Il Governo del Cambiamento: proposte per un’Europa che cambia?

La notizia non ha avuto sui giornali italiani l’attenzione che a nostro parere doveva meritare. Il Ministro in carica per gli Affari Europei, Paolo Savona, ha predisposto e fatto circolare a livello ministeriale, a quanto sembra, un documento sul tema specifico che riguarda il suo incarico: l’Europa e la politica europea; le sue istituzioni; come affrontare questi temi e le problematiche globali sul piano economico, per lo sviluppo in Europa.

Se c’è una cosa su cui il governo italiano è carente, fuori da ogni dubbio, è proprio la proposta programmatica di Europa che si vuole propugnare, quale la direzione che l’Europa deve percorrere secondo l’Italia. Proposta da studiare, su cui confrontarsi all’interno, magari anche chiedendo contributi e coinvolgendo tutto il parlamento, anche con sessioni pubbliche.

Il Governo deve presentare un progetto d’Europa che abbia la forza di una condivisione larga, che tenga conto di confronti e contributi che vengano dalla gamma più vasta dei 28 paesi europei, avendo chiare già da questa fase, quali possono essere gli indirizzi più condivisi e quali quelli che contengono criticità. Su questo piano di sviluppo europeo il confronto deve avvenire in modo diffuso, deve coinvolgere i media europei, i rappresentanti politici europei.

I lettori saranno sorpresi da questa descrizione: non è mai stata fatta in passato qualcosa del genere. Come si fa a proporre un percorso su cui non c’è un precedente entro cui muoversi? Una proposta velleitaria, allora? Non crediamo, anzi: l’Europa non può più procedere come finora ha agito e deve diventare un centro decisionale nel quale tutti gli europei, di tutti gli stati, si possono riconoscere e sono rappresentati.

Non c’è e in Europa nessuno l’ha fatto. Sostanzialmente i principi costitutivi sono rimasti lettera scritta, ma morta. Ha prevalso da parte di tutti i maggiori (fra questi alnche l’Italia) un’Europa degli Stati alla De Gaulle. L’Europa però è andata avanti sul piano pratico e economico. Non può più essere l’Europa degli Stati. Deve muoversi e riprendere il cammino di un’integrazione che riguardi tutto, a cominciare dai principi fondanti della gestione economica comune.

Non c’è e si deve fare. Ebbene, Domenica su alcuni giornali (Mezzogiorno, il gazzettino, ilgiornale) si da notizia di un piano diffuso internamente, che il ministro intende sostenere (VEDI). il testo non è riprodotto per intero e non lo si trova. Siamo a indicazioni generali su cui molto ancora si richiede perché possano diventare strumenti di dibattito e approfondimento. Nonostante ciò, è nostra opinione che l’inziativa sia positiva e da qui si debba partire.

La proposta principale è certamente ostica per i paesi formica, quelli che hanno i conti più in ordine e il debito sotto controllo. Elevare la responsabilità della banca centrale europea ponendola come  “prestatore di ultima istanza”, che sostanzialmente significa trasferire all’Europa la responsabilità unica e centrate di tutto i debiti pubblici di tutti gli stati europei.

Una proposta del genere, espressa in termini così asciutti, ha il significato che i paesi formica si fanno carico dei debiti costrutii negli anni dai paesi cicala, come l’Italia. Perché si possa arrivare a una condizione quale Savona propone, è evidente che si deve passare per un processo e una responsabilizzazione  distinta per le situazioni pregresse. Insomma è necessario un lungo e faticoso processo di messa a punto.

E’ evidente che nessuno deve trovare vantaggi a detrimento altrui; l’Europa è fatta di eguali, e i debiti si devono pagare. I comportamenti assunti dal Governo del Cambiamento  non sono stati lineari. Generare dubbi e preoccupazioni come è avvenuto fino a ieri, non solo non aiuta ma rende gli stati partner sospettosi, che pretendono garanzie e intendono essere coperti, a tutela degli interessi nazionali che ciascuno rappresenta.

Nonostante queste osservazioni, siamo portati a considerare l’iniziativa di Savona un passo nella direzione giusta. L’Italia è parte dell’Europa e in Europa ha la sua voce in capitolo, che deve far valere. Smettendola di ripetere le querimonie e litanie di lamentela sull’Europa nemica che, chissà perché, ce l’ha con l’Italia. Stiamo andando verso una campagna elettorale europea su cui questi argomenti finora non sono mai stati messi in gioco. bene che se ne parli.

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