Democrazia, Scienza, Diritti e Cultura e… i vaccini

Uno degli effetti negativi che porta con sé la comunicazione globale attraverso la rete lo si vede dalla fase confusa e affabulatoria che sta attraversando la Cultura; quella con la maiuscola che gli ultimi tre secoli hanno posto nella posizione apicale da cui tutto dipende e discende. Dopo l’Encyclopedie di Diderot e D’Alambert del settecento, conoscere è premessa di tutto: dal pensare al fare, alla definizione dei princìpi.

Tutto ciò che ha portato il secolo dei lumi si regge sul principio che il pensiero e l’azione ha il suo fondamento nella conoscenza. Conoscenza che comporta un individuale e collettivo impegno ad apprendere, approfondire, discutere, affinare, confrontarsi, per decidere e seguire poi nel tempo le decisioni perché nulla è naturalmente perfetto, nulla è definitivo, nulla certo di ciò che promana dall’Uomo: tutto è migliorabile in uno sforzo che deve essere incessante.

Sarebbe ovvio e pacifico anche se… se la rivoluzionaria universale libertà di espressione globale che oggi è garantitadalla rete, non ci mettesse lo zampino, scoprendo da un lato che tutti noi, ciascuno in proprio, detiene qualcosa del sapere; che può farlo conoscere e lo fa senza freni, senza il bagaglio della Cultura quale metodo del proprio pensare, da cui poi discende l’esprimersi. Oggi la frase sul social  afferma categoricamente la “verità” dell’uno, dei centomila, dei miliardi di pensatori, più o meno attrezzati.

Riflessioni che vengono da una ricorrenza: i cinquant’anni di vita della rivista di divulgazione scientifica LE SCIENZE. Per i molti che seguono e conoscono  è noto il crescente imbarazzo  nel dover spiegare e motivare principi del pensiero scientifico, procedure e controlli necessari perché si faccia un passettino in avanti avendolo condiviso con i milioni di ricercatori che oggi sul nostro pianeta sono impegnati a far crescere il Sapere.

Lo strumento travolgente della comunicazione totale e in tempo reale comporta, richiede,  un gigantesco filtraggio che separi e distingua la caotica presenza del tutto, perché ciò di cui si ha interesse sia vagliato e collocato al suo posto. Anche la Conoscenza, il Sapere, sono soggetti al filtraggio, “democraticamente” messi sullo stesso piano di ogni espressione, per quanto semplice, banale, perfino assurda.

Il futuro delle democrazie è legato alla ricerca scientifica, alle sue applicazioni, a una conoscenza dei suoi metodi, dei suoi rischi e benefici.

Ce lo ricorda oggi un’affermazione del Presidente Mattarella, incidentalmente insieme a un saggio di Chiara Lalli, docente di bioetica e filosofia morale. Il primo lega l’affermazione alla questione, banale appunto, delle vaccinazioni. La seconda pone la questione nei termini generali che qui stiamo descrivendo. Gli strumenti della conoscenza diffusa, del poter esprimere tutto da parte di tutti, e delle conseguenti esigenze di un salto  di qualità: la nuova sfida dell’Uomo perché arrivi a padroneggiare i nuovi strumenti adottando principi e procedure condivise.

La Democrazia è metodo, procedura del fare Scienza: senza il confronto, la replicabilità e il controllo del nuovo, consentendo a tutti di accertare quanto l’uno sostiene, senza confronto appunto,  non c’è Scienza ma confuso insieme di “ragioni” singole che, in quanto singole, esulano dalla ragione, non sono Scienza. Non ci sono altre vie che la Cultura, l’impegno, il confronto, lo sforzo del sapere e del conoscere.

La pasticciata gestione della vicenda “vaccini” sta a dimostrare che un metodo serio e condiviso la nostra società non lo ha chiaro, non fa parte dei principi fondanti del vivere. Il richiamo che viene dalle riflessioni della rivista LE SCIENZE in questo suo cinquantesimo è particolarmente opportuno e utile. Il terzo millennio richiede un’umanità dotata di strumenti e conoscenze che devono divenire sentire comune.

Questo immenso calderone ricco di conoscenze ogni giorno nuove e entusiasmanti, ma anche portatrici di impegni e riflessioni sul loro utilizzo e sulla applicazione in una Umanità più complessa, più ricca, più numerosa, richiede che sia messo in ordine. Cominciando dalle regole che devono farci da guida, che dobbiamo darci. Se no rischiamo di perderci, di trovarci in qualcosa di simile a una Torre di Babele del futuro.

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