Lo Stato che controlla la Borsa ? al Paese non va bene

Il Governo del Cambiamento è un cantiere aperto: sei mesi sono pochi per realizzare il Cambiamento, ma arrivano segnali che non vanno nella direzione giusta. L’Italia è già un paese ove la presenza dello Stato nell’economia è molto  alta: il grosso delle grandi imprese è controllato dallo Stato.

Ci sono state “liberalizzazioni”, compiute  mettendo sul mercato quote ampie, anche la maggioranza, ma diffuse in modo da consentire di mantenere il controllo. Permangono quote ripartite in aziende pubbliche prossime al 40 o anche al 30%, aziende che sono finite nelle borse valori, compravendute in tutto il mondo.

Basta vedere le aziende a controllo pubblico che sono in pancia a CDP (Cassa Depositi e Prestiti, che significa Ministero Economia, cioè lo Stato): qualche nome ENI, Fintecna, Poste, Snam, Fincantieri, Saipem Finmeccanica, ENEL, ecc., mettiamoci anche TIM, l’elenco sarebbe lunghissimo.

Queste sono tutte società quotate in borsa, come altre diverse sottostanti. Se si esaminano i valori della Borsa italiana, lo Stato di gran lunga la fa da padrone. Ora, la Borsa di Milano, che è preposta a garantire a tutti i mercati la linearità e regolarità dei comportamenti, deve agire e essere dotata di potere autonomo certo.

Le quotazioni delle azioni pubbliche agiscono un poco come lo spread: se non vanno benissimo o se vi sono sospetti di scarsa trasparenza, gli investitori riducono, escono, o sono prudenti nel comperare, penalizzando i valori. I minori valori di mercato, si trasformano in una riduzione di CDP, dell’attivo dello Stato… andando a intaccare l’equilibrio di bilancio.

Fatta questa spiegazione di premessa, veniamo a quanto è successo ieri: il presidente di CONSOB (Commissione Nazionale delle Società di Borsa) ha il compito di vigilare sulla regolarità del mercato e delle transazioni, delle operazioni non trasparenti e quanto altro. L’attuale presidente Mario Nava, alto funzionario Italiano a Bruxelles, distaccato in questo ruolo, ha rassegnato le dimissioni, «responsabilmente, senza alcuna vena polemica, e avendo come unico obiettivo l’interesse più alto dell’Italia, rimetto con dispiacere le mie dimissioni».

Insomma è stato mandato a casa. I lettori leggano ora, lo rileggano se lo avessero già fatto, ciò che i vice premier hanno dichiarato sulla faccenda: Il vice premier 5stelle Luigi Di Maio si complimenta con chi «nel Movimento 5 Stelle non ha mai mollato su questa battaglia», e promette la nomina «di un servitore dello Stato e non della finanza internazionale».

No. Proprio non ci siamo. “Servitore dello Stato?” Azione che risponde a un concetto proprietario da parte della politica sui beni pubblici. Evidentemente la persona estromessa non si presenta disponibile a operazioni che consentano di spolpare CDP per estrarre soldi (patrimonio), da utilizzare in spesa a perdere come il “patto di solidarietà”… gli intenti sono di avere le mani libere per impoverire lo Stato per ragioni elettorali di partito.

I soldi ci saranno il primo anno, ma poi? Già, poi le elezioni sono passate e come “’a festa”, “gabbato è lo santo” dice il vecchio adagio. A comandare saranno loro avendo avuto i voti con la scarpa destra regalata prima delle elezioni. Se poi la sinistra non venisse perché soldi non ci sono più, chissenefrega?

Operazioni del genere non sono un’esclusiva di questo “homini ignoto et novo”, no. Sono la ripetizioni di altre passate simili intromissioni gravissime (viene in mente Andreotti e la violenta azione contro Baffi e Sarcinelli alla Banca d’Italia, per salvare Sindona). Ciò non giustifica in nulla, semplicemente certifica che anziché Governo del Cambiamento, qui siamo al rimestare dello stravecchio.

Impressiona poi la percezione di “proprietà” sulla cosa pubblica, che questa frase a effetto comunicativo da all’Italia, all’UE, ai mercati finanziari internazionali. Ci stiamo avvicinando a comportamenti alla Erdogan, in stile turco, con gli effetti su moneta, quotazioni e quanto resta.

Anziché spalmare nel tempo le promesse elettorali rendendole compatibili con l’equilibrio di bilancio, come chiede il ministro dell’economia (anche lui sul piede di partire/andarsene?), la fretta in vista di elezioni che si intendono a breve, si compiono gesti plateali quanto insulsi. Persistere nel prendere decisioni fuori dalla logica economica per affermare la propria volontà, è pericoloso eccesso di potere.

O cambiano di corsa, o per il bene del Paese costoro sono da mandare a casa al più presto, con tutti i modi possibili. Ne va del bene di tutti i Cittadini siamo su una china davvero pericolosa. Dolorosa ma una presa di distanza netta, di fronte a atti così plateali e insulsi, è doverosa.

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  1. #1 scritto da Miserabile di Montecristo il 14 settembre 2018 11:08

    Come diceva il compianto Nanni Svampa:
    E proprio li volea volare
    L’uselin della comare
    https://it.wikipedia.org/wiki/Ente_partecipazioni_e_finanziamento_industrie_manifatturiere

    RE Q
  2. #2 scritto da Adriano Carena il 14 settembre 2018 12:00

    CI SIAMO GIA’ PASSATI
    Nel momento in cui per le società di rating l’Italia continua ad essere sorvegliata speciale,
    i leader giallo verdi pensano bene di buttare un altro macigno e costringono Mario Nava ad andarsene.

    Non so cosa stia facendo lo spread, i tassi di interesse e il valore dei titoli degli investitori istituzionali.

    So per certo che i risultati dei conti semestrali in corso di approvazione sono disastrosi.

    Un abbassamento del rating obbligherebbe banche, assicurazioni, fondi pensione italiani ed esteri a stoppare o almeno a ridurre drasticamente i loro investimenti nel debito pubblico italiano.

    Non perché sono cattivi, ma perché nessun gestore può assumersi la responsabilità di dare credito ad un debitore con rating via via più deteriorato.

    Ci siamo già passati e ci ricordiamo il risultato.

    Monti sostituì Berlusconi e l’Italia se la cavò pagando il costo delle riforme più urgenti.

    Nessuno oggi rimpiange Berlusconi al governo: domani avremo qualcuno da rimpiangere?

    Adriano Carena

    RE Q
  3. #3 scritto da socrate lusacca il 14 settembre 2018 18:34

    Lo statalismo italiano ha radici che riportano al ventennio, ma lì era ideologico.
    Lo stato totalitario doveva controllare e gestire tutto… intervenire su tutto.
    Semplificazioni che nei primi tempi hanno avuto anche risultati…
    Poi siamo finiti nudi alla meta.

    la struttura del sistema è rimasta questa e tutti i governi succedutisi sono cosparsi di pretese stataliste/totalizzanti.
    Se lo ricorda qualcuno De Mita che ha cacciato l’ing Forgieri di Alfa Romeo perché le assunzioni voleva farle la politica
    mentre il grande ingegnere e tecnico pretendeva di essere lui a selezionare il personale?

    Veniamo da lì e il Governo del Cambiamento sta praticando i medesimi sistemi…

    una tragedia, con rischi di tracollo se non si fermano e si correggono, se qualcuno non li ferma in tempo

    buona serata

    RE Q
  4. #4 scritto da socrate lusacca il 14 settembre 2018 18:42

    La questione viene fatta passare per bega politica.
    la nomina di Nava è avvenuta un mese prima delle elezioni
    proprio per il timore di una gestione spendereccia e magari un poco opaca, dei valori di borsa delle aziende pubbliche.
    Un modo per estrarre risorse patrimoniali al fine di compiere spese correnti, oltretutto che si ripetono negli anni seguenti, ogni volta andando a vendere…
    Come vendere un box per campare senza lavorare.. finché il box ce l’hai.

    Loro vogliono nominarne uno di loro fiducia…. fiducia di che cosa?
    Cosa vogliono fargli fare?
    Questa è una figura di garanzia per gli investitori: internazionali…
    Pensano forse che colui che nomineranno,
    dopo aver cacciato in questo modo un professionista di quel peso,
    ottenga maggiore credibilità e serietà?

    Quando è risaputo che mancano loro le risorse per far partire promesse elettorali, che lo stato dei conti non consentono di mantenere…

    pensano di avere intorno un modo di fessi?

    C’è di che preoccuparsi, davvero

    RE Q
  5. #5 scritto da socrate lusacca il 15 settembre 2018 10:17

    Ecco come stanno targando le istituzioni finanziarie (Financial Times) l’evoluzione che sta velocemente avendo il “Governo del Cambiamento”:

    “ci potrebbe essere meno da temere dal nuovo assetto politico non convenzionale italiano, di quanto qualcuno pensasse qualche mese fa. Si può avere il coraggio di dirlo? I barbari si sono romanizzati”.

    Secondo Barber “ci sono alcuni schemi impressi nella profondità della vita politica, finanziaria e giudiziaria dell’Italia, che si impongono sul governo”.

    La coalizione giallo-verde si è presentata come una “rottura radicale con le politiche fallite di un’élite marcia e egoista. Ma il Governo sta già diventando prigioniero del passato e dei vincoli strutturali sui cambiamenti di vasta portata”.

    Sveglia!!
    se qualcuno c’è davvero,
    è il momento di battere il colpo..
    diversamente tempo sei mesi, si ripete l’omologazione della Lega di Bossi avvenuta nel 1995.

    RE Q
 
 

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