L’industria del sociale che alimenta la precarietà, e i ritorni per le coop

Il sistema coop in Italia si è sviluppato molto e rappresenta oggi una delle realtà funzionali che ci caratterizzano, ma non solo in Italia. Nel mondo felice della crescita la cooperazione ha contribuito e occupato spazi importanti. Soprattutto in agricoltura e nella trasformazione dei suoi prodotti; nella distribuzione, nelle banche locali.

Nel decennio di crisi in Italia il sistema coop ha trovato adattamenti diversi soprattutto nel sociale: sanitario; supporto alle fasce deboli e alle categorie svantaggiate. Sviluppo che ha retto e si è sostenuto con risorse pubbliche che finanziano. Che cresce ancora oggi con meccanismi diversi di adattamento nelle forme cooperative e nel supporto che avviene in varie forme, che si adattano a situazioni particolari.

Non tutto va bene, ovviamente. L’Italia ha un sistema particolarmente forte e protetto; soprattutto la vicinanza alla politica, di varia natura, con prevalenza a sinistra (laica e cattolica). L’unione che ne risulta è molto forte, ma anche soggetta a condizionamenti reciproci, scambi economici e di favori non proprio e non sempre commendevoli.

La lunga stagione dell’accoglienza dal Nord Africa che adesso sta finendo ha provocato 6 o 700 mila sbandati, non identificati che nel territorio vivono di precarietà extralegali o sfruttati dalle mafie nel lavoro nero in agricoltura (di cui più nessuno si cura). A Buccinasco abbiamo una serie di coop o associazioni, anche finanziate da comune o regione che supportato aree precarie come i sinti, su cui chi amministra sta investendo molte delle nostre risorse.

Un sistema che si sta diffondendo è la co-progettazione. Basata su forme cooperative sociali, rivolte all’accoglienza, ecc. ne parliamo perché nell’ultimo Consiglio del primo Ottobre, ne è partita un’altra, che incuriosisce. Si rivolge sempre a giovani (CAG). Una forma di convivenza separata per categorie deboli, che si propone attività d’integrazione (separazione e integrazione sono termini antitetici a nostro parere). Un breve riepilogo.

Questa estate, probabilmente su suggerimento interessato di qualcuno che sta in Municipio, un Consigliere della minoranza ha presentato una proposta di attenzione verso le categorie deboli, basata sui principi della co-progettazione. Approvata all’unanimità il principio generale. Dopo un paio di mesi arriva la proposta dalla maggioranza che riguarda l’ex CAG. Che non aveva ragazzi da assistere… adesso chissà da dove arriveranno. Buccinasco non ha aree di degrado (se non vengono importate).

La sostanza: il comune investe in allestimento di spazi che concede gratuitamente, li attrezza e inserisce qui una sorta di ristoro-bar serale per i giovani (Fagnana) che viene autogestito dalla coop che vince l’appalto. Proposta della maggioranza: chi vince la gara fa poi una convenzione col comune e gestisce tutto, tenendosi tutto. Il Consigliere Iocca (Forza Italia) illustra due conti da ricava introiti annui di 50mila euro circa.

L’Assessore Palone cerca di difendere la proposta, non sostenibile. La gara viene svolta sui punteggi “tecnici”. L’accordo economico è un atto successivo fra Comune e coop sociale (che si tiene tutti gl’incassi). Alle osservazioni dei Consiglieri l’Assessore replica papale papale: la proposta di indirizzi è stata presentata dalla minoranza e il Consiglio l’ha approvata all’unanimità.

Questa adesso dobbiamo applicare: come dire: l’avete voluta voi… chissà se a qualche consigliere di minoranza non siano fischiate le orecchie. Ovvio che non va bene la formulazione; perché i margini di gestione sono gestiti in autonomia senza alcun ritorno per il comune. Interviene il Segretario Generale che propone una mozione che poco cambia (tecnicamente la coop non può distribuire utili, li deve reinvestire):

La proposta che c’è scritta nella delibera di titolo gratuito non vuol dire che questi non dovranno dare nulla, ma vuol dire, forse è scritto male, a “titolo gratuito” magari lo correggiamo, nel senso che tutto quello che si incassa dovrà essere reinvestito in attività sociale all’interno… perché “gratuito” magari potrebbe voler dire che si prendono tutti i soldi e non danno nulla, invece l’idea del gratuito nell’intenzione di chi ha redatto la proposta, sta a significare che tutti gli introiti dell’attività commerciale che viene fatta all’interno del locale devono essere reinvestiti in attività commerciale e questo dovrà essere dimostrato al momento della presentazione dell’offerta con il Piano Economico Finanziario.

Come si impiegano nelle coop gli avanzi di gestione lo sappiamo bene: assunzioni di persone che fanno poco (o magari nulla), o altre destinazioni di favore che poco anno in ritorni funzionali agli scopi, ad esempio. Con la modifica presentata la proposta è approvata all’unanimità. Noi restiamo con la nostra perplessità. Nella sostanza succede che con le nostre spese si allestisce un pubblico esercizio, a costo zero per il gestore, con introiti zero per il comune (che avrà probabilmente anche l’onere di mantenerlo). Da pag 30 a pag 46 della trascrizione del Consiglio Comunale 01 10 2018.

  1. #1 scritto da socrate lusacca il 11 ottobre 2018 10:03

    Con i complimenti al Consigliere Iocca per la efficace e corretta esposizione del problema.

    RE Q
 
 

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