Europa: stiamo dentro o ce ne andiamo?

La risposta logica dovrebbe essere “remain”, se non altro alla luce di quanto l’esperienza di questi tempi ci ha dimostrato.  Ci sono di guida i paesi in crisi che hanno dovuto tirare la cinghia per sistemare l’assetto interno e poter crescere: la Spagna, il Portogallo,  e buon ultima la Grecia.

È bene ricordare che in Grecia, essendo il governo contrario alle proposte delle istituzioni finanziarie,  sottoposero a referendum l’accettazione. Vincendolo, il referendum. Poi, conti alla mano, convenne al medesimo governo, non dar seguito al referendum, mandare a casa il ministro dell’economia e accettare il pesante fardello della rimessa in ordine dei conti di casa.

Quattro anni di buio, di sacrifici per tutto il paese, soprattutto per i ceti meno abbienti (sono sempre loro le vittime dei fallimenti di stato, ricordiamocelo): allo scopo di chiudere i bilanci in ordine, investendo con risorse europee in infrastrutture e sostegno alle imprese, ecco che si vede l’uscita dal tunnel e torna a crescere la ricchezza del paese.

L’Italia non è la Grecia; la situazione non sarebbe così semplice ma… la domanda resta. L’alternativa è uscirne? La Grecia ha deciso che no, come Spagna e Portogallo (e Irlanda). e oggi crescono a ritmi doppi rispetto all’Italia.  Non siamo obbligati a seguire questa scelta, ma studiare le ragioni che hanno motivato questo percorso è doveroso: per il bene del nostro Paese.

Poi c’è la Brexit… l’uscita del Regno Unito. Paese per dimensioni economiche simile all’Italia. Quali sono i problemi che sta affrontando Londra  lo leggiamo tutti i giorni sui media. Anche compresi i ripensamenti un poco in tutti i partiti e istituzioni d’oltre manica. Oggi è tutt’altro che escluso un secondo referendum (che probabilmente avrebbe esito diverso).

Quel che è certo oltre Manica è un ridimensionamento della capacità di reddito,  soprattutto nell’interscambio con l’Europa. Ciò di cui si parla poco ma che sarà inevitabile, è la delocalizzazione di produzioni dal Regno Unito all’Europa o paesi vicini. Infatti se risiede a Liverpool genera minori ordini, le produzioni tenderanno a spostarsi, il lavoro a ridursi.

Conseguenze  che dobbiamo spalmare sulla situazione di un’Italia che decida d’andare per conto suo (col limite di non avere alle spalle un Commonwealth). In misura ben maggiore, perché oltre il 60% delle esportazioni italiane finisce in Europa (oggi). Domani migliaia di stabilimenti italiani saranno portati a trasferirsi….

Per finire, ecco un’analisi de ilsole24ore… apparsa in questi giorni (VEDI). I comportamenti politici e le espressioni sfiduciate verso l’Europa portano a sfiducia eguale dei nostri partner e isolano l’Italia. Se mai è invece opportuno che si cerchi di capire quali sono stati i nostri limiti, come migliorarci in efficienza e competenze in un rapporto europeo fatto fra soci che fra loro competono.

(Alberto Magnani ilsole24ore 04 Settembre 2018) Semplificando molto, la tesi è che un’Italia sottratta ai vincoli della moneta unica sarebbe libera di svalutare il suo conio (la lira), aumentando l’attrattività dei suoi prodotti verso l’estero: se la merce costa di meno sarà più facile acquistarla, imprimendo una spinta decisiva ai volumi delle esportazioni.

….. Il risultato è che il nostro paese, come tutti, ha bisogno di importare alcuni prodotti per realizzarne altri, a propria volta rivenduti a partner esteri. In caso di svalutazione, l’Italia si troverebbe a esportare a prezzo minore (perché la sua moneta vale meno) e importare a prezzo maggiore (sempre perché la sua moneta vale di meno).

  1. #1 scritto da Giulia il 6 settembre 2018 12:28

    francamente non ho risposte, del resto come per tante altre situazioni.

    Vero è che l’Europa ci ha sempre un pò snobbati. da perfetta ignorante ho scoperto recentemente che agli albori la creazione di una Europa unita (SIGH??!!!)
    fu decisa dall’asse Germania-Francia…quindi insieme a Spagna e Grecia siamo perennemente all’ultimo posto.
    comunque mi domando sia Spagna che Grecia sono riuscite in qualche modo a risollevarsi noi no…perché ?
    politici incapaci, corrotti, fancazzisti, litigiosi, scaricabarili, immorali (vedi le pensioni e tanto altro)
    per loro i diritti sono acquisiti PER SEMPRE

    per i lavoratori anche i diritti acquisiti vanno a farsi friggere

    RE Q
  2. #2 scritto da socrate lusacca il 6 settembre 2018 16:05

    Comprensibile lo scoramento Giulia,

    Vede, l’Europa è realtà che ha ormai 70 anni… e fra i fondatori ha visto Italia (De Gasperi), Germania (Adenauer) Schumann (Francia), con la benedizione degli Stati Uniti e dell’ONU.
    L’Italia è paese fondatore e paese fra i più importanti…
    Che poi la politica italiana del percorso di formazione dell’Europa, delle sue regole e normative, se ne sia interessata poco e male è un fatto palese.
    Ci hanno mandato politici trombati o burocrati a prendere lo stipendio.
    Gli altri paesi hanno, giustamente, attribuito molta maggiore importanza all’Unione Europea, sul piano economico e politico.
    Noi oggi ne subiamo i risultati.
    Adesso c’è un Governo del Cambiamento, che questa situazione deve cambiare, correggere.
    Gli interessi dell’Italia devono trovare la loro espressione, nelle capacità di proposta, di normative e leggi europee che siano più eque e rappresentative degli interessi collettivi.
    Di tutti i paesi, in modo equilibrato e guidato.

    Adesso possiamo sperare?
    Io mi auguro di si

    buona giornata

    RE Q
 
 

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