del Cambiamento. Non ci interessa, lo ripetiamo. Ciò però non ci può impedire di valutare in modo chiaro, se necessario severo o convintamente positivo a seconda dei casi.

Possiamo capire tutto, a cominciare da un obbligo di coerenza che deve far vedere qualcosa che corrisponda alle promesse elettorali dei due partiti che formano il Governo del Cambiamento. Si staranno rendendo conto di trovarsi in una condizione molto più critica di quanto forse pensavano fosse. L’assestamento del  programma finanziario 2019 (perché è di questo che stiamo parlando, il DEF non un programma di legislatura) ha un indirizzo economico e questo a noi interessa.

Abbiamo già mosso critiche severe su scelte gestionali del vicepremier M5S Di Maio, che lasciano trasparire un metodo burocratico pubblico di risolvere i problemi del lavoro. Di questa legge appena partorita, vi ono un paio d’aspetti che fanno dietro front tornando alla spesa insulsa che magari darà voti ma di certo genera sprechi, lavoro nero e ingiustizie a favore dei furbetti diffusi.

Cominciamo con l’abolizione della ripartizione territoriale del rischio assicurativo. Sappiamo tutti che avere la residenza a napoli in termini di assicurazione costa molto di più che a Milano o in Alto Adige. Le richieste di danni sono molte e le assicurazioni devono tutelarsi. Abolire la ripartizione territoriale dando un unico valore Italia, indipendente dai comportamenti significa abbassare i costi dove si fanno più denunce, aumentandoli dove di danni se ne fanno meno.

Che logica ha se non un regalino ai conterranei di Di Maio e dell’altre regioni del Sud ? servirà per le elezioni, ma questo non è un passo avanti. È un cambiamento all’indietro, che sicuramente peggiora e aumenta i costi nazionali; non genera impegni a essere più corretti, anzi. “Li fanno tutti gli incidenti fasulli, con testimonianze fasulle”,… perché noi no?

Parliamo poi di un altro meccanismo infernale. La cassa integrazione in deroga, aumentando la durata di un anno, anche per le piccole e medie imprese. Categoria diffusissima e di controlli difficili, con funzionari pochi e burocratici, che si muovo solo su denunce, non certo di propria iniziativa. Non solo ci sono costi che aumentano per attenuare presunte criticità sociali.

Qui siamo di fronte a meccanismi sfuggenti che premiano licenziamenti di comodo per percepire la cssa integrazione e proseguire a lavorare in nero, magari con la stessa azienda. Anche lavorando i ncasa, magari in campagna o nella officinetta non regolare che ripara moto o auto (o magari tarocca quelle che vengono da riciclaggio di furti).

Una marea di illegalità, individualmente piccole ma numerose, che fanno cifra. Cifre enormi che vanno a aumentare il deficit, che generano modi di vita fatti da furbatine e piccole illegalità. Cassintegrati finti, ai quali non è possibile proporre un lavoro. Si fanno negare, arrivano a diffidare, perfino a minacciare chi lo propone loro. Ridimensionarle qualche anno fa è stata una delle poche scelte logiche.

Raccoglieranno consenso queste scelte? Io mi auguro che non succeda. Questi metodi da ras locali che in questo modo coltivano il proprio ambiente elettorale; adesso se ne fa un uso sistemico…. Proprio questo è il cambiamento? No, così si peggiora la situazione del Paese, così oggi non si può governare, si fa male all’Italia.

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  1. #1 scritto da Andrea D. il 17 ottobre 2018 14:56

    Nulla di nuovo sotto il sole, anche se la realtà va ben oltre le già grame previsioni.

    La solita legge finanziaria che elargisce mance fiscali a pioggia per ottenere il consenso (toccando il meno possibile delle spese precedenti perché quando taglia la gente si arrabbia e non ti vota).
    Non è tanto l’entità del deficit a preoccupare, benché fare il 2,4% (quasi interamente di spesa corrente) in fase espansiva vuol dire mettere una seria ipoteca sul futuro in caso di recessione.

    Il problema è che nella manovra nulla o quasi va nella direzione giusta di:
    > abbassare le imposte,
    > ridurre il costo del lavoro,
    > aumentare la produttività,
    > ridurre la burocrazia,
    > snellire e rendere più efficiente, veloce ed efficace la giustizia (penale, ma soprattutto civile),
    > liberalizzare (anzi si va in direzione contraria cercando di mettere nuovi vincoli, lacci e laccioli).

    Si potenzieranno, dicono, i centri per l’impiego!
    In pratica nuove assunzioni pubbliche.
    La domanda è: ma in Italia il problema è un deficit nell’intermediazione?
    Cioè la domanda di lavoro ci sarebbe, l’offerta pure (adeguata ai profili richiesti), solo che non si incrociano?

    A me non pare proprio! Non sono i centri per l’impiego che “creano” lavoro (se non per quelli che verranno là assunti e che avranno la garanzia di percepire soldi pubblici per il resto della loro esistenza e anche oltre!).

    Il lavoro lo creano le imprese e il mercato è ancora in fase espansiva anche se rallentata rispetto agli anni precedenti.
    Non è quindi un problema di domanda stagnante!
    La domanda c’è, solo che le imprese italiane non sono in grado di coglierla,
    la loro produttività è bassa e non riescono a competere! (per quelle che dovrebbero essere stimolate a migliorarsi; non per tutte, ndr)

    Cosa si è fatto su questi punti?
    NULLA!

    RE Q

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