Casaleggio mette le mani avanti? Forse. Si sta accorgendo dei rischi?

Andrea Dalseno ci dice la sua sull’uscita sorprendente di Davide Casaleggio. Che non gl’ispira fiducia: può essere comprensibile. Tuttavia va detto che il figlio del fondatore del sistema Rousseau, non ha interessi diretti da difendere legati alla pubblica amministrazione. Appare comprensibile che possa rendersi conto di un percorso che, da imprenditore, possa finire su un binario morto, o peggio, con uno scontro.

Certo che il suo allarme arriva a partita orma prossima alla chiusura e Calsaleggio si trova clamorosamente smentito dai suoi burattinai, che esaltano e addirittura fanno festa perché riescono a spendere 41 miliardi in più facendo debito. La riflessione di Andrea che ne segue è condivisibile, un’utile lezione di economia di mercato. Di quanto ce ne sia bisogno nel nostro povero Paese possiamo immaginare. Grazie per le riflessioni e gli spunti, che interamente condividiamo.

Spese correnti o investimenti improduttivi sono solo l’anticamera del fallimento!

(Andrea Dalseno 29 Settembre 2018) Non vedo alcuno spunto di ottimismo nelle parole di Casaleggio, contestualizzate nella situazione attuale. Solo una pietosa scusa per accampare il diritto di spendere e spandere, a debito ovviamente, a scopo di consenso come si fa da oltre 50 anni ormai. Le imprese investono per sostituire impianti obsoleti, migliorando efficacia ed efficienza, o per sviluppare nuovi prodotti o entrare in nuovi mercati. Nessuna azienda può illudersi di prosperare aumentando a pioggia i salari, distribuendo benefit vari o costruendo una sede nuova a firma di un prestigioso architetto.

Sul resto ci possono essere spunti di riflessione, prima di tutto politica (e magari su certe teorie economiche asseverate ai desideri dei politici forse dettate più da opportunismo che da solidi studi). E’ innegabile, ad esempio, che il risparmio sono soldi sottratti alla spesa (il reddito disponibile può essere speso o risparmiato, o l’uno o l’altro) e come tale riduce la crescita economica nel breve.

Tuttavia senza risparmio non si possono fare investimenti e quindi si mina la crescita di lungo periodo (una sorta di uovo oggi al posto della gallina domani, magra consolazione). Non contenti, per sostenere la crescita (una crescita drogata ben al di sopra delle reali possibilità) si è spinto sull’accelerazione del debito, privato. Indebitandomi posso aumentare il mio livello di spesa corrente e questo genera una crescita (oggi! Ma domani?).

La cosa potrebbe, con tanti caveat, avere un senso in economia arretrate con bassi livelli di reddito, elevati bisogni e bassa partecipazione al mercato del lavoro (si genera una spirale positiva, dati gli ampi margini disponibili; il trucco sta nel sapersi fermare in tempo prima di essere risucchiati dal vortice e finora nessuno mi pare abbia dimostrato di saperlo fare), tuttavia l’indebitamento va restituito nel tempo e minerà i miei consumi futuri per cui, in particolare modo in mercati maturi, la maggior crescita odierna sarà controbilanciata da una sensibile decrescita domani (la mia quota di reddito spendibile risulterà erosa dalle rate dei debiti contratti in passato).

Questi sbilanciamenti, che portano alla fine a un circolo vizioso che non può durare a lungo nonostante i continui rilanci a cui i politici sono via via costretti, sono tutti frutto di decisioni politiche sia di stampo keynesiano sul versante della spesa sia di stampo monetario agendo sui tassi di interesse e sulla quantità di moneta (in teoria in alcuni ambiti le autorità monetarie dovrebbero essere indipendenti, ma i fatti dimostrano inequivocabilmente che sono subalterne, pur con un minimo di autonomia, ai desideri politici; non a caso negli statuti delle varie banche centrali, BCE o FED, c’è la clausola, che sia di prima o seconda battuta poco importa, del sostegno all’economia, questione squisitamente politica).

La crisi, quella vera, arriverà in un futuro non troppo lontano e sarà durissima (non parlo dell’Italia il cui fallimento è segnato, non essendo più una questione di se, ma solo di quando, parlo a livello mondiale). E non sarà un cigno nero, il fenomeno è ampiamente prevedibile, solo che i politici non riescono ( o forse sarebbe meglio dire non vogliono) a  guardare più lontano del proprio naso e applicano con determinazione il credo rinascimentale “chi vuol essere lieto, sia: del doman non v’è certezza”.

  1. #1 scritto da socrate lusacca il 30 settembre 2018 02:14

    ecco che arrivano anche gli avvertimenti di prudenza dalla Lega.
    Giorgetti, il sottosegretario di Salvini, dice papale papale che lo spread può essere manovrato ma il debito è il debito e bisogna stare attenti a non sforare….

    un altro che mette le mani avanti… o dietro?

    RE Q
 
 

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