Italia, il Lavoro e il Paese: lo stato dell’arte e il dovere di chi governa

“Sono un imprenditore e so che ci sono momenti in cui bisogna investire per poter crescere, altrimenti si viene spazzati via. Credo che l’Italia si trovi in questa situazione. È importante capire cosa succederà e implementare misure di prevenzione e sviluppo”

Parole di Davide Casaleggio che rimbalzano da un’intervista su ilcorrieredellasera. Hanno  del sorprendente se si va indietro di qualche anno e con la mente si torna alle prime elaborazioni del padre Gianroberto unito a  Beppe Grillo.  Erano gli anni in cui si teorizzava la “decrescita felice”, il rifiuto dell’economia competitiva e aggressiva, che corre verso un’infinita crescita.

Il consumismo come sistema che sta alla base dello sviluppo ininterrotto dell’economia occidentale (soprattutto). Un dire: basta, fermiamoci e facciamo di quanto raggiunto un punto di sosta, viviamo senza l’ossessiva spinta alla crescita che ci rovina la vita e ci lega all’impegno verso nuovi prodotti e modelli che sostanzialmente poco aggiungono alla nostra vita (di noi occidentali, società affluente). La vita può essere altra, più piena, ricca di esperienze, senza guerre, senza competizioni, senza conflitti. Ecc.

Una visione che ha affascinato non poco per un decennio o poco più, nell’Occidente. Nel frattempo  l’economia andava verso la corsa alla globalizzazione: il continente asiatico esplodeva portandosi dietro almeno metà del mondo e una serie di paesi in via di sviluppo. Il mondo economico, con la sua concretezza, segnava molto meglio il momento e la sua comprensione.

Questa riflessione è contemporanea ad una sentenza della cassazione che rende illegittima la soluzione “economica” dell’interruzione di un rapporto di lavoro. Dice la sentenza che il solo parametro dell’anzianità di lavoro non  sufficiente; non indica cos’altro bisogna considerare, lasciando la palla al governo, a un accordo con i sindacati; se vorranno rimediare e riportare la conclusione di un rapporto di lavoro interna all’impresa.

In queste condizioni, con questa maggioranza, è da considerare poco probabile che vi metta mano. Si riapre quindi la stagione della conflittualità in tribunale, con tempi e rischi rilevanti per le imprese. Ad esempio essere costretti dopo anni a riassumere, riconocendo lo stipendio pieno per tutto il tempo intercorso fra licenziamento e sentenza…

Ritorna la condizione vessatoria per l’impresa, che rischia di suo, che deve operare massimizzando il rapporto costi ricavi per stare in piedi, per fare reddito, ma impossibilitata a decidere i dipendenti funzionali per l’impresa: tocca al tribunale. Torniamo al Sessantotto… chissà come saranno contenti certi sindacati (con i partiti spinti a appoggiare la nuova situazione per ragioni di consenso).

Quanto questa incertezza vessatoria inciderà sull’attrattività del fare impresa nel sistema Italia. Con la fame che abbiamo di attrarre  impresa, di fare lavoro, di produrre, esportare, fare crescita. Siamo il paese più indebitato d’Europa e dalla crescita minore, più faticosa. Davvero non si riesce a comprendere la ratio che fa emanare una sentenza i cui risvolti qui descritti, i membri togati che hanno deciso, ben conoscono (o dovrebbero).

La presa di coscienza di Davide Casaleggio che citiamo all’inizio è di conforto. Ci vuole una dose di onestà intellettuale sostenere pubblicamente quanto fino a ieri era non solo ripudiato, ma origine dannosa di un vivere frenetico che renda la vita sempre meno vivibile.  Il fatto è che oggi siamo già all’ultimo giro; la campanella è già suonata. Bisogna davvero rivedere le scelte che oggi per il Paese sono diventate ineludibili e urgenti.

Purtroppo il sistema romano è oggi in sella. Cambiati i soggetti elettivi, si sta giocando con le solite sclete perché tutto resti come è sempre stato, perché lo Stato rimanga evanescente, con un Capo dello Stato burocrate e notaio. Sembra probabile arriveremo allo splash, con un tonfo clamoroso da cui si potrà uscire ricominciando da capo (come nel 1945, o qualcosa del genere), dopo sette anni di vacche magre, sofferenza che colpirà i più deboli, inesorabilmente.

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  1. #1 scritto da Andrea D. il 28 settembre 2018 15:41

    Non vedo alcuno spunto di ottimismo nelle parole di Casaleggio, contestualizzate nella situazione attuale. Solo una pietosa scusa per accampare il diritto di spendere e spandere,
    ……………..

    il contributo di Andrea lo troviamo domani come articolo, con il titolo:

    Casaleggio mette le mani avanti? Forse. Si sta accorgendo dei rischi ?

    RE Q
 
 

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